Focus Storia della CGC, l'azienda che valuta i fumetti

Storia della CGC, l’azienda che valuta i fumetti

Paul Litch è una specie di detective. Non uno di quelli che lavorano su morti o sparizioni, ma comunque uno attento ai dettagli e probabilmente con una lente d’ingrandimento in dotazione. Paul Litch è il valutatore principale di fumetti per la CGC. Vi sarà capitato di vedere copie di vecchi fumetti sigillati in confezioni di plastica, alle fiere più grandi o sulle aste online. Questi oggetti hanno una targhetta in alto, di solito di colore blu, con un numero decimale sulla sinistra, come un voto scolastico. Nella stragrande maggioranza dei casi, significa che quel fumetto è stato certificato dalla Certified Guaranty Company (CGC), un’azienda che si occupa della valutazione dei fumetti, ne indica eventuali restauri, li fornisce di un codice identificativo e li sigilla in blister trasparenti per mantenere inalterato il grado assegnato.

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Con sede a Saratosa, in Florida, la CGC si è imposta a capo del settore della valutazione, lasciando ad altri, come la Professional Grading Experts, solo le briciole. Iniziata come attività collaterale nei corridoi della Numismatic Guaranty Corporation (NGC), che valuta il pregio delle monete richiudendole in piccoli contenitori trasparenti, è diventata un marchio conosciuto nel mondo. I fumetti venduti nelle aste per cifre a sei o sette zeri sono tutti certificati CGC. E il giro di affari si ripercuote sugli autori. Alcuni autori fanno pagare un prezzo maggiorato per gli autografi se sono apposti su un fumetto che verrà certificato (si chiamano Signature Series e serve un testimone approvato dalla CGC).

La compagnia nasce nel 2000, in seguito all’immissione su eBay di una grande quantità di fumetti, non tutti valutati correttamente. Nel collezionismo esiste una scala di valori che va da poor (pessimo, con pagine mancanti e brutture varie) a mint (come uscito dalla stamperia, una condizione di rado ravvisabile nei fumetti, che possono aspirare più facilmente al near mint). Ma quel numero degli X-Men con due pieghette che per qualcuno può rappresentare un near mint per altri è a malapena considerabile very good. C’è bisogno che qualcuno ne certifichi lo stato. E qui entra in gioco la CGC, che, mutando i protocolli dalla numismatica e dalle figurine da baseball, valuta i fumetti da 0 (poor) a 10 (gem mint, ma è pratica comune fermarsi al 9.8, near mint).

I criteri fisici sono in mano al singolo esaminatore e, per quanto standardizzati all’interno delle venticinque valutazioni diverse che si possono fare, sono soggettivi. Può capitare che lo stesso fumetto venga valutato in maniera diversa da due addetti. «Si cercano pieghe, tagli, strappi, segni di fioriture, ritocchi», racconta Litch a My Central Jersey. «Qualsiasi tipo di imperfezione o di restauro che non è stato dichiarato. È un lavoro quasi investigativo». Specializzato in analisi di restauri, Litch è tra i membri originari del gruppo CGC e ha valutato pezzi rari come le copie near mint di Action Comics #1, venduto per tre milioni di dollari, o Amazing Fantasy # 15 (poco più di un milione di dollari).

Ciò che comunque è imprescindibile in queste operazione è la diacronia. Non conta l’età e non si valuta un pezzo nel contesto del tempo trascorso. Un fumetto degli anni Quaranta non otterrà clemenza rispetto a uno di tre anni fa solo perché è sopravvissuto a più primavere. «Non è una scienza esatta, negli anni la CGC è stata prima di manica larga e poi molto stretta coi voti», spiega Greg Eide, esperto del settore e proprietario di quella che lui ritiene essere la più vecchia fumetteria ancora in attività, aperta nel 1972.

La pratica di piombare l’oggetto in ‘bare di plastica’, rendendolo illeggibile (pena la perdita del grado assegnato), deriva dalla Numismatic Guaranty Corporation (NGC), azienda che valuta il pregio delle monete richiudendole in piccoli contenitori trasparenti. Queste custodie sono fatta di Barex, un polimero plastico molto resistente agli agenti esterni, ma a breve il materiale dovrà essere rimpiazzato, perché all’inizio del 2015 Ineos, la sola compagnia che produceva la resina di cui era composto il Barex, ha chiuso i battenti.

Secondo Comic Books Daily, l’idea che solo perché il fumetto va a giro in una confezione di plastica allora debba valere di più rispetto alla quotazione della Overstreet Comic Book Price Guide, la Bibbia dei prezzi, sarebbe sbagliata: queste agenzie non hanno il potere di alterarne il valore, ma solo di certificarne lo stato di conservazione. L’unico incremento sarebbe quello relativo al costo della valutazione. Che poi questa valutazione influenzi il costo, è un discorso a parte. I critici hanno spesso contestato la scarsa scientificità, perché nello spettro alto un solo voto può far oscillare il valore di cinquecento o mille dollari. A volte anche di più. Nel 2011 una copia 8.5 di Action Comics #1 fu battuta all’asta per un milione e mezzo di dollari, tre anni dopo lo stesso fumetto, valutato dalla CGC come un 9.0, è stato venduto per 3,2 milioni di dollari.

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