A spasso nell’orrore: intervista a Maurizio Colombo

Maurizio Colombo è – assieme a Mauro Boselli – il creatore di Dampyr, una delle serie più longeve nate in Sergio Bonelli Editore negli ultimi vent’anni. Colombo lavora all’interno della casa editrice da più di trent’anni, dopo aver iniziato la propria carriera di sceneggiatore con Mister No. Ha poi scritto anche storie di Zagor e Nick Rider e fatto parte dello staff dei mitici Dylan Dog Horror Fest. Nel 2000 ha ideato con Boselli il personaggio di Harlan Draka, il Dampyr, che è ancora una delle testate di maggior successo di Bonelli.

Colombo è stato ospite del Lucca Film Festival nella giornata del 9 aprile e ha preso parte a un incontro su cinema e fumetto” assieme al disegnatore Alessandro Bocci e allo sceneggiatore Giorgio Giusfredi. Domenica 10, presso il cinema centrale di Viareggio, ha invece presentato assieme al grande George Romero – da noi intervistato – il film Creepshow.

Durante questa due giorni lucchese abbiamo avuto la possibilità d’intervistarlo e porgli domande su Dampyr, Dylan Dog, sul rapporto tra cinema e fumetto e altro ancora.

Maurizio Colombo

 

Hai fatto parte dell’organizzazione del Dylan Dog Horror Fest durante gli anni Novanta. Pensi che siano stati il tentativo più riuscito di unire cinema e fumetto in una manifestazione? Avrebbe senso organizzarlo ancora oggi?

L’Horror Fest è stato un regalo di Sergio Bonelli ai lettori. Ha speso tanti soldi per regalare a tanti giovani la possibilità di vedere film, incontrare attori e registi importanti e soprattutto avvicinare i ragazzi al fumetto, in un periodo in cui non esisteva Internet e certi collegamenti venivano più difficili da fare. Sarebbe bello organizzarlo ancora oggi, ma ci vorrebbero degli investitori, noi non abbiamo mai avuto soldi dalla Regione o da altri enti, ci ha portati avanti solo l’impegno di Sergio Bonelli e di Stefano Marzorati. E siamo arrivati lontano, tanto da riempire con seimila persone il Palatrussardi di Milano.

L’idea di unire cinema e fumetto rimane ancora una prerogativa di Sergio Bonelli Editore? I Magazine servono a questo?

Certo, anche quella del Magazine è stata un’idea di Sergio per cercare di far incuriosire i giovani lettori. Tramite i nostri articoli e approfondimenti i ragazzi potevano scoprire film, attori, registi o personaggi storici, e questo, lo ripeto, in un’epoca in cui Internet non esisteva, diventava una cosa molto utile.

Per un Magazine hai anche avuto la possibilità di intervistare Quentin Tarantino, vero?

Sì, sono stato tra i primi in Italia a intervistare Tarantino, erano i tempi di Pulp Fiction. Quando presentai l’intervista in Bonelli quasi quasi mi licenziavano, perché credevano che stessi dando troppo spazio a uno sconosciuto. Dopo che il film ottenne un sacco di successo, in redazione si vantavano di quell’intervista, li avrei voluti ammazzare.

Si sente ancora molto la mancanza di Sergio Bonelli?

Tantissimo. A volte mi aspetto di vederlo spuntare da qualche parte in ufficio. Era una persona unica, d’altri tempi, non avevi l’idea di lavorare con un imprenditore, se il progetto di un fumetto non andava bene lui anziché licenziare ricollocava disegnatori e sceneggiatori da un’altra parte. Quando è morto è stata la seconda volta nella mia vita che ho pianto. Il figlio Davide però è bravo, e ha quella voglia di sperimentare che aveva anche Sergio.

Parliamo invece di Dampyr, com’è nata l’idea per questa serie?

L’idea ci è venuta dalla storia di un personaggio veramente esistito, che durante gli anni Cinquanta girava i paesi dell’Est Europa facendo riti per scacciare i vampiri in cambio di soldi, oggetti, cibo, a volte lo pagavano anche in galline. All’inizio doveva essere una miniserie di dodici albi, poi Bonelli ha insistito affinché diventasse una vera e propria serie. Volevamo ambientarla solo in zone di guerra, ma Boselli ha dato un taglio creativo che ha reso Dampyr particolare, diversa dalle solite storie che parlano di scontri tra vampiri. Ma non ne eravamo consapevoli, volevamo solo scrivere una buona storia.

Dampyr n. 1 Maurizio Colombo

Avete scritto i primi due numeri insieme, eravate molto affiatati?

Tantissimo. Scrivevamo venti pagine l’uno dandoci il cambio, e sembravano uscite fuori dalla stessa penna. In corso d’opera alcune cose le abbiamo cambiate: ad esempio avevamo pensato di far morire nel primo numero Tesla e Kurjack, doveva succedere a pagina 32, poi ci sono stati simpatici e li abbiamo risparmiati.

Nei prossimi mesi sono previsti degli appuntamenti particolari, per Dampyr?

Be’, uscirà il n. 200, che sarà fondamentale per la continuity. Tornerà un personaggio cattivissimo molto amato dai fan, che si scontrerà con Harlan in una sfida davvero particolare in cui saranno presenti tutti gli amici di Dampyr. In quest’occasione verrà pubblicata anche una variant cover di un artista davvero grande che per ora non possiamo rivelare. E poi non bisogna dimenticarsi che siamo arrivati al sedicesimo anno di Dampyr, e per Lucca Comics verrà pubblicato un volume che racchiuderà i primi due numeri della serie, con tanto di scene tagliate e contenuti speciali.

Puoi anticiparci qualcos’altro sul futuro del personaggio?

No, nel 2017 uscirà il primo Dampyr Magazine, che non sarà un doppione del Dylan Dog Magazine. Avrà tre storie, tra le quali una scritta da me, e conterrà sicuramente un articolo su Christopher Lee. E poi sto pensando di scrivere una storia sull’infanzia di Harlan Draka, che racconterà di com’è diventato un Dampyr. Ma si tratta di una cosa ancora lontana.

Visto che inizialmente Dampyr era nata come una miniserie, tu e Boselli sapete già come potrebbe essere chiusa, prima o poi?

Abbiamo un’idea su come farla finire, ma fino a quando i lettori continueranno a comprarla non credo che chiuderemo la serie.

Durante questo Lucca Film Festival presenterai Creepshow assieme a George Romero [l’intervista è precedente al 10 aprile, Ndr], che effetto ti fa l’idea di dividere il palco con lui?

L’emozione è così tanta che non dormo da una settimana. Ho visto La notte dei morti viventi quando avevo nove anni, la mia passione e creatività è nata grazie a lui. Magari glielo dirò, anche se forse non gliene fregherà niente. Poi presentare Creepshow assieme è una bella cosa. Quel film è un omaggio ai fumetti di Tales from the Crypt, ricordo ancora la storia che fece scattare la polemica sulla censura e ne sancì la chiusura, mi dà ancora i brividi. Romero ha saputo benissimo trasportare quei fumetti in pellicola e ha tradotto benissimo in immagini quell’atmosfera.