Focus Le cover hip hop della Marvel sotto accusa per "appropriazione culturale"

Le cover hip hop della Marvel sotto accusa per “appropriazione culturale”

Nell’ambito del rilancio All-New, All-Different Marvel, previsto per ottobre, Marvel Comics darà alle stampe 50 copertine ispirate ad alcuni dei più famosi dischi rap statunitensi. L’annuncio è stato seguito da critiche più o meno dure: secondo i detrattori, la Marvel ha tentato di arruffianarsi un certo pubblico, cavalcando una moda che non trova riscontro fattuale nelle produzioni della casa editrice, accusata di ‘appropriazione culturale’.

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Il concetto è stato ben enucleato in un recente articolo su Prismo, che ha affrontato proprio la questione del saccheggio culturale nella musica, il campo artistico con l’immaginario più fertile: «L’appropriazione culturale avviene quando alcuni elementi e caratteri stilistici di una cultura […] vengono esaltati come alla moda, cool e divertenti quando ad appropriarsene sono individui in posizioni di privilegio (si vedano anche i copricapi dei nativi americani che tanto vanno di moda ai festival musicali). Ancora, l’appropriazione culturale avviene quando le persone che si appropriano dei suddetti elementi lo fanno senza conoscerne la storia, il significato, il valore simbolico.»

Non c’è niente di male, dicono i critici, a capitalizzare un fenomeno culturale con cui non si ha mai avuto nulla a che fare. «Ed è ammirabile che siano stati coinvolti molti artisti di colore. Il problema è che la Marvel ha trasformato un innocuo esercizio di mash-up in una dimostrazione di autocompiacimento. “Marvel Comics e l’hip hop portano avanti da sempre un dialogo”, ha dichiarato Axel Alonso. Ma di che diavolo sta parlando?» Data la scarsa rappresentazione dell’hip hop nei fumetti Marvel (gli unici esempi sono la coppia di celebrità Roy “Daddy Libido” Washington e Angel “Sexy Mutha” Depres, la cui figlia è la mutante Bling!, con tutti i riferimenti del caso), le esternazioni di una qualche connessione a quel mondo hanno infastidito molti commentatori. «“Vendicatori uniti” sembra un messaggio un po’ difficile da riconciliare con “Ci vuole una nazione di milioni per fermarci”.»

Tra gli altri, Noah Berlatsky ha scritto un pezzo per The Guardian in cui ha evidenziato le principali criticità. Secondo l’autore, alcune scelte hanno snaturato il messaggio originario dell’immagine: la variant di Ant-Man, per esempio, vede l’eroe neonato parodiare la copertina di Ready to Die di Notorious B.I.G., in cui la giustapposizione di un infante nero, ‘pronto a morire’, su sfondo bianco si trasformava nel simbolismo della vulnerabilità della comunità afroamericana. «Mettere un tizio bianco in costume scemo non è affatto carino, intelligente o fico. È arroganza insensibile.»

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In un’intervista a CBR, l’editor-in-chief della casa editrice Axel Alonso ha risposta alle critiche sottolineando che molti artisti coinvolti sono di colore o di altre etnie (Sanford Greene, Damion Scott, Juan Doe, Mahmud Asrar, Brian Stelfreeze, Mike Del Mundo, Jason Pearson) e dichiarando che «un gruppo di persone sta inferendo grandi assunti sulle nostre intenzioni, spargendo disinformazione sul nostro progetto e dando giudizi affrettati come se avessero appena imparato il termine ‘appropriazione culturale’ e morissero dalla voglia di inserirlo in un saggio. […] Per noi questa iniziativa era un parafulmine per una discussione estesa sulla diversità nel fumetto. I miei editor – tutti di varie etnie – lo sanno. E lo vedrete nel protrarsi del nuovo corso Marvel.»

Nonostante le parole di Alonso, che pure è messicano di prima generazione, il problema della diversità etnica dei creativi è ancora vivo in casa Marvel: il colorista Ronald Wimberly su The Nib raccontava di come un editor gli avesse dato istruzioni per schiarire un personaggio di etnia nera. «Mi chiedo se un editor di colore mi avrebbe fatto la stessa richiesta», concludeva. «Continuerò a chiedermelo, visto che in dodici anni di carriera, devo ancora incontrare un editor di colore.»

Alonso ha difeso l’iniziativa spiegando che molti dei musicisti parodiati hanno apprezzato la mossa: «Non abbiamo svelato neanche un quarto delle copertine e già la comunità hip hop ha risposto benissimo all’iniziativa», ha dichiarato, citando gli apprezzamenti fatti sui social network di artisti come Killer Mike (dei Run the Jewels), Posdnuos (dei De La Soul), i Run DMC e Nas.

Berlatsky, che nel suo intervento sul The Guardian aveva erroneamente detto che nessun artista di colore era stato coinvolto nella realizzazione delle cover, ha scritto una lettera aperta ad Alonso, pubblicata su Hooded Utilitarian, in cui si è scusato dell’errore ma ha rivendicato l’accusa di appropriazione culturale:

«La gente vuole sapere perché la Marvel dichiara di amare l’hip hop ma non assume alcun artista di colore. E la risposta è stata discutere con un critico bianco che ha commesso un errore, ignorando tutti i neri che hanno contestato l’operazione. Mi sembra che si voglia associare la credibilità dell’hip hop alla Marvel senza però affrontare la comunità.

Ed è bello che ai cantanti siano piaciute le copertine. Ma vorrei che spiegaste loro come state usando il loro appoggio per evitare di discutere la mancanza di artisti neri nelle serie Marvel. Magari non avrebbero niente da dire, ma sarebbe meglio lasciarlo dire a loro, invece che darlo per scontato.

L’hip hop è più grande di me, di te e della Marvel stessa. La gente che vi sta criticando è la stessa che vi chiede di essere all’altezza della musica, dell’arte e di quelle espressioni culturali che affermate di amare. L’unica cosa dell’hip hop che sembra starvi a cuore è la industry rule #4080. Se volete cambiarla, vi conviene smetterla di parlare e iniziare ad ascoltare.»

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