Captain Victory: giovani talenti omaggiano il Re Jack Kirby

Captain Victory non è che uno delle decine di personaggi creati da Jack Kirby nella sua seminale carriera. Non è uno dei più importanti, nasce al tramonto della carriera del padre di Fantastici Quattro, Capitan America, Eterni, e molti altri, nel 1981 per Pacific Comics. La serie dedicata a Captain Victory durò appena tredici numeri (più uno speciale), fino al 1984, con un Kirby in completa libertà espressiva, autore di testi e disegni, senza alcuna influenza altrui. È il Kirby che unisce supereroismo e fantascienza in un mix dove la seconda la fa da padrona (con rimandi espliciti alla saga del Quarto Mondo).

Dopo alcuni tentativi di riportare alla luce il personaggio con rivisitazioni realizzate nel corso degli anni successivi alla prima uscita (Topps Comics nel 1994, Dynamite nel 2011), nel 2014 esce una originale e moderna rivisitazione pubblicata negli States da Dynamite Entertainment (in Italia da poco per Panini Comics). In Captain Victory e i ranger galattici lo sceneggiatore Joe Casey (Wildcats 3.0, Uncanny X-Men, The Intimates, G.I. Joe: America’s Elite) coglie la sfida di riprendere in mano l’eroe di Kirby senza cadere nella trappola di un tributo a capo chino nei confronti della manifesta irraggiungibilità di un Maestro. Casey sfrutta invece l’occasione per radunare alcuni giovani talenti attuali che dell’inesauribile influenza di Kirby sono nuovi portavoce.

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La lista delle matite coinvolte è quindi piuttosto lunga (per trattarsi di un albo di un centinaio di pagine). Oltre a Nathan Fox, che conta il maggior numero di pagine, ci sono Jim Rugg, Ulises Farinas, Michel Fiffe, Jim Mahfood, Farel Dalrymple, Benjamin Marra e Connor Willumsen. La prima cosa che verrà da pensare di fronte a una lista di sette disegnatori per un singolo titolo sarà che le pagine devono essere un caos di stili eterogenei inaffrontabile. Invece no. Sì, ci sono stili diversi, ma complice una colorazione ben elaborata e coerente, sempre sgargiante ma in grado di variare con stile, sfogliare queste pagine non è affatto straniante, ed anzi emerge subito quanto i vari cambi di stile siano utili e funzionali alla storia.

Assistiamo a scontri nello spazio e continui cambi di luogo e di tempo (è qui che qui cambi di stile hanno il loro significato); il ritmo è serrato, la narrazione moderna e dinamica, influenzata più dal manga e dalle tendenze del fumetto americano più recente che dallo stile di Kirby. A sfidare il lettore è dunque proprio lo storytelling, una corsa continua forse davvero troppo poco dettagliata e giustificata da premesse, dove sembra sempre di arrivare a cose già fatte, catapultati anche noi lettori e vittime degli eventi (come lo è il protagonista stesso in varie scene).

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Eppure, il Captain Victory di Casey è sinceramente divertente e interessante; forse perché trasuda chiaramente proprio il divertimento con cui è stato realizzato, ma anche perché dà la possibilità di vedere in azione (in un contesto e a condizioni insolite) alcuni dei disegnatori più talentuosi del momento. Jim Rugg è abilissimo, preciso ed efficace (purtroppo di lui si vede poco, anni fa uscì Street Angel); Farel Dalrymple è più a suo agio su pagine proprie (il suo The Wrenchies era una gioia per gli occhi, e ora è al lavoro su una serie antologica molto interessante, Island, curata da Brendon Graham); mentre Benjamin Marra è uno dei più pazzi in giro, che qui si lascia abilmente inquadrare in uno stile classico (mentre nel suo Terror Assaulter mostra puro estro naif).

Captain Victory va letto e riletto sia con spirito leggero che con occhio clinico, attento a tutti i dettagli, perché non si tratta di un tributo sterile. Magari di una storia non riuscita a pieno perché difficile da seguire (narrativamente), quello sì, ma pur sempre frutto di una sfida stimolante.

Captain Victory e i rangers galattici
di Joe Casey, Nathan Fox e altri
Panini Comics
144 pagine, colore, 14€