Graphic Novel 'Le Rapport de Brodeck', l'opera in nero di Manu Larcenet

‘Le Rapport de Brodeck’, l’opera in nero di Manu Larcenet

«Mi chiamo Brodeck e non c’entro nulla. Ci tengo a dirlo. Bisogna che tutti lo sappiano.» Inizia così, con una dichiarazione d’innocenza non richiesta, Le Rapport de Brodeck, il nuovo libro di Manu Larcenet uscito ad aprile dello scorso anno per Dargaud. L’autore francese – che in passato ha saputo affrontare in modo delicato e struggente il tema della difficile transizione verso la maturità (Lo scontro quotidiano, splendido ritratto di una generazione in cerca d’identità) e ha sondato senza paura gli abissi oscuri dell’animo umano e della follia con il noir Blast (quattro volumi, l’ultimo appena pubblicato in Italia da Coconino) – questa volta ha deciso di mettere le sue capacità di disegnatore al servizio di una storia già esistente scritta dal romanziere Philippe Claudel.

Copertina

Dopo l’estenuante tour de force emotivo di Blast, con le sue 800 pagine dense di esplorazioni delle ombre irrazionali della psiche, Larcenet, in cerca di nuove ispirazioni artistiche e guidato da un consiglio di lettura della compagna, si è imbattutto per caso nel romanzo Le Rapport de Brodeck, scritto dal regista francese Philippe Claudel, e ne ha talmente subito il fascino da chiedere immediatamente l’autorizzazione all’autore per un adattamento grafico. Per nostra fortuna Claudel si è fatto subito convincere dal talento visivo di Larcenet e ha concesso al disegnatore vialibera per realizzare la sua personale versione dell’opera.

(Breve inciso: in realtà non si tratta propriamente del primo caso di adattamento di un romanzo per Larcenet, che l’anno scorso ha illustrato in modo eccellente il bel libro Storia di un corpo di Daniel Pennac.)

Per l’adattamento di Le Rapport de Brodeck Larcenet ha scelto un formato editoriale all’italiana, più largo che alto (29 x 23 cm) e con una resa estetica e cartografica molto simile a quella di un vecchio e polveroso album di fotografie d’epoca (QUI potete trovare un breve video tutorial che spiega come estrarre il libro dal suo elegante cofanetto in formato panoramico, un’operazione a dire il vero non semplicissima). Questo tomo è il primo dei due volumi con cui Larcenet ha deciso di adattare il romanzo di Claudel: la pubblicazione della seconda e ultima parte di Le Rapport de Brodeck è prevista per il 2016.

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La travagliata storia di Brodeck

Brodeck vive in un piccolo villaggio isolato e incastonato in una valle montuosa al confine tra Francia e Germania. La guerra è appena finita e Brodeck, dopo i combattimenti, è sopravissuto a stento a due anni terribili di detenzione in un campo di concentramento. Ritornato da poco nel paese ha scoperto ben presto con amarezza di sentirsi un corpo estraneo rispetto alla ristretta comunità locale e ha deciso perciò di stabilirsi con la moglie e la figlia in una piccola casa ai margini del villaggio in cerca di una nuova serenità dopo gli incubi della guerra.

«Quando scoppia una guerra, la gente dice: “Non durerà, è cosa troppo stupida”. E non vi è dubbio che una guerra sia davvero troppo stupida, ma questo non le impedisce di durare.»

Albert Camus, La Peste

Una sera, incamminandosi verso il paese in cerca di scorte di burro per la famiglia, Brodeck scopre che tutti gli uomini del villaggio si sono riuniti nella grande sala della locanda principale della valle. Capisce ben presto che l’intera comunità si è resa colpevole di un terribile crimine: gli uomini, in un folle rito di catarsi collettiva, hanno ucciso uno straniero, o per meglio dire l’Anderer, l’Altro nel dialetto misto franco-tedesco del luogo. Gli uomini del villaggio, una volta scoperti, non solo impongono a Brodeck di non fare parola del crimine con nessuno al di fuori della valle ma lo obbligano con le minacce a scrivere una versione “ufficiale” (il Rapport del titolo del libro) che distorca i fatti presentando l’Anderer come uno straniero pericoloso e il suo omicidio come un evento inevitabile e moralmente giustificabile.

«In ogni gruppo umano esiste una vittima predestinata: uno che porta pena, che tutti deridono, su cui nascono dicerie insulse e malevole, su cui, con misteriosa concordia, tutti scaricano i loro mali umori e il loro desiderio di nuocere.»

Primo Levi, La tregua

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Durante la scrittura del rapporto ufficiale per la comunità locale, Brodeck tiene parallelamente un secondo “diario dei fatti” privato e nascosto agli occhi del paese che lo sorveglia costantemente – in cui cerca di ricordare come si sono svolti davvero i più recenti eventi della sua vita: dalla guerra e il campo di concentramento fino all’incontro inaspettato con l’Anderer e alla tragica notte del crimine collettivo, l’Ereigniës nella lingua locale (ovvero “l’evento”, “la cosa che è successa”). La scrittura del rapporto privato diventa così per Brodeck una medicina per curare la propria psiche e capire retrospettivamente sia le violenze subite durante la guerra sia la brutalità assassina degli uomini del villaggio. Grazie al potere della scrittura e alla forza della memoria, Brodeck riesce con fatica a superare i traumi del proprio passato e a trovare una forma di redenzione interiore che, seppur caotica e sfuggente, lo aiuterà a districare lentamente l’intricata matassa emotiva della sua vita.

«La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace. È questa una verità logora, nota non solo agli psicologi, ma anche a chiunque abbia posto attenzione al comportamento di chi lo circonda, o al suo stesso comportamento.»

Primo Levi, I sommersi e i salvati

Il libro di Claudel si snoda intrecciando continuamente due diversi piani temporali: il passato di Brodeck, macchiato dal trauma della guerra e della detenzione, e il presente quotidiano del villaggio. Entrambi questi livelli narrativi, come scopriremo leggendo man mano il rapporto privato di Brodeck, sono intrisi in modo diverso ma analogo di brutalità, disumanizzazione e marginalizzazione del diverso.

«Esiste un contagio del male: chi è non-uomo disumanizza gli altri, ogni delitto si irradia, si trapianta intorno a sé, corrompe le coscienze e si circonda di complici sottratti con la paura o la seduzione al campo avverso.»

Primo Levi (dalla prefazione a Jacob Presser, La notte dei girondini)

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Il potere perturbante dello straniero

Ma chi è l’Anderer, la vittima sacrificale del crimine collettivo? È il Matto dei Tarocchi, un artista di strada che con la sua sola presenza incute timore negli abitanti del villaggio a causa della sua intrinseca diversità. Un uomo enigmatico dalle origini sconosciute, giunto alcuni mesi prima nel paese in cerca di ispirazione per i suoi ritratti e i suoi schizzi naturalistici. Ben presto la sua innocenza e il suo passeggiare silenzioso e sorridente scatenano le invide e le paure degli abitanti del villagio, che nella loro ottusità e brutalità faticano a comprendere il senso di un uomo che si aggira mite per la valle in cerca soltanto di contemplazione naturale e silenzio. Qual è allora la colpa mortale dell’Anderer agli occhi degli uomini del paese, ciò che lo condanna al sacrificio? Proprio la sua inazione e la sua naïveté, il suo essere osservatore silenzioso e non giudicante degli altri, qualità che lo rendono un elemento insopportabile nella cornice violenta e brutale della vita della valle. La sua colpa principale, in fin dei conti, è soprattutto quella di essere un libero sognatore e di offrire un’alternativa di comportamento rispetto alla natura selvaggia e inflessibile degli uomini del paese. È il suo essere uno specchio riflettente che, inconsapevolmente, restituisce alla comunità l’immagine di tutta la brutalità accumulata interiormente durante i duri anni della guerra. E gli specchi, si sa, sono fragili e si spezzano facilmente.

«La società spesso perdona il criminale ma non perdona mai il sognatore.»

Oscar Wilde, Il critico come artista

Il sacrificio del capro espiatorio, o del fascino del male

La visita dell’Anderer nel villaggio di Brodeck scatena il lato irrazionale e violento della comunità locale in un modo che ricorda molto la lenta dissoluzione etica raffigurata dal regista austriaco Michael Haneke nel film Il nastro bianco. Il conformismo del male – noto anche come “effetto Lucifero” e analizzato in passato sia da Stanley Milgram nell’esperimento delle scariche elettriche sia da Philip Zimbardo nel suo famoso (e famigerato) esperimento carcerario di Stanford – permette agli abitanti del villaggio di cedere collettivamente alle proprie compulsioni più violente e di compiere il sacrificio dell’Anderer in un’ottica perversa di ricerca e offerta di un capro espiatorio per la purificazione dei peccati della valle. Proprio come nell’antico rituale greco del pharmakos (per chi è interessato al tema consiglio la lettura di Il ramo d’oro di James Frazer e di La violenza e il sacro di René Girard), che consisteva nell’espulsione dell’elemento maledetto e contaminante dalla comunità tramite un sacrificio catartico e salvifico, il villaggio di Brodeck, grazie al crimine collettivo contro l’Anderer (vero e proprio “Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo”), redime se stesso dal male e ritrova la propria sicurezza e pace sociale in un tempo di difficile crisi spirituale postbellica.

«La Seconda guerra mondiale fu per me il punto di svolta. Iniziai a vedere che cosa erano in grado di fare le persone. Chiunque abbia attraversato quel periodo senza capire che gli uomini producono il male come le api producono il miele deve essere stato cieco o insano di mente».

William Golding, Il signore delle mosche

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Il bianco e nero espressivo di Larcenet

Il bianco e nero di Larcenet in Le Rapport de Brodeck è estremamente efficace per descrivere la rudezza della valle, il carattere brutale degli abitanti del villaggio, le rughe e i solchi del loro viso, i loro silenzi colpevoli e la cattiva coscienza che aleggia in tutta l’opera. In netto contrasto con questi toni neri e cupi, Larcenet tratteggia invece con grande poesia ed estrema delicatezza la bellezza incontaminata della natura e dei paesaggi innevati della valle. Molte pagine di Le Rapport de Brodeck sono prive di testo ma la maestria grafica di Larcenet è tale che questi lunghi silenzi sono, a loro modo, “parlanti” ed estremamente efficaci dal punto di vista narrativo.

Lo stile adottato dal disegnatore francese per Le Rapport de Brodeck deve qualcosa sia alle celebri xilografie (incisioni su legno) di Lynd Ward, Otto Nückel e Frans Masereel (precursori novecenteschi del romanzo grafico) sia, soprattutto dal punto di vista dello “spirito nero”, alle Pitture Nere di Goya e ad altri suoi capolavori come I disastri della guerra e i Caprichos. Il bianco e nero graffiante e polveroso di Larcenet in Le Rapport de Brodeck è decisamente influenzato anche dalle acqueforti di Rembrandt, dalle incisioni di Ernst Ludwig Kirchner e – specialmente nei ritratti grotteschi dei rozzi volti degli abitanti del villaggio – dallo stile iperrealista di Pieter Bruegel il Vecchio.

Perché leggere Le Rapport de Brodeck?

Perché raramente la corruzione morale di una comunità è stata disegnata e narrata con tanta bravura. Perché i boschi innevati e i silenziosi panorami di montagna disegnati dall’autore francese sono delle eccellenze visive del fumetto contemporaneo. Perché il male e la follia hanno – che ci piaccia o meno ammetterlo – un loro fascino perverso, e pochi altri autori oggi sono in grado di rappresentare questi tratti umani in tutta la loro potenza visiva e psicologica così come fa Manu Larcenet in Le Rapport de Brodeck.

Le Rapport de Brodeck: Tome 1 – L’Autre
di Manu Larcenet
Dargaud, 2015
160 pagine, 22,50 €

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