Il fumetto come vera arte. Intervista a George A. Romero

George A. Romero è il regista americano che ha creato la figura moderna dello zombi (grazie a film come La notte dei morti viventi e Zombi) ma è soprattutto un personaggio che non scende a compromessi. Tutt’ora sta pagando le conseguenze del voler essere totalmente indipendente e non corruttibile dalle major di Hollywood. Per questo motivo, negli ultimi tempi, le sue idee hanno trovato molto più sfogo nei fumetti che nel cinema. All’inizio di quest’anno Panini Comics ha pubblicato l’ultimo numero di L’impero dei morti, serie uscita per la Marvel nel 2014, ideata e sceneggiata dallo stesso Romero e disegnata da Alex Maleev.

L’opera di Romero è stata spesso omaggiata nei fumetti. Un esempio è la serie La notte dei morti viventi, dello sceneggiatore francese Jean-Luc Istin e del disegnatore italiano Elia Bonetti, una rivisitazione a fumetti del capolavoro di Romero pubblicata da Star Comics, il cui secondo volume verrà presentato in anteprima al Napoli Comicon, dal 22 al 25 aprile.

Negli ultimi anni, il papà degli zombi si è reinventato come sceneggiatore di fumetti, il suo primo amore, che durante l’infanzia lo avvicinò al mondo della fantasia e delle immagini. Per questo motivo abbiamo voluto incontrarlo durante il Lucca Film Festival (svoltosi dal 3 al 10 aprile), nel quale Romero è stato l’ospite d’onore e che ha dato spazio a proiezioni dei suoi film più famosi e a una mostra tutt’ora in corso (resterà aperta fino all’1 maggio presso il Palazzo Ducale di Lucca, con ingresso gratuito).

George A. Romero

Dopo cinquant’anni di cinema, durante i quali ha girato dei cult entrati nella storia, negli ultimi tempi lei è approdato al mondo dei fumetti, prima con la miniserie per DC Comics Toe Tags, poi con L’impero dei morti per Marvel. Quali differenze ha trovato tra lo scrivere per il cinema e lo scrivere per i fumetti?

Be’, devo dire che è più facile scrivere fumetti, perché poi non devi girare il film. Basta scrivere la sceneggiatura e poi a tradurre la storia in immagini ci pensa il disegnatore. Ho avuto dei grandi disegnatori che mi hanno affiancato lavorando per DC e Marvel, ma la cosa traumatica è stata che non facevo in tempo a instaurare un rapporto artistico con un disegnatore che subito dopo ne subentrava un altro. A parte questo è stato fantastico scrivere fumetti sia per Marvel che per DC, e spero che mi richiamino presto.

In L’impero dei morti, oltre agli zombi, ha inserito un’altra figura importante del mondo dell’horror, ovvero i vampiri. Perché li ha inseriti? Rappresentano una classe politica o sociale particolare?

Ho pensato che se ci fosse stata una crisi mondiale e una lotta per la sopravvivenza, loro sarebbero stati quelli che avrebbero potuto prendere il controllo. Credo che in una situazione del genere potrebbero essere i più forti e i più bravi a conquistare il potere. E poi era divertente l’idea di mettere insieme zombi e vampiri.

Lei è il padre degli zombi, ha inventato il concetto di morto vivente per come lo concepiamo oggi nella cultura popolare, ha influenzato tantissimo il cinema, la letteratura e i fumetti. A proposito di questo, il prodotto di maggior successo degli ultimi tempi è The Walking Dead, cosa ne pensa del fumetto di Robert Kirkman e del franchising relativo?

Ho amato molto il fumetto, il suo modo di sfruttare gli zombi per parlare delle persone e del meccanismo sociale che s’innescherebbe durante una catastrofe. Ho apprezzato molto anche la prima stagione della serie tv, ma poco dopo hanno iniziato a mungere la vacca il più possibile, tanto che ora il telefilm è diventato una telenovela.

Romero L'impero dei morti

Parlando di cinema e fumetti, lei, Romero, ha girato uno dei film più popolari tratti dai comics, ovvero Creepshow. Che cosa ci può raccontare su questa pellicola?

Io e Stephen King siamo cresciuti leggendo i fumetti della EC Comics, amiamo profondamente i fumetti, e volevamo fare un omaggio a quelle storie che leggevamo da piccoli. Creepshow è un vero e proprio tributo a Tales From the Crypt e alla EC Comics, che pagò addirittura con la chiusura il fatto di essersi spinta oltre certi limiti con i propri contenuti. Quel film rafforzò molto il legame tra me e King, anche perché lui è una persona molto semplice: gioca a baseball, suona in una rock band, è davvero facile instaurarci un rapporto.

E dei registi che fanno cinecomics cosa ne pensa? Ne conosce personalmente qualcuno?

Sono molto amico di Edgar Wright, il regista di Scott Pilgrm vs. The World. Ha girato quel film a Toronto, e siccome io abito in Canada, in quel periodo ci siamo frequentati molto. Lui ha girato anche L’alba dei morti dementi, una commedia basata sugli zombi che mi ha davvero divertito. Wright è una persona di talento.

C’è un altro regista di cinecomics molto famoso che ha fatto un film basato sugli zombi, tra l’altro un remake di un suo cult (Dawn of The Dead): Zack Snyder. Cosa ne pensa di lui e di quel remake?

Non lo conosco di persona, ma riguardo all’Alba dei morti viventi posso dire che ho apprezzato forse i primi quindici minuti, ma per il resto non capisco perché lo abbia girato. E poi, se me lo state chiedendo, no, gli zombi non possono correre!

Quindi l’idea che Romero ha dei cinecomics qual è?

I film sui fumetti possono essere divertenti, ma la maggior parte di essi non si possono girare se non si hanno a disposizione tanti effetti speciali, e questo non è il tipo di cinema che mi piace fare. E poi i cinecomics non sono vera arte, quando passi un fumetto dalle pagine alla pellicola si perde sempre qualcosa. Invece i fumetti, quelli sì che sono vera arte.