Quel che serve sapere per diventare vignettisti del New Yorker

Lo scorso 7 dicembre, sul canale statunitense via cavo HBO, è andato in onda ‘Very Semi-Serious,’ the World of New Yorker Cartoons; un documentario diretto da Leah Wolchok e incentrato sui dietro le quinte dei fumetti del New Yorker, quelle vignette diventate una sorta d’istituzione, che fanno il giro del mondo e che un po’ tutti, bene o male, riconosciamo al volo.

Il filmato, che offre un curioso spaccato della vita redazionale della rivista, racconta, attraverso varie interviste ai disegnatori, come nasce un classico fumetto del New Yorker, soffermandosi in particolar modo su quello che accade dentro l’ufficio di Bob Mankoff, l’editor dei cartoons. Settantunenne, con una lunga carriera nel campo del disegno, è lui che dal 1997 decide quali vignette saranno pubblicate. Figura chiave dell’editoria americana – e senza sbilanciarsi troppo, mondiale – già nel 1992, agli albori di internet, rivoluzionò il licensing dei cartoons fondando la Cartoon Bank, un database online dedicato a rappresentare fumettisti e archiviare vignette del New Yorker, vendendone i diritti. Un’operazione così riuscita tanto da indurre il New Yorker ad acquistare l’azienda nel 1998.

Anche Mankoff è un fumettista, e negli ultimi 30 anni ha pubblicato sulla rivista oltre 800 vignette. Nessuno più di lui, quindi, sa quanto sia difficile rispettare gli standard imposti dal giornale. Lui stesso impiegò due anni, con oltre 500 vignette rifiutate, prima di vedersi pubblicato un disegno. Per questo, alcune delle parti più interessanti del documentario sono proprio quelle dove Mankoff dispensa consigli agli aspiranti disegnatori del New Yorker.

Bob Mankoff
Bob Mankoff

Devi saper ironizzare su ogni cosa, ma soprattutto su te stesso

«Penso che ciò rende uniche le vignette del New Yorker sia l’ampia gamma di umorismo che abbracciano», spiega Mankoff. «Possono essere stravanganti. Possono essere dirette. Possono riguardare la vita di tutti i giorni. Possono satirizzare su tutte le classi sociali».

Evitare le vignette coi personaggi muti: «Mimi! La gente odia i mimi», dice Mankoff quando un artista si presenta nel suo ufficio con un cartone animato basato su personaggi silenziosi.

Non esagerare con i giochi di parole: «I giochi di parole tendono ad essere troppo stereotipati per i miei gusti, ma non sempre», riflette.

«Il nostro umorismo è auto-riflessivo», spiega Mankoff. «Le persone di cui scherziamo nelle nostre gag siam per lo più noi stessi».

Arriva subito al punto

Siccome i fumetti del New Yorker sono principalmente vignette a se stanti, bisogna «essere concisi». Non c’è tempo da perdere, non ci si può dilungare, non c’è lo spazio di gestazione per sviluppare una gag. «La gente dedicherà 1 o 2 secondi alla tua vignetta. Bisogna andare dritti al punto» e per farlo, aggiunge, può bastare anche una sola parola.

"How about never", una delle vignette più famose di Mankoff.
“How about never”, una delle vignette più famose di Mankoff.

Mettiti in testa che la maggior parte delle tue gag sarà rifiutata

In genere vengono rifiutate molte più vignette di quante se ne pubblichino. Lo stesso Mankoff – come detto in precedenza – si vide rifiutare lavori per due anni. Ci sono casi in cui alcuni disegnatori ci hanno messo decenni prima di vedersi una vignetta pubblicata tra le pagine del New Yorker. Tra questi ci sono autori oggi affermati come Frank Cotham, che ricevette dei ‘no’ per 15 anni di fila.

«Il fallimento è molto più importante del successo. Si impara a fallire e a non riuscire, e si costruisce la resilienza necessaria per andare avanti».

Sii critico nei confronti del tuo lavoro

«Sostengo che la differenza tra un dilettante e un professionista sta nel fatto che al dilettante piace davvero tutto ciò che realizza. Un professionista, invece, è generalmente insoddisfatto», afferma Mankoff, notando che per un professionista la soddisfazione «sta nel ricercare un miglioramento e nel cercare di piacere a se stessi. Se in quello che si fa non si sta cercando di divertire se stessi, è inutile. E allo stesso tempo bisogna capire che, più che far colpo su di me, bisogna fa colpo sul grande pubblico del New Yorker e che io sono solo il filtro tra il loro lavoro e i lettori».

Sii prolifico

Mankoff consiglia ai fumettisti di produrre almeno 10 vignette alla settimana. «”Perché 10?”, mi chiedono. E io gli rispondo: “Perché nella vita le cose 9 volte su 10 non funzionano». Bisogna produrre tanto, fa parte del lavoro: «Per me, il fatto che qualcuno mi consegni diverse vignette piuttosto brutte non vuol dire nulla. La maggior parte delle gag che vengono fatte sono brutte. L’unica cosa che conta sono quelle buone». Tenete presente che il New Yorker riceve una media di 1000 vignette alla settimana e ne pubblica solo circa 17.