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Cosplay non è consenso: il caso della cosplayer che ha subito violenza sessuale al Comic Con di Londra

La crescente moda del cosplay alle fiere del fumetto può, a volte, comportare dei problemi per i cosplayer stessi. Pur prendendo parte alle manifestazioni per farsi notare e fotografare, i cosplayer sono spesso vittima della partecipazione ‘troppo calorosa’ del pubblico. Per questo, da qualche tempo, durante le principali convention anglo-americane vengono esposti dei cartelli ufficiali con su scritto “Cosplay is not consent”, traducibile in italiano come “Il cosplay non è consenso”, con cui si invita la gente a rispettare i cosplayer, a non toccarli senza permesso e ad avvisarli prima nel caso si voglia fare una foto con loro.

Un cartellone "Cosplay is not consent" alla New York Comic Con 2015 | Foto: Andrea Romano © Mashable
Un cartellone “Cosplay is not consent” alla New York Comic Con 2014 | Foto: Andrea Romano © Mashable

Un episodio accaduto al MCM Comic Con di Londra (tenutosi dal 24 al 26 ottobre) ha riportato l’attenzione su questa regola, spesso non rispettata, soprattutto nei confronti delle donne. Tutto nasce da un post su Facebook, scritto qualche giorno fa sul gruppo del MCM Comicon dalla cosplayer Kitty Rozowsky. 

«Cara persona che ti sei messa sopra di me e mi hai toccato e baciato mentre ero ubriaca fai schifo, se sei in questo gruppo sappi che sei una cattiva persona». Ma il post non si è limitato solo a questo. La cosplayer ha infatti continuato scrivendo: «Sono sconvolta per il fatto che la mia serata sia stata rovinata da qualcuno della nostra stessa community. Chiedo scusa a tutti, ma questo tipo di situazioni devono finire. Tutti sappiamo che i party notturni possono essere un po’ movimentati, e ho sentito tante storie di persone toccate mentre erano ubriache. Ma essere ubriachi non è un buon motivo per comportarsi in questo modo».

Kitti Rozowsky ha chiuso il post scrivendo: «Mi dispiace ma questo tipo di cose si ripetono troppo spesso, ed è ora che finiscano!».

Anziché solidarizzare con la ragazza, diverse persone nei commenti le sono andate contro, soffermandosi sul fatto che la cosplayer non avrebbe dovuto essere ubriaca. Ma Kitty ha replicato dicendo che in quel momento «aveva smesso di bere» e che era «seduta da sola, cercando di tornare sobria». In quel momento «un individuo mi è venuto addosso non dandomi la possibilità di respingerlo subito».

Ecco allora che dopo un batti e ribatti di commenti sono arrivate le parole di uno degli stessi organizzatori del Comic Con (o almeno così attesta il suo profilo Facebook). Il nome dell’utente è Rj Anderson, e il suo commento è stato: «Kitty Rozowsky, fatti dire un paio di cose: eri ubriaca, l’altra persona di cui hai parlato era pure ubriaca. Il suo comportamento è stato inaccettabile, ma la tua ubriachezza è altrettanto inaccettabile. Cresci e smetti di fare l’immatura».

E dopo che la cosplayer Kitty ha replicato con uno stupito “wow” di disappunto, Rj Anderson ha rincarato la dose scrivendo: «Voi ragazzi dovreste riesaminare le vostre vite e le vostre azioni prima di farvi passare per vittime. La gente agisce in maniera irrazionale quando beve, quindi se questo ragazzo dovrebbe essere una persona cattiva per ciò che ha fatto da ubriaco, tu dovresti essere una persona cattiva perché eri ubriaca al punto da non accorgerti di ciò che stava succedendo».

Successivamente contattato da Rich Johnston del sito Bleeding Cool, Rj Anderson ha dichiarato: «Il mio primo commento era una cosa del tipo “tu eri ubriaca, lui pure, fine della storia”. Credo sia un po’ ingenuo pensare che essere ubriachi non sia comunque una colpa. Ho detto che il ragazzo che ha aggredito Kitty ha sbagliato, ma non approvo neanche il fatto che lei stessa fosse ubriaca al punto da essere vulnerabile».

Ma Rj ha poi spostato l’attenzione sul Comic Con: «I pervertiti si possono incontrare ovunque, e se s’incontrano all’MCM, come prima cosa sarebbe opportuno rivolgersi alle autorità piuttosto che segnalarlo su una pagina Facebook». E ancora: «Devo difendere il Comic Con prima di tutto perché ci lavoro, e abbiamo faticato lacrime e sangue per organizzarlo. E post come questo non fanno altro che danneggiare chi si è impegnato così tanto per organizzare al meglio l’evento».

Niente empatia dunque, niente denuncia della violenza subita dalla cosplayer. Ma a mettere un punto sulla questione è arrivato un altro membro del MCM di Londra che ha scritto riferendosi all’azione commessa dall’aggressore di Kitty: «Si tratta di un comportamento inaccettabile che condanniamo. Chiunque abbia subito violenze è pregato di segnalarcele, e di segnalarle alle autorità. Non accettiamo azioni di questo tipo e ci auguriamo che non accadano più».

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