Focus Interviste Le mille guerre di Hermann

Le mille guerre di Hermann [Intervista]

Questa intervista è stata originariamente pubblicata su l’Unità del 25 marzo 1997 e qui adattata per l’occasione.

Leggi anche: Hermann, un uomo ‘malato di disegno’

'Jeremiah'
‘Jeremiah’

Ama ripetere spesso un famoso detto degli indiani d’America: «Prima di valutare una persona, cammina dieci miglia calzando i suoi mocassini». Di miglia, Hermann Huppen, più noto come Hermann, ne ha percorse molte di più. Con le sue splendide tavole a fumetti ha macinato chilometri e ore, viaggiando nello spazio e nel tempo: dall’Europa dei tempi delle crociate (Le Torri di Bois-Maury), al West della frontiera (Comanche), dall’impero romano (Jugurtha) al Brasile dei cangaçeiros (Caatinga), dalle rovine di un futuro post-atomico (Jeremiah) a quelle del presente della ex-Jugoslavia (Sarajevo Tango). Insomma: dal Medioevo a Sarajevo, come recita il titolo della bella mostra che a Hermann ha dedicato Lucca Comics, la rassegna dei fumetti e dell’illustrazione che si è tenuta nella città toscana, allestita nella chiesa di San Cristoforo.

Viaggi immaginari, ma non troppo. Anche perché il belga Hermann, come tutti i grandi autori, da Hergé a Pratt, ama documentarsi, andare a vedere di persona luoghi, situazioni e uomini che fanno da sfondo o diventano i protagonisti delle sue storie a fumetti. Come nei prossimi giorni, quando sarà a Palermo per raccogliere informazioni, spunti e idee nei luoghi dove è ambientata la sua prossima storia. «Si svolgerà in Sicilia tra il 1260 e il 1300 – spiega Hermann che abbiamo incontrato a Lucca – un giorno prima della rivolta dei Vespri e racconterà dell’oppressione angioina, della nascita della rivolta e dell’incubazione del fenomeno mafioso». Prima era stato in Brasile e da quel suo viaggio è nata Caatinga, la sua ultima storia, già pubblicata in 16 lingue, compresa quella basca. Anche qui una storia di oppressione e di libertà negate. «L’idea – racconta Hermann – mi frullava in testa da tempo. Avevo nella memoria le immagini di un film di Glauber Rocha. Poi, durante un viaggio in Brasile con mia moglie, un giorno ho visto in una vetrina una cartolina che ritraeva un capo cangaçeiro. Ho cominciato a girare, a chiedere informazioni su quel movimento di ribellione ai latifondisti. Caatinga è nata così».

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‘Caatinga’

A Sarajevo, invece, non c’è potuto andare e Sarajevo Tango, l’albo a fumetti che ha vinto il Premio Oesterheld 1996, ambito riconoscimento dedicato alla memoria di Victor Oesterheld (l’autore argentino finito nello sterminato numero dei desaparecidos) è nato più che da una documentazione diretta da una vicenda personale e dall’indignazione. La vicenda personale è quella del suo amico e agente Ervin Rustemagic. «La madre di Ervin – ricorda Hermann – era stata uccisa sulla soglia del pensionato in cui viveva con altri suoi coetanei, tutti a loro volta massacrati. Pochi giorni dopo i carri armati serbi distruggevano la casa e l’ufficio di Ervin».

Oggi Rustemagic, anche lui presente a Lucca assieme ad Hermann vive con la sua famiglia in Slovenia, e ricorda con dolore quei giorni. «Erano giorni – ribatte il disegnatore Hermann – in cui circolavano due voci: quella del mondo occidentale, ovvero dell’indifferenza alle stragi quotidiane, dei balletti diplomatici, degli inutili appelli dell’Onu. E poi c’era la voce della verità, quella che mi arrivava dalle accorate parole di Ervin, attraverso il telefono o i fax».

In Sarajevo Tango, oltre la storia di Zvonko Duprez, un mercenario pagato per sottrarre una bambina alle fiamme della guerra e riportarla alla madre, c’è tutta l’indignazione per l’ipocrisia della politica ufficiale. Così il palazzo dell’Onu a New York è ritratto pieno di buchi, come un’immensa fetta di gruviera e il segretario Boutros-Ghali è impietosamente raffigurato mentre compie i suoi balletti, non solo metaforici, stretto a Lord Carrie. Danzano i due, mentre a Sarajevo esplodono le bombe e i colpi di mortaio, e cantano una canzoncina che suona così: «Minaccio, minaccio… oh come mi piaccio mentre il dito accusatore punto contro l’aggressore… Minaccio, minaccio… oh come mi piaccio… finché posso urlare e al caldo restare e niente rischiare».

'Sarajevo Tango'
‘Sarajevo Tango’

Grottesco e caricaturale Sarajevo Tango, ma anche un’opera graficamente raffinata con tavole bellissime, disegnate e colorate magnificamente. «Ci ho messo sette mesi a finirlo – racconta Hermann – disegnando sistematicamente dalle 9 del mattino alle 11 di sera». Hermann racconta storie di uomini in lotta per la libertà. Non sono quasi mai degli eroi, almeno come li si intende comunemente; tanto meno dei supereroi.

«Non apprezzo i supereroi dei comics americani – dice – mi sembrano infantili e per niente legati alla realtà. Sono più interessato ai comportamenti umani, alla politica, alla società. E la storia è quella che mi interessa, la storia della lotta per la libertà e la conquista della dignità umana. Forse il mio prossimo fumetto parlerà dell’Albania o del Ruanda o del Tibet. Chissà?»

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