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Il ritorno di Giacomo Nanni con un nuovo libro e una mostra per BilBOlBul [intervista]

Giacomo Nanni sarà in mostra all’edizione del festival BilBOlBul 2015 che si terrà questa settimana a Bologna. La sua sarà la mostra principale del festival, intitolata A Tratti e inaugura giovedì alle 19 presso l’Accademia delle Belle Arti, oltre a essere protagonista di due incontri (QUI maggiori informazioni).

Sfoglia la gallery di illustrazioni dalla mostra A Tratti.

I tratti, delicati, intensi, ossessivi, intersecati, in colori e pattern penetranti, sono un segno distintivo dello stile dell’autore. Nanni è artista prolifico, fumettista  e illustratore dalle idee chiare e pungenti. Dopo alcuni anni di assenza sul nostro mercato (autore dei graphic novel La vera storia di Lara Canepa, Cronachette, Storia di uno che andò in cerca della paura per Coconino Press) esce per Canicola Edizioni, quasi a sorpresa, il volume intitolato Prima di Adamo, libero adattamento del racconto omonimo di Jack London.

In vista della sua mostra, abbiamo incontrato l’autore per uno scambio di parole sulla sua attività più recente. Con focus su come nasce Prima di Adamo e sulla visione di Nanni del lavoro di illustratore.

PrimadiAdamo0
Il recente Prima di Adamo è ispirato allo scrittore Jack London e alle sue opere, come nasce l’idea di questo di lavorare sulla figura di questo autore classico?

Avevo letto il racconto di London quando ero adolescente, in una raccolta intitolata Il richiamo della notte e mi era piaciuto molto. Mi aveva lasciato con la voglia di rileggerlo perché aveva scatenato alcune fantasie sul come funziona la nostra testa, e sull’idea che quello che pensiamo e ricordiamo di noi non sia frutto unicamente delle esperienze acquisite personalmente, ma anche un residuo di un pensiero e di una storia che appartiene alla razza umana in generale. Poi qualche anno fa Pasquale La Forgia mi ha detto «Ho letto questo racconto di Jack London e me lo sono immaginato disegnato da te!». Mi è parso un bell’incoraggiamento, non sapeva che l’avevo già letto.

Dalle prime pagine viene da pensare che si tratti anche di un viaggio nell’infanzia e in suggestioni primoridiali che la accompagnano. È così?

Non si tratta di un viaggio nelle suggestioni che accompagnano l’infanzia. Non è un viaggio. E’ la storia di un uomo che vive nei propri sogni le esperienze di un proprio antenato come fossero le sue. Non ci sono suggestioni mnemoniche nè primordiali che mi affascinava portare in risalto.

Questo libro e la mostra i BilBOlBul rappresentano in un certo senso un tuo ritorno in Italia, poiché da alcuni anni vivi e lavori in Francia. Cosa ti ha portato via dall’Italia, professionalmente?

Non c’è niente che mi abbia portato via dall’Italia professionalmente. Faccio un lavoro che può essere svolto da qualunque luogo abitabile, ma due dei miei ultimi libri sono usciti solo in Francia.

Nanni2
Lavori molto con l’illustrazione, sviluppando una tecnica e un linguaggio molto personale. Da che percorso di ricerca nascono?

Mi piace imitare i difetti del disegno su carta con il digitale, e trovare degli espedienti per avere controllo su di loro. Ho nostalgia delle macchine tipografiche di quando leggevo il Corriere dei piccoli, probabilmente.

Nello specifico, la tua tecnica grafica sembra stare in bilico tra digitale e analogico. Come lavori?

Solo digitale, anche i bozzetti. In realtà non faccio bozzetti, è tutto già definitivo da subito, ma a volte qualcosa finisce in un livello nascosto.

Dal punto di vista tematico, cosa ti ispira, cosa ti piace osservare?

Tutto il visibile.

Le tue illustrazioni hanno un piglio molto narrativo, anziché descrittivo. È raccontare il tuo obiettivo principale? O comunicare un messaggio?

Il mio obiettivo è che uno veda il disegno e pensi: «Sembra una cosa professionale», anche se è pieno di sbavature e sembra che il tipografo abbia sbagliato la percentuale del ciano, oppure che il sole l’abbia scolorito. C’è un’aura di inattaccabilità nei disegni che sembrano già stati stampati. Si dice infatti «Che bello, sembra stampato». C’è da chiedersi perchè.

Cosa dobbiamo aspettarci dalla mostra del festival BilBOlBul?

La selezione è stata curata da Elena Orlandi e Alessio Trabacchini con la supervisione di Emilio Varrà di Hamelin. Ci sono tavole dai miei ultimi dieci anni di attività con Coconino Press, Canicola Edizioni, le storie uscite in Francia, le mie illustrazioni più recenti e i video animati.

vincetaylor
In Francia hai pubblicato un libro l’anno scorso – inedito in Italia – intitolato Vince Taylor n’existe pas, incentrato sulla figura del frontman della band Playboys. Dopo La vera storia di Lara Canepa (ispirato alla figura di Elvis Presley). Cosa ti affascinava di queste figure e dell’idea di raccontare la musica a fumetti?

Nel caso di Elvis la passione. Nel caso di Vince taylor, il mio editore francese mi ha messo in contatto con Maxime Schmitt, che da ragazzo è stato chitarrista di Vince Taylor prima di diventare produttore discografico per la Capitol Records, paroliere francese dei Kraftwerk e anche membro del comitato RCA che curava i diritti sull’immagine di Elvis in Francia fino agli anni ’80. In breve: il signor Schmitt aveva già scritto la storia, una biografia di Vince Taylor scritta dal punto di vista di Vince, io l’ho apprezzata molto e l’ho disegnata.

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