Le infinite vie dell’innamoramento, e le mattonelle di Elisabetta Romagnoli

Chiara insegue un sogno: coronare la storia d’amore con Matteo, di cui è invaghita sin da quando era adolescente. Una storia che non ha mai trovato una sua conclusione, costantemente tesa verso una chiusa eternamente interrotta, ovvero quel bacio, tanto agognato e mai avveratosi. L’occasione di andare a trovarlo a Barcellona è ghiotta. Andrà a finire come previsto?

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Finisco di contare le mattonelle (Bao Publishing) segue la pubblicazione, all’interno della interessante collana “Le città viste dall’alto”, di Al sole come i gatti di Marta Baroni. E l’esordio di Elisabetta Romagnoli, per certi versi, ne prosegue l’idea stilistica. Entrambe, infatti, dichiarano apertamente il proprio debito verso l’illustrazione ‘pura’, riuscendo però a integrare lo stile al racconto.  Se la Baroni poneva al centro del discorso la struttura urbana della sua città (Roma) per farne una sorta di immagine geografica della propria crescita, la Romagnoli trasforma Barcellona in un luogo-strumento, in un’occasione.

L’importanza della città è relativa e, a una prima occhiata, la storia raccontata in Finisco di contare le mattonelle appare quasi banale, semplice. Una storia d’amore come se ne sono già lette a centinaia. L’autrice lo ammette: la sua è una semplice storia d’amore. Eppure c’è qualcosa in più. Innanzitutto, come si diceva, la capacità di fare propria la logica tipica dell’illustrazione, adattandola alle esigenze più intime della narrazione. Pensiamo a una delle prime tavole: Chiara è in aeroporto, sta per partire. A un certo punto si rende conto del grande passo che sta per compiere, e il panico prende il sopravvento: il corpo della protagonista si disfa, diventa segno, scompare per un attimo assolutizzando la sua composizione grafica, per poi ricomporsi. Con la sicurezza, poi, Chiara ritrova anche una forma. Con questo piccolo passaggio, insomma, l’autrice dichiara apertamente il predominio, nel suo lavoro, dello stile. Un approccio che deriva, in questo caso, da un particolare amore per le opere dell’illustratore franco-americano Pascal Campion.

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Non solo: mentre tutto sembra procedere secondi i più classici stilemi della love story la Romagnoli ha il coraggio di osare e compie un twist (meta)narrativo notevolissimo. E così, quasi all’improvviso, la storia d’amore cessa di essere tale, o meglio solo quella, rivelandosi come una personale riflessione sulle possibilità. Le scelte, le opzioni, le occasioni sono le vere “mattonelle” che compongono questo viaggio che chiamiamo vita. Ma anche i sogni: tra i vari finali offerti al lettore c’è anche una opzione onirica e orrorifica che quasi stranisce. Una scelta coraggiosa, un azzardo convincente. Certo, il tutto, nel complesso, appare ancora molto acerbo. La prima metà del volume sembra soffrire dell’assenza di una vera e propria tensione narrativa. Ma le premesse, trattandosi di un’esordiente, sono di quelle che fanno (più che) sperare.

Finisco di contare le mattonelle
Di Elisabetta Romagnoli
Bao Publishing, 2015
136 pagine, 15,00 €