Rubriche #tavolidadisegno Nello studio di Claudio Acciari

Nello studio di Claudio Acciari

Per la nostra rubrica #tavolidadisegno, siamo entrati nello studio dell’animatore e fumettista Claudio Acciari, che da poco ha pubblicato il graphic novel Meka Chan per Bao Publishing.

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Quali sono i progetti a cui stai lavorando attualmente?

Quando ho finito il libro Meka Chan mi veniva spontaneo pensare che quello sarebbe stato il mio primo ed ultimo fumetto forse per via del suo lungo periodo di gestazione, a tratti spossante, poi, vedendo in quel soggetto potenzialità narrative e consapevole del fatto di saper disegnare i personaggi meglio e con più facilità, un giorno mi sono trovato a fantasticare su un possibile seguito della vicenda secondo una continuità temporale. Per il momento ho accantonato quella soluzione per concentrarmi di più su una storia alternativa, con gli stessi personaggi che recitano ruoli diversi, ambientata negli anni 90. Da pochi giorni sto pensando a uno spin-off che ha come protagonista Yasujiro… insomma, tanta carne al fuoco ma nulla di definitivo.

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Che strumenti e tecniche usi per disegnare?

Parto sempre da matita e carta (quella delle risme A4 da fotocopia), riempio i fogli con tanti esperimenti, studi, pose… una vignetta posso ridisegnarla anche venti volti per poi scegliere quella che mi convince di più, poi importo tutto al computer e coloro digitalmente le immagini cercando di dargli un sapore il più tradizionale possibile. Rielaborando i miei disegni al computer perdo quell’inibizione che l’approccio tradizionale ancora mi induce, forse proprio per via di quell’ opzione mancante,”undo”.

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Hai delle abitudini da rispettare prima di metterti al lavoro?

Non sono un metodico ma in linea di massima comincio a disegnare quando mi va se sono in fase di sperimentazione o ideazione di cose mie. Per i lavori su commissione invece sono un po’ più disciplinato al fine di stare dentro alle scadenze ma il coinvolgimento emotivo è molto diverso, a seconda della collaborazione valuto quanto di “mio” è possibile metterci o se è il caso di affidarsi alla tecnica per concludere l’incarico evitando di firmare il lavoro.

Non mi spaventa dover produrre tanto in poco tempo quanto avere dei lacci stilistici decisi da altri.

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Quali sono per te gli autori e le opere di riferimento?

Mischiando vari media, tra animazione, illustrazione e fumetto, senza un ordine logico direi spontaneamente: Reiji Matsumoto, Yoshinori Kanada, Go Nagai, Shingo Araki, Bill Peet, Milt Kahl, Marc Davis, Fred Moore, Ward Kimball, Mary Blair, Walt Peregoy, Tom Oreb, Paul Julian, Martin Provensen, Gerald Rose, Mirolav Sasek, Erich Sokol, Ronald Searle, Oliver Hurst, Charles Saxon, Richard Scarry, Quentin Blake, Charles Addams, Uderzo, Charl Schulz, Giorgio Cavazzano, Elena Pongiglione, Dino Battaglia, Alberto Breccia, Manuele Fior, Grazia Nidasio, Massimo Mattioli, Aurelius Battaglia, Jiri Trnka, Senpe, Rex Brandt, Ferenc Pinter, Rokuro Taniuchi…

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Tra i molti oggetti presenti nel tuo studio mi ha incuriosito questa statuetta. Ti va di raccontarci qualcosa?

Questa è una maquette fatta da Andrea Blasich su un design che io avevo fatto per alcune ricerche personali che avevo condiviso su Facebook. Andrea le ha viste, ha scelto tra i personaggi quello che più lo ha ispirato e mi ha fatto questa maquette, come sorpresa. Era un periodo in cui stava lavorando su un progetto, Il Veneziano, a cui ho partecipato per il design. Il suo lavoro mi ha aiutato molto perché l’idea tridimensionale risolve diversi problemi presenti in fase di design. Tutto ciò mi ha fatto tornare l’interesse per una collaborazione, cosa che invece quando fai l’autore cerchi di risolvere i problemi autonomamente, da solo. Sto tornando al piacere della collaborazione e della completezza. Prima soffrivo il team, perché non avevo mai fatto qualcosa di mio. Poi quando ci sono riuscito mi sono ritrovato ad apprezzare il lavoro collaborativo. Ora sto cercando di trovare un equilibrio.

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