Focus I fumetti che leggeremo questa estate

I fumetti che leggeremo questa estate

tuono
Illustrazione di Tuono Pettinato

D’accordo, le vacanze estive sono il momento ideale per strafogarsi di letture. Se solo leggere non fosse un problema logistico: quanti centimetri cubi o chilogrammi di carta è realistico portare con sé? E no, non ditemi che tutto si risolve con un buon e-reader. Leggere fumetti, infatti, è ben diverso dal leggere romanzi o saggi proprio per questioni (anche) molto pratiche: alcuni formati enormi e, soprattutto, il fatto che moltissimi titoli una versione digitale non la possiedono proprio. Ecco perché – insieme a un iPad zeppo di files di fumetti Image (in lettura: Nameless di Morrison, Supreme Blue Rose di Ellis, Satellite Sam, The Dying and the Dead, e un certo EGOs) DC (Multiversity, Coffin Hill) e Marvel (Ms. Marvel) – quel che porterò di cartaceo con me non potrà essere molto. Solo quattro opere a fumetti e qualche saggio (che ancora non ho scelto). In particolare, a rovinare la serenità del bagagliaio di famiglia saranno i tre corposi tomi della Vie de Mizuki, autobiografia-fiume di Shigeru Mizuki, realizzata a ormai 80 anni suonati, e che difficilmente vedremo in Italia (l’edizione è quella francese di Cornélius). La leggerezza e la densità dello sguardo di Mizuki sono un dono raro, e sono proprio curioso di capire cosa succederà con il bilancio della sua straordinaria carriera ed esperienza di vita. Un altro manga che porterò con me è Eros X SF di Shotaro Ishinomori, un’inattesa antologia di racconti che offre un ritratto decisamente più ‘adulto’ del creatore di Cyborg 009 o Kamen Rider. La stramba rivista-libro Franky et Nicole (vol.1 e vol.2) me la segnalò tempo fa Francesco Boille; considerato il mix di autori affermati ed emergenti francesi, e la tipica follia dell’operazione made in Les Requins Marteaux (in combutta con Cornélius), mi aspetto un buon 3-4 ore di delirio intelligente. Considerato poi che l’estate mi rende un esterofilo impenitente, leggerò anche un graphic novel canadese: Photobooth: a biography della a me sconosciuta Meags Fitzgerald. Non saprei dire come sono arrivato a questo libro, ma l’argomento è una specie di storia sociale – ricca di documentazione grafica e fotografica – di una tecnologia tanto banale quanto pervasiva: le “cabine per fototessere”. Una di quelle cose di cui normalmente frega poco di sapere – tranne quando qualcuno te ne rivela una storia più densa e interessante di quanto avresti immaginato. Tutto sommato, può bastare. Se così non fosse, so che in edicola troverò Topolino o lo Speciale estivo di Martin Mystère, e magari anche un Dylan Dog, un Focus Wow, uno Scottecs Magazine, un Adam Wild. Ma per questi, non devo preoccuparmi del bagagliaio – non alla partenza, almeno…
–Matteo Stefanelli

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Le vacanze in agosto vogliono dire pace e tranquillità sul divano o sul terrazzo, in una Milano vuota, senza parenti e seccatori. È il momento delle grandi imprese: i recuperoni! Già mi ci vedo, spaparanzato, birra, e l’enorme integrale Taschen di Little Nemo aperto sul tavolo. Mi è stato regalato mesi fa ma non ho mai avuto modo di approcciarlo davvero: di solito leggo per strada, in tram o a letto, e un volume da mille chili non è proprio pratico. Ho sempre voluto leggerlo tutto e di fila, non qualche tavola sparsa ogni tanto, e finalmente gli posso dedicare le lunghe ore d’inattività estiva. Quando avrò bisogno di cambiare posizione mi accomoderò al computer e mi dedicherò al blog di Boulet, che ho sempre ignorato a causa del mio francese più che traballante. Ma la raccolta pubblicata da Bao mi ha fatto venire voglia di intraprendere la fatica. In una scheda del browser bouletcorp.com, in un’altra Google Translate. E via.
–Alberto Brambilla

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La mia carriera di lettore – come quella di molti altri – si può dividere in due parti ben precise: pre- e post-paternità. Prima dell’arrivo dei miei due figli le agognate vacanze estive erano il momento in cui la pericolante pila sul comodino trovava modo di essere azzerata, pronta ricominciare a crescere con il ritorno al duro mondo del lavoro. Che mi sembrava occupasse – quanto ero illuso! – già fin troppo del mio prezioso tempo. A pensarci adesso viene da chiedersi cosa ci facevamo con tutto quel tempo libero. In questa prospettiva mi sento in dovere di cambiare il titolo del mio intervento da “cosa leggerò quest’estate” a “cosa mi illuderò di aver tempo di leggere quest’estate”. Non aspettatevi nessun filo logico tra le letture. Se durante l’anno cerco di avere un minimo di coerenza, anche in virtù della raccolta materiale per gli articoli, con i mesi caldi occorre correre ai ripari e cercare di tirare a bordo tutto quello rimasto indietro. Partiamo con la versione cartacea di Nimona della brava Noelle Stevenson. Non ho una grande passione per i web comic e di solito preferisco aspettare la controparte cartacea – tanto, chissà perché, se sono davvero belli sullo scaffale ci arrivano sempre – così ho dedicato alla versione digitale solo una lettura occasionale e distratta. Eppure questo bizzarro fantasy in chiave moderna mi ha sempre attirato, grazie anche allo stile unico e fresco dell’autrice. Le sue Lumberjanes sono grandiose e il fatto di aver intercettato per tempo la moda del fantasy sbalestrato (di cui fa parte anche Princeless, altro titolo a cui mi dedicherei volentieri) mi solletica vibrazioni positive. Poi, visto che probabilmente sono l’unico dentro Fumettologica a non averlo ancora letto, passerò a Qui di Richard McGuire su cui c’è davvero tanto da riflettere. La lunga coda dei recuperi passerà poi al Golem di LRNZ, che per qualche ragione continua a scivolarmi tra le dita nonostante la passione per l’arte del disegnatore romano. Cambiando del tutto direzione, e sempre che non sia già settembre, mi farei anche una bella tirata leggendomi tutto d’un fiato anche Multiversity di Morrison. Con la sua run di Batman avevo fatto la stessa cosa e ne era valsa la pena. Mi immagino solo che confusione possa generare l’aspettare mesi per trarre le conclusioni di un arco narrativo scritto da un narratore così cervellotico e criptico. Infine, grazie al risultato strepitoso dell’operazione Bartkira a opera di Ryan Humphrey e James Harvey 8 (vi ricordo che i primi due volumi sono leggibili gratis dal loro sito), mi piacerebbe rileggere a distanza di 17 anni Akira. Nel 1998 avevo 15 anni e mi fece esplodere la testa, vediamo che risultato abbiamo oggi. Oppure – e molto più realisticamente – butto all’aria questa folle idea e recupero il Megahex di Simon Hanselmann. Perché un’estate senza commedia stonata, che estate è?
–Evil Monkey

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Beck di Harold Sakuishi è composto trentaquattro (leggi 34) volumi, quindi non è proprio comodissimo da portare in vacanza. Ma dovendo scegliere tra i fumetti che ho nella libreria, Beck è sicuramente la serie che porterei con me ovunque. Ha più di 15 anni – la prima edizione è stata data alle stampe nel febbraio del 2000 – e forse il tratto del disegno di Sakuishi, non è né così nuovo o fresco come “va di moda” adesso. Ma la storia, di questo sono sicuro, rimane coinvolgente dall’inizio alla fine. Al centro della trama c’è una band – ragazzi giapponesi che si vogliono dare alla musica – che dovrà passarne di cotte e di crude, prima di riuscire a sfondare; e proprio quando saranno sul punto di farlo, dovremo salutarli. Perché la nostra storia è, nel migliore dei cliché, “il viaggio”, non la destinazione. Ho letto questo manga 9 volte, l’ultima solo pochi mesi fa. È un fumetto che sa di adolescenza, di musica e di passione. Ci sono molte trovate interessanti a livello di narrazione (come le tavole a tutta pagina, degli spaccati silenziosi in cui Sakuishi si diverte a immortalare i personaggi); e molte canzoni (e qualche film) da andarsi a cercare dopo, per approfondire l’opera.
–Gianmaria Tammaro

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Sotto la frondosa ombra di un albero la lettura di un buon libro appare più accogliente, rispetto ad un assolata spiaggia impiastricciata di balbettii, urla e schiamazzi di sottofondo. L’umida salsedine è una piccola offesa alle pagine dei nostri libri preferiti, sebbene l’estate voglia sempre ritagliarsi uno spazio per la superficialità: letture più sbarazzine, leggere, liquide da dimenticare subito dopo nella stanza dell’albergo o tra le pieghe di un lenzuolo stropicciato. Ho sempre preferito, invece, letture un po’ più sostanziose: una sfida per l’attenzione, sgretolata e sparsa, quasi ridotta a polvere – come cantava il tardo Battisti – eppure, qui in Puglia, dove le estati sono sempre troppo lunghe, il sottoscritto, lettore appassionato e ostinato, preferisce letture di ampio respiro. Ecco perché, le pagine dei miei Dostoevskij debbono subire l’ingiuria del sudore. Ecco perché quest’estate la sto dedicando a rileggere un’opera poderosa – soprattutto nel senso fisico – come Bone di Jeff Smith. Perché leggere un fumetto che supera le 1300 pagine per un peso complessivo di quasi due chili? Forse, perché parliamo di una delle saghe fantasy più riuscite e godibili del secolo scorso. Il capolavoro di Jeff Smith si apre in media res, presentadonci i tre cugini Bone in fuga da Boneville per colpa di una delle solite malefatte dell’avido Phoncible P. Bone (in cui si agita lo spettro dell’Uncle McScrooge di Carl Banks). Di là in poi è uno squadernarsi bulimico di storie che si intrecciano per disegnare un mondo complesso e stratificato, dove ogni personaggio nasconde una storia. Più vicino al Cerebus di Dave Sim che al Pogo di Walt Kelly, Bone è un fiume in piena, che va letto tutto di un fiato per apprezzare la capacità magistrale di Smith di inseguire tracce, farle riapparire, disseminare indizi e seminare il lettore, che stupefatto ogni volta è costretto a girare la pagina per inseguire una vicenda sempre più serrata e che mano a mano che aumentano le pagine che ci lasciamo alla spalle diviene sempre più oscura e tragica. Ecco che allora i vostri sforzi saranno ripagati e il sudore versato in eccesso sarà solo un ricordo, affettuosamente intrecciato alle vicende dei Bone, di Thorn, Rose, Lucius e del simpatico ratto Bartleby.
–Tonio Troiani

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L’estate serve a recuperare letture che ti guardano imploranti dalla pila che hai sulla scrivania, a divorare nuovi acquisti sull’onda dell’entusiasmo (mentre le prime continuo a guardarti implorando), e magari anche a rileggere qualche vecchio classico. Ad aspettarmi ho Love Bunglers di Jaime Hernandez, tra le novità ci sono Sandro di Alice Socal, Marco Polo di Marco Tabilio e Fraction di Shintaro Kago. Voglio anche spolverare uno di quei manga collezionati in adolescenza, rileggendo per l’ennesima volta Rough di Mitsuru Adachi. Tutto questo nell’attesa che sul finire dell’estate (speriamo senza ulteriori ritardi) venga pubblicato finalmente in Italia l’ultimo albo di Hawkeye, del dinamico duo Fraction/Aja.
–Emanuele Rosso

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Ogni estate mi si presenta davanti lo stesso bivio. Usare i (pochi) giorni liberi a mia disposizione per leggere i troppi libri e i troppi fumetti accumulati nel corso degli anni precedenti oppure, come forse sarebbe meglio, prendermi una vacanza anche da questo vizio e cercare di andare più spesso a camminare in montagna. Quest’anno sto adottando, inconsapevolmente, una soluzione di compromesso, recuperando vecchi amori o approfittando delle pause per finire letture da troppo tempo lasciate in sospeso. Asterix e L’Eternauta, finalmente riproposti in edizioni degne, mi hanno riportato con immenso piacere a un’altra età. La creatura di Goscinny e Uderzo, in particolare, si rivela, ogni volta, una sorpresa. A riprenderlo in mano a distanza di cinque, poi di dieci e poi di vent’anni è come rileggere ogni volta un’opera nuova, sempre fresca, con una quantità di invenzioni tale da lasciare ogni volta stupefatti. L’Eternauta è il capolavoro che tutti conosciamo o che tutti dovremmo conoscere, ma questa edizione costringe ad un approccio diverso, lentissimo, quasi liturgico. Non una lettura da spiaggia, fortunatamente, visto anche l’ingombro del volume, ma da ore notturne e solitarie. Un discorso simile vale anche per Dragon Head, lasciato in sospeso per l’interruzione della serie stampata in origine da Magic Press nell’ormai lontano 2000 e recente ripreso da Planet Manga. 12 anni sono tanti per alcune opere e l’angoscia che mi suscitò in origine si è un po’ attenuata, anche per colpa di una parte centrale un po’ sfilacciata, ma la narrazione di Mochizuki, fatta di dettagli a volte un po’ astrusi, silenzi, improvvise accelerazioni e un nichilismo a volte un po’ di maniera vale ancora la pena. Le lunghe, anti spettacolari, sequenze ambientate in una Tokio deserta e quasi teatrale e nei sotterranei della metropolitana giustificano da sole il recupero. Senza contare che il mondo di Dragon Head, costantemente in penombra, rappresenta un buon antidoto alla calura estiva. Il segno grasso, sensuale e spesso fisicamente insopportabile dell’Hideo Yamamoto di Ichi The Killer è tutt’altra cosa, ma la sua storia incentrata sulla figura di uno strano killer masochista dalla faccia d’angelo è, alla fine dei conti, un bel noir contemporaneo che va goduto a piccole dosi. Anche Monster Allergy, sicuramente con altri toni, parla di ombre e di cosa vive nascosto nelle ombre. L’effetto nostalgia qui gioca un ruolo ancora più importante, ma la serie si riconferma ancora freschissima e si offre, fra l’altro, come testimone di un crepuscolo della narrativa a fumetti italiana per adolescenti di cui si fatica ancora a vedere la fine. L’ultimo recupero è recentissimo, un volume distribuito solo qualche mese fa e che sto già rileggendo per la terza o quarta volta. Si tratta di Gus, di Christopher Blain, autore che ammetto di conoscere poco ma per il quale c’è stato un amore improvviso e fulminante. Anche Historie, di Hitoshi Iwaaki, arrivando invece a uscite più recenti, rappresenta per me un mistero. Pur trovandolo a tratti didascalico – a volte pesantemente didascalico – non riesco a staccarmene. La cronaca della storia antica raccontata da un punto di vista minore non rappresenta certo una scelta particolarmente originale, ma Hitoshi riesce a conferire un ritmo lirico e quasi astratto al suo racconto, specialmente durante i momenti che dovrebbero essere più concitati. Ci sono molte similitudini con L’ospite indesiderato – l’opera che ha reso famoso l’autore – più di quanto potrebbe sembrare ad un primo approccio. Una strana e trasversale poetica i cui cardini mi piacerebbe individuare meglio. Visto che l’estate è breve e in pratica Natale è già alle porte, dispero invece di riuscire a finire, dopo vari e per ora incompleti tentativi, Big Questions di Anders Nielsen. Mi manca un lasso di tempo sufficiente alle dimensioni – fisiche e narrative – dell’opera. Peccato perché ne vale assolutamente la pena. L’unica lettura propriamente estiva è quella che ho ora in mano. Si tratta di She-Hulk – I due volti della giustizia, di Charles Soule e Javier Pulido. La prima parte, disegnata da Pulido, è splendida. Faccio un po’ di fatica ad apprezzare il lavoro di Wimberly in un contesto da commedia come questo, ma potrei ricredermi. Per il resto l’estate è breve, i libri tanti (e non solo a fumetti), ma tanti sono anche i paesaggi. Leggere non è certo un dovere. Semmai un esercizio.
–Andrea Tosti

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Chissà perché, ho sempre amato i “libroni”. Tomi da centinaia e centinaia di pagine, in stile romanzieri russi. Forse uno psicologo potrebbe dire che soffro di una qualche strana forma di sindrome dell’abbandono e quindi mi piacciono i libri che tendono a non finire quasi mai. Un po’ per praticità, un po’ per questioni di lavoro, però, durante il corso dell’anno le mie letture finiscono sempre per essere più rapide, e i libroni vengono tenuti in pausa fino all’estate, quando il richiamo del divano si attenua e la terrazza all’aperto (lontana da qualsiasi dispositivo su cui vedere film e serie tv) diventa il luogo principale di relax. La stessa cosa accadrà quest’anno: accanto a Perfidia, il nuovo romanzo di James Ellroy, troveranno infatti posto due enormi ristampe integrali e cronologiche uscite negli scorsi mesi. La prima, di origine americana, è quella in due volumi pubblicata da ReNoir dell’Usagi Yojimbo di Stan Sakai (e il terzo pare in arrivo, quindi meglio darsi una mossa); la seconda, di provenienza francofona, è quella di Spirou e Fantasio di Franquin, edita da RW Lineachiara. Per le letture invece più “usa e getta”, complice la chiusura per ferie della fumetteria di fiducia, sarà l’edicola a darmi soddisfazione, tra TopolinoLe Storie e Tex (Color Tex compreso).
Andrea Antonazzo

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Sono subissato da arretrati e in un mondo ideale sarei come quando avevo quattordici anni e sul forum Panini ero il king dello spoiler, aggiornato all’ossesso su tutto. Adesso ho paura di aprire qualsiasi notizia per paura che mi dicano com’è finito Original Sin. Però sono in pari con tutte le uscite di Guerre stellari, che è l’ultimo spillato che ho letto. E se c’è scritto Guerre stellari sopra, son contento tanto così. Ho appena finito L’arabo del futuro di Riad Sattouf. Ne ha parlato, bene come mai potrei fare io, Tonio Troiani. Merita, perché è malleabile a tal punto che io ci ho visto un case study su come due genitori che non dovrebbero mai stare insieme riescono a stare insieme. Ah, mi sono appena comprato No Sex in New York, una delle poche cose di Sattouf pubblicate in Italia, perché era tra i reminder di Ibs al 60%. In realtà ora dovrei finire un libro vero, che per fortuna ha delle figure: Nero su bianco con eccezioni, la biografia di Sergio Toppi, ferma col segnalibro a pagina 54 da tipo sei mesi. È stata una mossa da persona un po’ scema, perché ho letto prima l’altro libro della Black Velvet su Toppi, Il segno della storia. D’altra parte, io sono una persona un po’ scema.
–Andrea Fiamma

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Per quanto, sinceramente, passerò agosto più a scrivere che a leggere, non posso astenermi dall’affrontare almeno tre fumetti. In primo luogo, Hitler di Shigeru Mizuki: il magistero del vecchio mangaka si manifesta nella straniante mitezza di una narrazione pressoché oggettiva. Nessun filtro ideologico, nessuna scontata condanna morale interviene ad appesantire il resoconto “dall’interno” della parabola hitleriana. Molto si è discusso delle pericolose simpatie giovanili dell’autore, ma dal punto di vista squisitamente artistico l’essere non condizionato dal giudizio storico condiviso consente all’autore di sfuggire a vetusti stereotipi e così mostrarci più efficacemente le radici (apparentemente comuni) del Male. La Shoah, ridotta arditamente ad una sola vignetta (di grande impatto) non appare oggetto di revisionismo, al contrario è esposta in tutta la sua incommensurabile tragicità. Come in un’agiografia demoniaca, necessariamente apocrifa, il noto orrore è dato per scontato, per esplorarne invece nel dettaglio l’inquietante concatenazione di cause. Poi, I Vivi e i Morti, di Alessandro Di Virgilio e Emanuele Gizzi, un fumetto tratto da un racconto di Maurizio de Giovanni della serie del Commissario Ricciardi. La storia è una catabasi senza redenzione nell’inferno interiore (il contatto col subconscio del protagonista) e esteriore (l’intreccio criminale di Chiesa, Fascismo e malavita nell’Italia degli anni’30). Di Virgilio è autore colto e sensibile e qui può esprimersi al meglio, avendo come scenario prediletto la “sua” Napoli. Indulge giocoso nel vernacolo, crea suspense con pochi sapienti accorgimenti, stempera la tensione con freddure da avanspettacolo, poi improvvisamente vira nel registro solenne, punta il dito contro l’ipocrisia degli indifferenti e il muro di gomma del Potere, mantenendo la narrazione nei limiti di un realismo plausibile. In fondo, la storia è l’eterno canto in difesa dell’innocenza tradita. Una nota sui disegni: Gizzi appare particolarmente felice quando si concede l’eccesso, il grottesco, il contrasto forte, come nella galleria felliniana dei ritratti delle prostitute. Infine, Christine e la città delle dame di Silvia Ballestra (autrice originale de La Guerra degli Antò), illustrato da Rita Petruccioli. Si tratta della storia di Christine de Pizan, prima donna europea a divenire scrittrice (nel Medioevo), autrice del testo che dà il titolo al libro. Un personaggio straordinario, per il carisma e il coraggio mostrato nello sfidare l’imperante misoginia dell’epoca. Gli appassionati di fumetto apprezzeranno le splendide illustrazioni della Petruccioli, colme di colte suggestioni visive, da Giotto a Lorenzetti.
–Adriano Ercolani

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Gli appassionati di serie TV in estate si gustano le serie colpevolmente dimenticate durante l’anno in dosi da cavallo: è il cosiddetto binge watching. Il fumettòfilo potrebbe invece concentrarsi sul binge reading di un classico, meglio ancora se di un’opera di vaste dimensioni, una di quelle che durante il resto dell’anno non si vogliono/possono affrontare per motivi di tempo. Ad agosto il mio tempo libero sarà dedicato alla rilettura di due capolavori del fumetto umoristico, uno in corso di ristampa e uno risalente a qualche anno fa. Perché va bene il binge reading, ma in estate bisogna essere allegri. Sto parlando di Asterix, di cui sono stato per anni gran guardatore (dei film animati) e poco lettore, e dell’opera omnia dell’Uomo dei Paperi Carl Barks, inventore di mezza Paperopoli e di quel meraviglioso personaggio che si chiama Zio Paperone. Sono storie che non hanno perso un briciolo di freschezza e rimangono spassose oggi come decenni fa.
–Luca Bertuzzi

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Agosto per me è qualche giorno di pausa, senza mete particolari. Niente letture sotto l’ombrellone o al fresco della montagna (non smanio per nessuna delle due mete). Conto però di ristabilire un fisico provato dalle fatiche della scrivania, quindi nessun ragionamento su cosa sia meglio portarsi a presso per dimensioni del tomo o tematica, né mi si pone la necessità di non sporcare i volumi di sabbia e umidità varia. Il punto è recuperare qualche lettura rimasta arretrata (magari perché non era urgente parlarne qui su Fumettologica). Per primo, un librone che attendevo da tempo, il celebrativo dei 25 anni dell’editore canadese Drawn & Quarterly intitolato Twenty-Five Years of Contemporary Cartooning, Comics, and Graphic Novels, con fumetti, interviste e saggi di e su autori che adoro (come Seth, Joe Matt ecc). Poi, sempre dello stesso editore, The Hospital Suite, il recente e lungo graphic novel di John Porcellino, in cui l’autore – campione di minimalismo grafico e indipendenza editoriale – racconta un suo periodo di malattia; e Trash Market, di Tadao Tsuge, il più recente volume raccolta di manga gekiga edito in Occidente. Di recente ho letto il primo albo di We Can Never Go Home, serie sceneggiata da un musicista del giro hardcore e post punk americano che apprezzo parecchio, Patrick Kindlon. È un racconto di fuga e ribellione giovanile, con un sacco di riferimenti alla cultura musicale americana e non solo. Mi è arrivato da poco il quarto Crickets di Sammy Harkham, da anni uno dei personaggi più interessanti della scena indipendente dei comics USA, sempre ispirato e suggestivo, da leggere e rileggere. Negli ultimi mesi poi leggo più Bonelli (con una ritrovata passione per Tex), ma il Bonelli che più attendo di leggere appena ho un po’ di tempo è un vecchio recupero: il primo albo di Zona X. Altrettanto valida è la ristampa di storie scelte di Zona X, che è in edicola da pochi giorni col secondo volume, ma ci tenevo ad avere il vecchio primo numero. Sicuramente manca altro in questa lista, ma ci sarebbero anche tre o quattro romanzi da concludere (e L’età della febbre, dove ci sta pure un fumetto) e magari potrei decidermi a finire quell’appassionante mattoncino che è Marvel Comics: Una storia di eroi e supereroi.
–Valerio Stivè

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Dopo aver passato un anno a leggere per lavoro quanto mi è stato possibile tra le uscite italiane, dedicherò le mie vacanze a letture disimpegnate e a qualche recupero mirato, principalmente in lingua inglese. Spero di divertimi con novità americane ancora inedite in Italia come Trees e Injection di Warren Ellis, Starlight di Millar e Parlov, gli ultimi numeri del Daredevil di Mark Waid e Howard the Duck di Chip Zdarsky. Poi passerò a manga come Moyasimon di Ishikawa, Gli esordi di UrasawaHotel di Boichi e Planetes di Yukimura. Leggerò anche fumetto europeo: l’irriverente Pascal Brutal di Riadd Sattouf, uno dei pochi fumettisti di oggi davvero indispensabili; i due volumi del Rork di quel visionario di Andreas; gli albi accumulati della collana Lucky Luke di Gazzetta uscita un po’ di tempo fa. Continuerò la lettura della biografia di Harvey Kurtzman – così ricca di informazioni e dettagli che per forza di cose devo centellinarla – affiancandola alla recente ristampa di quella chicca pazzesca del Jungle Book. Ancora, il volume che ristampa Bravo for Adventure di Alex Toth, tre storie d’avventura, piene di aerei in volo disegnati da quell’autore più unico che raro. E, finalmente, godrò con il terzo volume Fantagraphics che raccoglie le strisce di Nancy di Ernie Bushmiller, tanto per ricordami perché i fumetti mi emozionano.
–Andrea Queirolo

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Ahhhh, l’estate, quel magico momento dell’anno in cui non c’è mai abbastanza tempo per fare tutto il nulla che si vuole. L’indomito timoniere di questa barca chiamata Fumettologica mi ha chiesto di dirgli cosa avrei letto quest’estate, e ci ha tenuto a precisare ‘non raccontarmi i fatti tuoi come al solito, solo quello che leggerai’. Siccome la mamma mi ha fatto bello, bravo e ribelle, io ho ovviamente colto l’occasione per mettere in scena ‘Dario e una vita meravigliosa S24E42’. Il mio migliore amico mi ha convinto a fare un selvaggio giro del Portogallo in bicicletta assieme a lui: 20 giorni di pedalate, pasti non assicurati e notti trascorse uno sopra l’altro in una tenda microscopica. No docce, no verdure e no compiti. Secondo le proiezioni iniziali, a circa metà del nostro viaggio passeremo per Lisbona. Lì vive Isabel, che per un periodo strano della mia vita è stata più o meno la mia fidanzata, se questa parola non fosse una galera al tipo di rapporto che avevamo. È un po’ adolescenziale, ma ci siamo sempre considerati junoescamente come ‘part time lovers and full time friends’. L’ho conosciuta a Torino, a un concerto degli LCD Soundsystem e dei Daft Punk quando ero in procinto di entrare nei miei 17 anni. Avevo una maglietta dei White Stripes, piacevano anche lei e abbiamo iniziato a parlare. Suo padre era italiano, sua madre portoghese, e lei viveva un po’ qui e un po’ là. Un giorno abbiamo capito che questa cosa era impossibile, abbiamo convenuto che in quasi tutti gli universi del multiverso c’era stato un lieto fine, ma non su questo. Quando ci siamo salutati, le ho regalato la maglietta dei White Stripes che indossavo quando ci siamo incontrati – senza pentirmene – e la mia copia di Blankets, quella della Coconino. La prima volta che l’avevo letto, avevo pensato fosse un libro bellissimo con uno sviluppo sbagliato e un finale fasullo falsamente consolatorio (“È CHIARO CHE CRAIG E RAINA SI AMAVANO ED ERANO DESTINATI A STARE INSIEME PER SEMPRE”). Il giorno che ho salutato Izzy, tutta la potenza di Blankets s’è spiegata davanti a me. Ciclicamente lo rileggo (l’ho ricomprato in edizione Rizzoli Lizard), ogni volta ci ritrovo dentro qualcosa di nuovo e – in base a come va la mia vita – lo trovo un libro sbagliatissimo o la più grande opera sui sentimenti mai scritta dopo la discografia di Califano. Lei è comunque rimasta nella mia vita come fantasma silenzioso, ogni tanto mi manda delle canzoni su Facebook e mi dice che mi pensa, ci siamo visti anche un paio di volte. Adesso è sposata a un russo che mi odia senza avermi mai visto. Qualche settimana fa le ho scritto che sarei passato per Lisbona, m’ha risposto che ci ospitava volentieri e le ho strappato la promessa di una gita a Cabo da Roca. Dopo il pic-nic, sdraiato sull’erba guardando l’oceano, sarà un buon momento per rileggere Blankets. Sempre per rimanere sui fatti miei, mia madre m’ha chiesto di passare un po’ di tempo con lei e mia zia al mare prima di partire into the wild. Il luogo sarebbe Celle Ligure. Nomen omen, visto la galera che è andare in un posto del genere. Per evadere, mi porterò Gardens of Glass di Lando. È della Breakdown Press e l’ho comprato a Londra, l’ho aperto a caso e c’erano delle specie di astronauti che si sparavano in un deserto post-apocalittico, delle statue antiche che parlano con lettering stile scrittura greca e un disegno in bianco e nero che mi ha ricordato un po’ Moebius. Poi mi porto anche il cofanetto di Grotesque di Sergio Ponchione. L’ho comprato più di un anno fa e ho letto solo il primo volume. Direi che il momento è OK per darci finalmente dentro e leggerlo tutto, anche perché, per quel poco che avevo letto, mi era piaciuto molto. Ho un ultimo consiglio: in estate baciate le ragazze, non leggete fumetti.
–Dario Forti

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