Focus Profili "Niente è impossibile". Il discorso di Eric Stephenson a Image Expo 2016

“Niente è impossibile”. Il discorso di Eric Stephenson a Image Expo 2016

La traduzione del discorso che Eric Stephenson, publisher di Image Comics, ha tenuto il 6 aprile 2016 in occasione dell’Image Expo 2016, convention interamente dedicata alla casa editrice, durante la quale sono state presentate tutte le principali novità per i prossimi mesi, che QUI vi abbiamo raccontato una per una.

Leggi anche: Il discorso di Eric Stephenson all’Image Expo 2015

eric stephenson image expo 2016
Eric Stephenson

Niente è impossibile.

Questa è la prima lezione che ho imparato quando mi sono innamorato dei fumetti circa 40 anni fa.

Qualunque cosa si possa immaginare, potrebbe accadere.

Ho iniziato la mia storia d’amore con i fumetti proprio qui nello stato di Washington, dopo che mio padre fu di stanza alla base dell’aeronautica militare di McChord e la mia famiglia si trasferì a Tacoma.

Avevo sei anni, e a quel tempo non sapevo leggere realmente bene. Ero un “lettore riluttante”, e un pomeriggio i miei genitori mi diedero i miei primi fumetti, in un ultimo, disperato tentativo di coinvolgermi durante il tragitto finale del nostro apparentemente infinito viaggio attraverso il paese. Dopo pochi mesi, non mi serviva più essere spronato nella lettura – volevo leggere. Niente è impossibile.

Mentre crescevo a Tacoma, a sud di Seattle, ho avuto la fortuna di andare a scuola in uno degli ambienti più diversi e accoglienti che abbia mai conosciuto.

Oggigiorno abbiamo categorie per tutto e per tutti, ma allora, eravamo solo bambini che imparavano stando insieme. Non so se ai bambini di oggi glielo insegnano ancora, ma ci dicevano ripetutamente che una volta cresciuti avremmo potuto essere tutto quello che volevamo, anche presidente degli Stati Uniti. Ricordo che uno dei miei compagni di classe aveva da ridire, perché non aveva mai visto un presidente nero. Niente è impossibile.

Ricordo che un mio amico, un giorno, mi invitò a casa sua dopo la scuola. Una volta varcata la porta, fui subito colpito dai molti fumetti impilati dappertutto. E intendo dire ovunque: sui tavoli, sulle sedie, sulle scale. C’erano più fumetti di quanti ne avessi mai visto prima, soprattutto vecchi fumetti – era la prima volta che vedevo fumetti degli anni Cinquanta o Sessanta, e mi domandavo a voce alta dove li avesse presi. Ma non erano i suoi, erano di sua madre. Lei si professava fan dei fumetti, e li amava, anche se gli altri consideravano strana questa sua passione. Si descriveva come una persona stravagante, dicendo che sapeva che le ragazze non avrebbero dovuto leggere fumetti. I fumetti, allora, erano scritti per i ragazzi. Sentite come suona odioso: “Scritti per i ragazzi”. Tutto dovrebbe essere per tutti, ma l’industria dei fumetti in quel momento era rivolta agli unici lettori che sapeva come raggiungere. Nonostante un variegato passato di contenuti differenziati e a discapito degli sforzi di qualche talento davvero straordinario, l’idea comune insisteva sul fatto che vendessero solo i supereroi, che i fumetti erano roba per bambini e che le donne non gli avrebbero mai letti. A quel tempo, la madre del mio amico sembrava una rarità, ma oggi conosco pochissime donne che non leggono fumetti, e sempre meno persone sono sorprese di questo fatto. Niente è impossibile.

Dopo che la mia famiglia lasciò Tacoma, andammo in North Carolina, e poi in Germania, e poi in California. Mentre vivevo lì, negli anni Ottanta, la Germania si chiava Germania Ovest a causa di una guerra mondiale e una battaglia di ideologie che avevano diviso a metà una nazione un tempo fiera. Mentre frequentavo la Ramstein American High School, ci veniva quotidianamente detto che la Germania sarebbe stata divisa per sempre e che lo spirito infranto del paese sarebbe stato simboleggiato dal muro di Berlino. Niente è impossibile.

Fino a poco tempo fa, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non era possibile. Ora le cose sono cambiate. La marijuana era considerata illegale in tutti gli Stati Uniti. Ora qui non è più così. Così in Oregon, o in Colorado. Molto tempo fa, le scuole avevano classi separate, e solo i bianchi potevano votare. Anzi: solo gli uomini bianchi potevano votare. Quei giorni sono ormai passati. Mi dispiace di dover continuare a tornare a tali, pesanti esempi di cambiamento, ma il punto è questo: se siamo in grado di realizzare grandi cose, perché dobbiamo ancora sudare per le piccole? E facendo un paragone: cambiare i fumetti è una cosa piccola. Niente è impossibile.

Una volta arrivato in California, avevo capito che volevo lavorare nel fumetto, ma non c’erano molte opzioni. Avevo letto abbastanza di Jack Kirby, Jerry Siegel e Joe Shuster per sapere che ci doveva essere di più nel fumetto rispetto ai due editori che avevano dominato il settore per così tanto tempo. Ero cresciuto leggendo fumetti di supereroi, ma come adulto, mi rifiutavo di credere che la scelta fosse solo quella. Forse era perché sono cresciuto durante la triste realtà della guerra fredda, ma in ogni caso, lo status quo non ha mai fatto per me. Fortunatamente, il modo in cui andavano le cose stava stretto a molti degli autori di fumetto più popolari. Sette di loro – Erik Larsen, Jim Lee, Rob Liefeld, Todd McFarlane, Whilce Portacio, Marc Silvestri e Jim Valentino – decisero che dopo anni di immutabilità era giunto il momento per un cambiamento, e fondarono la propria azienda.

Il loro obiettivo era semplice: volevano lanciare una società in cui potevano possedere e controllare il loro lavoro. Il loro scopo era sincero: una volta riuniti, hanno voluto condividere ciò che avevano costruito con altri autori, in modo che chiunque fosse interessato a possedere il proprio lavoro ne avrebbe avuto l’opportunità. Si disse subito che non poteva funzionare, che erano dei pazzi ego-maniaci e che, inoltre, avrebbero fallito. Image Comics celebrerà il suo 25° anniversario il prossimo anno. Niente è impossibile.

Image Comics ha funzionato per la stessa ragione qualsiasi cosa vale la pena fare funziona: i sette autori che hanno fondato l’azienda credevano in quello che stavano facendo, tanto che erano disposti a lavorare instancabilmente per rendere i loro sogni realtà. Se si vuole influenzare il cambiamento non si può semplicemente sperare, sognare o parlare, bisogna combattere. Bisogna darsi da fare. In attesa che qualcosa accada, sperando che qualcosa cambi. E questa è la parte facile. Chiunque può farlo.

Entrare in gioco e fare davvero le cose che devono essere fatte per eliminare la distanza tra ciò che è impossibile e ciò che può essere una sfida reale? Questo è il difficile. Servono innumerevoli persone con un obiettivo comune, che si rimbocchino le maniche e che facciano ciò che per altri era troppo difficile da realizzare.

Basta chiedere a chiunque abbia avuto successo nel fumetto – scrittore, disegnatore, colorista, letterista, rivenditore, distributore, dirigente editoriale. Non succede durante la notte, non importa quanto lo desideri, o quanto disperatamente credi sia giusto. Ci sono volte che sembrerà non ci sia speranza, e ci sono momenti che sembrerà impossibile. Niente è impossibile. Finché si lavora.

Image Comics ha quasi un quarto di un secolo, e io ho lavorato per questa azienda per quasi metà della mia vita. Il paesaggio dell’industria del fumetto è quasi irriconoscibile rispetto al 1992. Le persone che leggono fumetti sono cambiate. Le persone che creano fumetti sono cambiate. Le persone che vendono fumetti sono cambiate. I fumetti sono cambiati. Nessuna di queste cose è successa per caso. Negli otto anni in cui sono stato publisher di Image Comics la nostra industria ha subito un cambiamento epocale, tutto a causa di un aumento di creatività senza precedenti che ha trasformato il fumetto da guilty pleasure a un mezzo d’intrattenimento popolare, accettato e abbracciato da persone di ogni tipo, da tutto il mondo.

Questo non è accaduto con la sola forza di volontà, con delle parole o con dei tweet – è successo perché delle persone si son date da fare. Si sono sedute e hanno scritto. Si sono sedute e hanno disegnato. Si sono sedute e hanno cercato di capire come portare il prodotto sul mercato. Si sono date da fare. Hanno lavorato. Non è facile. Ci saranno sempre altre cose da fare. Ma se c’è un obiettivo che vuoi raggiungere, devi lavorare. Ci saranno sempre quelli che dicono che non si può fare. Ma sta a voi dimostrare che si sbagliavano. Bisogna darsi da fare.

Il mio pubblicitario preferito una volta disse: «Se non ti piace quello che stanno dicendo, cambia la conversazione» [si riferisce a Don Draper, personaggio della serie tv Mad Man. NdT]. Non è abbastanza per credere in un cambiamento. Dovete partecipare al cambiamento. Dovete sporcarvi le mani.

Questa mattina sto per introdurre alcune persone straordinarie, autori che come me hanno imparato le stesse lezioni dai fumetti, e che sanno che nessun ostacolo è troppo grande. Che nessun obiettivo è troppo grande. Che sanno che nulla è impossibile. Ma sanno anche che bisogna darsi da fare. Non solo mentre si è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi, ma anche dopo che si è arrivati. Non solo mentre si sta sognando, ma anche dopo che i sogni si sono avverati. Non solo oggi, non solo domani, ma sempre.

Nel momento in cui si smette di lavorare per ciò che si vuole, si rischia di perdere tutto. Perché nulla è impossibile. Successo e fallimento non si escludono l’un l’altro. Per ottenere uno: devi darti da fare. Per evitale l’altro: devi darti da fare. È un concetto così semplice. Sembra quasi uno scherzo, ma non lo è. Non c’è nessun trucco, e non è un gioco.

Tutto ciò che vale la pena realizzare ha un prezzo, e questo prezzo è il lavoro che ci metti. Il tempo ce lo ha insegnato più e più volte, ma è una lezione vale la pena ripete: Niente è impossibile. Non vi resta che darvi da fare.

Leggi anche: Il discorso di Eric Stephenson alle fumetterie durante il ComicsPRO 2016

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