Rork vol. 2 di Andreas, un’esperienza di lettura lenta, affascinante e misteriosa

Del primo volume di Rork, opera del fumettista Andreas (Andreas Martens), avevamo già parlato qualche mese fa. Con il secondo si conclude la ristampa integrale del ciclo di storie avente come protagonista l’omonimo investigatore dell’occulto nato nel 1978 sulle pagine de Le Journal de Tintin.

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Se nelle prime storie Andreas aveva lavorato su una struttura a mosaico, sul modello di una raccolta di racconti fiabeschi, con l’eccezione de I fantasmi, presentata in apertura e realizzata a posteriori con l’intenzione di ordinare il complesso universo narrativo del personaggio, in quelle raccolte nel secondo volume l’autore riallaccia i molti spunti lasciati in sospeso in precedenza. Operazione in realtà parzialmente già iniziata ne Le cattedrali, che chiude in gloria il precedente integrale Magic Press. 

Una tessitura complessa che rende imprescindibile, per il lettore, il recupero e la rilettura delle precedenti avventure del personaggio. Un’operazione dai tempi lunghi e dall’ampio respiro, che stimola alcune riflessioni sulla serialità a fumetti e su come sia cambiata la percezione di questa forma narrativa nel corso degli anni. A questo scopo è utile cercare di ricostruire velocemente la storia editoriale di Rork.

Come già detto le storie che compongono il ciclo di Rork iniziano ad essere pubblicate nel 1978 per poi concludersi nel 2012. Il primo volume dell’edizione Magic Press contiene Frammenti (1978-1982, 11 récits courts nell’edizione serializzata su rivista); Passaggi (1982); I dimenticati (1982, una storia fuori collana che ricostruisce le origini del personaggio pubblicata su Super Tintin); Il cimitero delle cattedrali (1986-1987). Quelle presentate nel secondo volume invece sono: Luce di stella (1987-1988); Capricorne (1990, la pubblicazione passa da TintinHello Bédé)); La discesa (1992); Ritorno (1993).

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Rork, come è facile desumere, non nasce immediatamente come una narrazione a puntate di largo respiro. Le sette storie brevi che compongono Frammenti, tra quelle che più esplicitamente risultano ispirate al lavoro di Lovecraft ma anche da autori di fantascienza come Moorcock o Leiber, sono godibili autonomamente l’una dalle altre, anche se introducono personaggi (in particolare l’amnesica Low Valley) e situazioni che ritorneranno nel corso della serie. È a partire da Passaggi che le storie iniziano ad essere progettate per una successiva pubblicazione in volumi da 46 pagine. Solo dopo la pubblicazione dei primi due albi – dal discreto successo commericale – l’universo di Rork inizia a delinearsi come tale:

«L’hanno pubblicato senza crederci e io dissi a me stessto: “Va bene, ho smesso, è finita!” Ma più tardi mi ricontattarono, perché i primi due album vendettero piuttosto bene. Almeno meglio di quanto avessero previsto. Ecco perché c’è un divario tra i primi due e gli ultimi cinque volumi. A quel punto ho dettato le mie condizioni: “Voglio fare serie lunghe, voglio che le storie da pubblicare a brevi intervalli nel loro insieme su una rivista”. Hanno accettato tutto questo. Poi mi hanno chiesto: “Diventerà davvero una serie o la interromperai dopo cinque volumi?”. Ho risposto: “Cinque volumi, poi mi fermo”».

[citazione di Andreas tratta dall’articolo The fantastic worlds of Rork (1984), consultato qui]

Un investimento a lungo termine che si sviluppa in un arco editoriale di quindici anni (con l’esclusione del prologo realizzato nel 2012) e che prevede, anche se non da subito, una fortissima fidelizzazione del lettore. Perché, se da un lato è praticamente impossibile godere delle ultime avventure di questo personaggio senza una conoscenza dettagliata di quelle che le precedono – e questo è particolarmente evidente nel passaggio dal primo al secondo volume dell’edizione italiana – dall’altro il lavoro di Andreas richiede un livello di attenzione, verrebbe da dire quasi di decifrazione, molto alto.

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Chi vi si approccia è quasi costretto a compiere un ricalco delle modalità che sono alla base del processo di scrittura dell’autore: «un sottile mix di struttura predefinita e improvvisazione», come viene descritto nella prefazione al primo volume della presente edizione. Si tratta quindi, anche da parte del lettore, di un investimento a lungo termine che, pur potendo appagare immediatamente dal versante grafico – così ricco e personale – ha bisogno di una fiducia paziente per ottenere un equivalente ritorno su quello prettamente narrativo.

Le intuizioni di Andreas, infatti, nascono quasi sempre partendo da immagini, suggestioni visive, intorno alle quali il fumettista costruisce le proprie storie, trovandosi spesso, a posteriori, a far quadrare tutti i pezzi – a volte al prezzo di passaggi un po’ farraginosi – di questo suo bizzarro e affascinante puzzle. Stupisce, leggendo queste bellissime pagine oggi, come l’operazione all’epoca sia stata coronata dal successo. Perché Rork è un fumetto di difficile fruizione, sia per come varia continuamente la disposizione della gabbia, sia per il livello di dettaglio del disegno e la complessità delle composizioni, sia per l’affastellarsi di situazioni, personaggi, comprimari, trame e sottotrame e sia, infine, per il continuo ribaltamento che l’autore attua tra il piano reale e quello fantastico fino a sconfinare, con l’introduzione del personaggio di Capricorno, che contenderà a Rork il ruolo di protagonista, nel meta-narrativo e nel meta-fumettistico.

Nel panorama editoriale odierno – in particolar modo italiano – saturo di fumetti che si leggono velocemente, un’operazione di questo tipo sarebbe molto difficile da attuare. Rork, pur cronologicamente non molto distante da noi – per i riferimenti a narratori e illustratori attivi a cavallo del XIX e del XX secolo – appare come un’opera antica, non immune da una certa glaciale cerebralità. Questo soprattutto grazie a un’esperienza di lettura necessariamente lenta, affascinante e misteriosa (per non dire mistica), che chiede lo sforzo e la gioia, oggi non molto comuni, della rilettura.

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Nelle storie contenute in questo secondo volume, dal punto di vista grafico Andreas porta avanti lo stile sviluppato a partire, in particolare, da Il cimitero delle cattedrali. Ad esempio viene approfondito l’uso del pennarello, che diventerà uno dei suoi marchi di fabbrica, mentre continua a sperimentare la costruzione della gabbia, alla ricerca di uno stile che sia puramente fumettistico. E quello di Andreas lo è, al pari di non moltissimi altri autori.

Alcune influenze andranno via via mitigandosi (per esempio quella importantissima, per quanto riguarda inquadrature e uso del tratteggio, di Bernie Wrightson) mentre altre prenderanno il sopravvento (i Les Humanoïdes Associés, Frank Miller, per quanto riguarda la costruzione della tavola, Philip K. Dick ecc.), amalgamandosi però in una cifra sempre originale e personalissima, tanto da non generare molti tentativi di imitazione. Fra i pochi, per diversi motivi, si potrebbe citare il Sandman di Neil Gaiman.

In Capricorno Andreas introdurrà il personaggio omonimo, inserendolo in uno contesto che risulterà essere un omaggio sia al mondo delle riviste pulp che ai fumetti americani degli anni Quaranta-Cinquanta. Dopo questi due notevoli volumi si vorrebbe vedere proposte in Italia anche le altre serie di Andreas, in particolare l’imponente ciclo di Capricorne e quello di Cromwell Stone. Non ci resta che sperare.

Rork – L’integrale Vol. 2
di Andreas
Magic Press, 2015
256 pagine, 25,00 €