Focus La Cina contro i manga

La Cina contro i manga

Il giro di vite nei confronti della pirateria informatica giapponese, ci riferiamo nello specifico al progetto MAG – Manga Anime Guardians, ha avuto conseguenze dirette anche nella vicina Cina. Infatti, nei primi mesi del 2015 le reiterate denunce, tanto delle autorità giapponesi quanto delle emittenti e degli editori, hanno convinto il governo cinese a sospendere l’attività dei siti che piratavano manga e anime giapponesi.

Leggi anche: Quella cosa chiamata “Manga” (spesso scambiata per pornografia)

attacco1

In realtà la repubblica popolare cinese ha soltanto colto la palla al balzo, in quanto la piena adesione alla politica anti-pirateria promossa dal Giappone asseconda una precisa volontà del Ministero della Cultura cinese di regolamentare l’ingresso e la diffusione di materiale estero. Il Ministero, infatti, in due diverse occasioni – nello scorso Aprile e nello scorso Giugno – ha messo all’indice una serie di manga a causa di contenuti considerati offensivi. Tra queste ci sono titoli come Naruto, One Piece (citato già nell’elenco stilato preventivamente ad Aprile), L’attacco dei Titani, Death Note, Tokyo Ghoul etc etc. La scelta è ritenuta doverosa, ha detto il ministro della cultura Liu Qiang, a causa della presenza di scene di estrema violenza o dal carattere spiccatamente pornografico, piuttosto che dalla presenza reati contro la morale pubblica e le istituzioni.

L’atto preventivo e la conseguente decisione di ristrutturare la distribuzione dei manga è basata sulla convinzione che il fumetto sia una lettura per ragazzi. In realtà, è palese che la preoccupazione della autorità cinese siano quella di contrastare la diffusione di valori lontani e critici nei confronti di quelli nazionali. L’assunto tra l’altro è in pieno contrasto tanto con la tradizione quanto con la storia della rivoluzione culturale e sembra invece un indebito e paradossale avvicinamento a certi vecchi pregiudizi nutriti in Occidente nei confronti del fumetto. Infatti, come rimarcava il famoso sinologo Jean Chesneaux, nella prima antologia italiana dedicata al fumetto cinese classico, questi erano parte del patrimonio culturale dell’uomo di Yenan. Il che significa che il fumetto come mezzo di “letteratura illetterata” era uno degli strumenti più idonei per portare avanti il processo di rivoluzione culturale così come si era delineato nelle linee guida della conferenza che Mao Ze Dong tenne proprio a Yenan sullo stato e sul ruolo dell’arte popolare.

Leggi anche: 5 manga con problemi di censura in giro per il mondo

Ne possiamo dedurre che non è tanto il fumetto in quanto linguaggio ad impaurire il governo cinese, ma è invece il suo farsi veicolo di valori pericolosi per il consenso e la liquidità con la quale questi si muovono in un ambiente complesso e sfuggente come quello del web. Non è un caso, allora, che la lotta alla diffusione e alla distribuzione dei manga sembra richiamare tanto quella americana dei primi anni ’50, promossa dalle opere di Fredric Whertam, quanto la legge francese, promulgata il 16 Luglio del 1949, sul controllo della pubblicazioni dedicate alla gioventù. Il secondo articolo della legge francese stabiliva che tutte le pubblicazione per la gioventù non dovessero contenere: «materiale illustrativo, storie, opinioni, che presentino sotto una luce favorevole il banditismo, la menzogna, il furto, la pigrizia, la codardia, l’odio, la dissolutezza o qualsiasi delitto o reato atto a pervertire l’infanzia e la gioventù».

La preoccupazione, apparentemente, è la medesima dell’azione promossa dal governo cinese, ma come questa nascondeva, invece, una forma di protezionismo nazionalista nei confronti di materiale proveniente dall’estero (per lo più americano e belga). A questa tematica non fu estranea neanche l’Italia dei primi anni ’50, che vide due deputati democristiani presentare alla Camera un progetto di legge il cui fine era quello di istituire un organo dedicato al controllo preventivo della stampa a fumetti. La proposta non andò in porto, ma ci furono tentativi in tale direzione negli anni successivi non solo da esponenti di destra (interessati a contrastare l’irruzione dei comics) ma anche da una sinistra, ancora critica verso la cultura di massa.

Seguici sui social

52,961FansMi piace
1,639FollowerSegui
2,645FollowerSegui
18,884FollowerSegui

Ultimi articoli

fumo di china 292

Cosa c’è in “Fumo di China” di novembre 2019

Cosa contiene il numero 292 della rivista di critica e approfondimento sul fumetto Fumo di China in edicola questo novembre.
angouleme

Angoulême 2020: tutte le nomination (inclusi 2 autori italiani)

Sono state comunicate le nomination della 47ª edizione del Festival International de la Bande Dessinée di Angoulême,...

15 anni di Canicola Edizioni

Un’idea di fumetto, un progetto culturale, l'editore Canicola compie 15 anni e con questa intervista ripercorriamo la loro storia.