Lo scaffale di Giulio Macaione

Andiamo a sbirciare tra le letture più recenti di Giulio Macaione, autore da poco immigrato negli States e in procinto di pubblicare un graphic novel con Bao Publishing, intitolato Basilicò (ad aprile).

Una piccola premessa da parte sua:

I titoli dei quali parlerò non sono necessariamente gli ultimi che ho letto (seguo settimanalmente le novità), ma solo un esempio rappresentativo del tipo di fumetto che negli ultimi 2-3 anni mi piace leggere. E rileggere, perché quando un libro mi piace spesso mi trovo a risfogliarlo. Ci sono tanti altri titoli dei quali avrei voluto parlare (Il porto proibito degli adorabili Teresa Radice e Stefano Turconi, Gotham Academy del trio Cloonan/Fletcher/Kerchl, Come prima di Alfred, Aama di Frederik Peeters…) e scegliere non è stato facile. Mi sono concentrato su fumetti per lo più di autrici donne perché, al di là delle recenti polemiche ad Angouleme, ho sempre avuto un debole per la narrazione al femminile.

E la chiamano estate, di Jillian Tamaki e Mariko Tamaki (Bao Publishing)

E LA CHIAMANO ESTATE copertina

Questo pluripremiato graphic novel per me è una lezione di scrittura e disegno, uno di quelli talmente belli che mi è venuta voglia di regalarlo agli amici per condividerlo. Le cugine Tamaki portano sulla carta una storia senza grandi avvenimenti epici o trame intrecciate da soap opera, eppure così vera. Ci raccontano l’estate di due ragazzine ormai non più bambine (o almeno una delle due) ma ancora non adolescenti.

Quel momento di passaggio nel quale si ritorna in un posto familiare, la casa di villeggiatura, dove si ritrovano abitudini e persone che si vivono solo nelle giornate interminabili dell’estate. Ma non si è più gli stessi, perché nel frattempo stiamo iniziando a cambiare e le emozioni assumono un aspetto nuovo e sconosciuto. Mentre Rose, la protagonista, trascorre il suo tempo con l’amica Windy, ingannando il tempo tra giornate in spiaggia e serate a guardare film horror, tra i suoi genitori è successo qualcosa che ha cambiato le dinamiche della famiglia. Un dramma che deve ancora essere metabolizzato.

Il tutto è portato sulla carta con disegni bellissimi, inchiostrati con pennelli secchi che graffiano le linee morbide di Mariko Tamaki spesso fino a renderle appena visibili. Il libro è stampato in blu e le magnifiche inchiostrazioni risultano ancora più fresche ed espressive.
Insomma, per me è un capolavoro.

La Tectonique des plaques, di Margaux Motin (Delcourt)

latectoniquedesplaques

Margaux Motin è una delle tante blogueuse in voga in Francia, che spesso lavorano con riviste femminili o pubblicità di accessori di moda. Se a Parigi si sbircia la sezione fumetti al femminile di una libreria si troveranno mille di queste autrici a volte molto simili tra loro per stili grafici e narrativi. Eppure, Margaux Motin è diversa da tutte perché ha molto di più: è una disegnatrice pazzesca, che ha assimilato l’espressività e il dinamismo tipico dei film Disney degli anni ’60 e ’70, alla quale ha aggiunto qualche sfumatura manga.

La sintesi espressiva e anatomica dei suoi disegni è grandiosa e mi trovo spesso ad analizzarli nei dettagli, stupendomi ogni volta. Motin disegna con linee pulite e sottili, pochi colori e spesso utilizza pattern e inserti fotografici. Modaiola, pazza e sboccata, potrebbe risultare una Carrie Bradshaw del Fumetto. Ma in questa terza raccolta delle vignette del suo blog (con inediti realizzati ad hoc, ovviamente), quando racconta avvenimenti personali anche delicati, come la morte del padre, il rapporto con la figlia o la fine di una relazione, lo fa con metafore geniali, divertenti e delicate che fanno ridere e commuovere. Sempre con estrema attenzione per gli accessori, le posture, gli abbigliamenti e con quell’ironia tutta parigina, un po’ stronza un po’ irresistibile.

Ms. Marvel vol. 1, di G. Willow Wilson e Adrian Alphona (Marvel/Panini)

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Non sono un amante dei super eroi. Fatta eccezione per qualche albo di Batman – Black and White, non avevo praticamente mai letto storie di super eroi né tantomeno visto i film cinematografici, che continuano a non piacermi. Approcciarsi allo sconfinato universo Marvel e DC è molto difficile, perché negli anni i personaggi sono stati soggetto di rilanci editoriali, cross over, continuity infinite sparpagliate spesso su più comicbook pubblicati nel corso di decenni, morti e risurrezioni. Trasferitomi negli Stati Uniti però ho approfittato di alcuni rilanci e numeri 1 per buttarmi nel vortice.

Ms Marvel è uno dei primi comics che ho letto in inglese e mi ha conquistato dalle prime pagine. Non solo perché i disegni del bravissimo Adrian Alphona sono molto diversi dal classico disegno super eroistico tutto muscoli, tette e torsioni anatomicamente impossibili, non solo perché i colori di Jan Herring lo sono altrettanto, ma perché è una ventata d’aria fresca. Kamala Kahn è una ragazza pakistana che vive a Jersey City con una famiglia tradizionalista e religiosa. E’ una liceale che viene presa in giro perché puzza di curry. E’ il lettore di comics del 2016, è figlia di una cultura multietnica attuale più che mai. Kamala è un’adolescente che deve affrontare una responsabilità più grande di lei e lo fa con ironia e umanità. Insomma, è assolutamente adorabile.

La Generazione, di Flavia Biondi (Bao Publishing)

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Parlare di questo graphic novel per me non è facile, perché Flavia la conosco da quando ha debuttato col suo bellissimo Barba di perle (Renbooks) e la ammiro come autrice ma anche come persona. Flavia Biondi è giovanissima, eppure il suo tratto è maturo e forte e la sua narrazione ha un’intensità fuori dal comune, mai banale nonostante gli argomenti trattati siano – finora – ricorrenti.

In questo libro il tema dell’accettazione di sé, tanto caro all’autrice, incontra le tematiche familiari.
Matteo torna nel proprio paesello in Toscana dopo tre anni a Milano, dove ha vissuto la sua vita e la sua relazione omosessuale lontano dagli occhi indiscreti dei familiari. Torna per ritrovarsi, per cercare un nido dopo la fine della sua relazione, ma anche a casa ha qualcosa da affrontare e risolvere. Vivere questa fase a casa della nonna, in mezzo alla sua famiglia, lo farà crescere e vedere le cose sotto un’altra ottica.

Le dinamiche familiari sono raccontate con dialoghi schietti ed espressioni spesso regionali che gli danno un realismo maggiore, la narrazione è intensa e toccante. Lo ammetto, ho letto un terzo di questo graphic novel in lacrime, singhiozzando, proprio. La generazione è una di quelle storie che non leggi e basta, te le porti dentro per tutta la vita.

Friends With Boys, di Faith Erin Hicks (First Second)

FriendsWithBoys
Friends with Boys
è stato in assoluto il primo graphic novel che ho comprato negli Stati Uniti e per questo ci sono affezionato. Mi ricordo l’esatto momento nel quale ho iniziato a leggerlo seduto ad un caffè sorseggiando un grassissimo caramel mocha e guardando lo skyline di Cincinnati.

Faith Erin Hicks, autrice canadese che si è fatta conoscere inizialmente sul web (e anche in questo caso la storia è stata prima serializzata on line e poi raccolta in volume) racconta una vicenda a tratti autobiografica: Maggie, la protagonista, ha fatto homeschooling (ovvero è stata educata in casa, senza andare a scuola) insieme ai suoi fratelli, e il momento in cui si iscrive al liceo rappresenta un cambiamento enorme. C’è solo una cosa che non è cambiata: Maggie è seguita da un fantasma da quando era bambina.

Quello che mi piace di più di questo libro – e in generale nei fumetti della Hicks – è l’approccio dell’autrice: si percepisce che, al di là del talento, della capacità tecnica e narrativa, sono pagine disegnate con amore. E’ palpabile quel modo di fare Fumetto che se ne frega delle tendenze e dell’intellettualismo tanto in voga nei graphic novel contemporanei. C’è quel modo semplice di raccontare le cose che mi ricorda i fumetti pubblicati su Mondo Naif. Questo libro potrebbe essere paragonato a quelli della prima Vanna Vinci, con disegni dalle chine forti, neri netti e pochi mezzitoni, personaggi dalla forte influenza manga ma calati in un’ambientazione assolutamente occidentale e vagamente dark.