Alan Moore parla di Electricomics e del suo Big Nemo

La scorsa settimana, è stato lanciato ufficialmente Electricomics, il nuovo progetto di Alan Moore per la diffusione di nuovi fumetti realizzati appositamente per la lettura su dispositivi quali smartphone o tablet.

Lo sceneggiatore inglese è stato intervistato da Hannah Means Shannon del portale Bleeding Cool, per parlare in modo più approfondito di Electricomics e soprattutto di Big Nemo, la storia a fumetti scritta da lui e disegnata da Colleen Doran.

Dopo l’immagine, traduciamo alcuni passaggi dell’intervista.

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Moore ha innanzitutto voluto chiarire che sua figlia Leah è stata fondamentale per lo sviluppo del progetto, data la sua scarsa attitudine per le nuove tecnologie:

Leah è la persona al centro dell’intero progetto. Non sarebbe stato possibile senza di lei. L’ha tenuto insieme per tutto il suo percorso. Spesso con un certo stress, come se avesse avuto due gemelli giganti che si arrampicavano su di lei.

A proposito invece della nascita di Big Nemo, Moore ha raccontato che originariamente sarebbe dovuto essere un fumetto per un dispositivo elettronico fittizio – uno “spindle” – da mostrare all’interno di un film. Dovendo realizzare qualcosa dallo storytelling innovativo, lo sceneggiatore pensò subito a Little Nemo:

Immagino di aver pensato che, in termini di movimento cinetico all’interno di una pagina a fumetti immobile, non abbiamo mai superato Winsor McCay. Come animatore, come uno dei padri dell’animazione moderna, McCay stava ingenuamente usando la pagina a fumetti per fornire un senso viscerale di movimento, crescita e trasformazione delle forme. Stava prendendo molti elementi che George Melies aveva usato nel cinema poco prima. Così ho pensato che le tecniche di McCay si sarebbero adattato in modo molto interessante a questo nuovo medium.

E ancora:

Con Big Nemo, fondamentalmente, sta tutto nelle due parole del titolo. Stavo pensando: «Cosa sarebbe successo se Little Nemo fosse cresciuto? Avrebbe avuto sempre lo stesso rapporto con i sogni? Come sarebbe cambiata l’America intorno a lui?» Di certo, se fosse cresciuto in modo realistico, sarebbe cresciuto con la Depressione.

Moore però ha trovato anche il modo di soffermarsi più in generale sul progetto di Electricomics e sul tipo di innovazione che vuole proporre:

È una linea di fumetti molto belli. Se gli avessi dato troppe “migliorie”, sarebbero stati sul punto di diventare film animati economici, e non era questo che si voleva. Bisognava davvero analizzare a fondo il processo da utilizzare. Cercavo di usare ogni pagina del mio fumetto per sfruttare un tipo diverso di storytelling. Sono davvero soddsfatto dal risultato. Penso che, anche se è un leggermente deprimente, l’aspetto sia delizioso.

Di seguito, una pagina di Big Nemo.

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