Le citazioni e i rimandi di Dylan Dog n. 6 – La bellezza del demonio

*Questo articolo fa parte dello speciale Verso #DylanDog30. Fonti e citazioni del DyD delle “origini”, che una volta al mese propone un’analisi delle fonti e delle citazioni dei primi 12 numeri di Dylan Dog, in attesa del trentesimo anniversario della serie che si festeggerà a settembre 2016.

Dylan Dog 6 la bellezza del demonio
Copertina di ‘Dylan Dog’ n.6 Disegno di Claudio Villa © Sergio Bonelli Editore

La copertina ritrae un diavolo di spalle, il cui design potrebbe essere ispirato al Tenebra, interpretato da Tim Curry, del film Legend di Ridley Scott. Come riportato anche nell’editoriale, il titolo di quest’albo è quasi uguale a quello del film La bellezza del diavolo, di René Clair, riduzione cinematografica del Faust di Goethe, citato anche nel fumetto: «Sembrava quasi quel romanzo…come si chiamava? “Il Fausto”, o qualcosa del genere. Scritto da un tedesco».

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Disegni di Gustavo Trigo © Sergio Bonelli Editore

Larry Varedo, killer di professione, è ispirato a tanti personaggi del cinema e della letteratura hard boiled e noir. Forse, però, l’esplicito riferimento può essere individuato in Luca Torelli, alias Torpedo, personaggio a fumetti creato da Enrique Sánchez Abulí e Alex Toth, nonostante la sua natura fantasmatica rimandi anche al Jerry Lacy/Humphrey Bogart, prototipo del duro da film che appare a Woody Allen in Provaci ancora Sam. Varedo è in realtà un comune lombardo, della provincia di Monza e della Brianza, non molto distante da Broni, città natale di Tiziano Sclavi.

Varedo usa la parola “pula”, termine gergale diffuso in tutta Italia per riferirsi alla Polizia di Stato. Del resto, il nome della protagonista femminile, Mala, rimanda sia al concetto di male, sia al termine termine gergale, contrazione di “malavita”. Da qui le cosiddette Canzoni della mala, portate al successo da Ornella Vanoni.

L’ometto, il povero diavolo che ingaggia Varedo per poi pentirsene, si chiama Clarence Oddbody, esattamente come l’angelo inviato da Dio a George Bailey/James Stewart nella pellicola del 1946 La vita è meravigliosa.

Il cadavere imbalsamato dell’uomo, ribalta la prospettiva del film Psycho di Alfred Hitchcock, in cui le parti fra madre imbalsamata e figlio psicopatico risultano qui invertite.

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Disegni di Gustavo Trigo © Sergio Bonelli Editore

La gigantesca, possessiva madre di Clarence, potrebbe invece essere il frutto di un incrocio di personaggi diversi. Non si possono non citare altre due energiche mamme cinematografiche: la “mamma” Fratelli del film cult del 1985 I Goonies, interpretata da Anne Ramsey, che ricoprirà un ruolo simile nel successivo Getta la mamma dal treno e la splendida Kate “Ma” Barker del film Il Clan dei Barker di Roger Corman (1926), interpretata da una Shelley Winters (1920-2006) in una delle sue interpretazioni migliori.

Ancora: a pagina 53 Dylan cita uno dei famosi aforismi di Oscar Wilde: «Niente che accada davvero ha la minima importanza».

La canzone che l’indagatore ascolta nel proprio studio a pagina 62 è Phantom’s Theme di Paul Williams, tratta dalla colonna sonora del film Il fantasma del palcoscenico di Brian De Palma (1940).

La donna di cui deve occuparsi Varedo, Mara Behemoth – Behemoth, non uno dei nomi del diavolo come sottolinea Dylan, ma una gigantesca creatura leggendaria citata, fra le altre fonti, nel Libro di Giobbe – alloggia all’ Hell’s Hotel ma è domiciliata a Heaven road (‘la strada del paradiso’), 666 (il numero della bestia secondo l’Apocalisse di Giovanni). Come dire, a metà strada fra l’inferno e il paradiso. Gli altri cognomi presenti sulle cassette delle lettere del condominio dove vive Mara, rimandano a famosi scrittori: Burroghs a William S. Burroghs o, più probabilmente, a Edgar Rice Burroughs; Stevenson a Robert Louis Stevenson; Conrad a Joseph Conrad; Wilde a Oscar Wilde.

La formula recitata per evocare Mala, «Saday Agios Other Agla Ischiros Athanatos», è la parte conclusiva di un incantesimo di evocazione, contenuto, ad esempio, nel manoscritto chiamato Opération des Sept Esprits des Planètes, conservato alla Bibliothèque de l’Arsenal di Parigi. L’invocazione completa recita:

«Ti scongiuro, N… (nome del demone invocato), in nome del grande Dio vivente che ha creato il cielo e la terra e tutto ciò che è in esse contenute e in nome del suo unico Figlio, redentore del genere umano, e dello Spirito Santo, consolatore benigno, e per il potere dell’Empireo Celeste, di apparirmi subito e senza indugio, e con figura gradevole, e senza fragore, e senza danno della mia persona e di coloro che mi accompagnano, e di fare tutto quello che ti comanderò. Ti scongiuro, per il Dio vivente, El, Ehome, Etrha, Ejel aser, Ejech, Adonay Iah Tetragrammaton Saday Agios other Agla ischiros athanatos amen amen amen!»

A chi si riferisce Dylan quando ricorda che «c’è chi dice che la vita di tutti è soltanto un sogno»? Anche qui le fonti sono molteplici. Fra queste c’è La tempesta (atto IV, scena I) di Shakespeare, in cui Prospero recita la famosa «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». Poi, il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, che in Il mondo come volontà e rappresentazione si chiedeva «Noi abbiamo sogni; non è forse tutta la vita un sogno». Ma il riferimento della citazione va probabilmente cercato nel dramma La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca.

Il finale della La bellezza del demonio ricorda molto il film Angel Heart – Ascensore per l’inferno, che sembra riecheggiare nel corso di tutto l’albo. Peccato che la pellicola sia uscita nello stesso anno della pubblicazione dell’albo e che quindi ipotizzare una filiazione è azzardato. Angel Heart è però tratto dal romanzo Falling Angel dello scrittore statunitense William Hjortsberg, autore anche della sceneggiatura del Legend di Ridley Scott.

Per finire guardiamo ai riferimenti pittorici a pagina 46. Se l’ultima vignetta contiene chiaramente un omaggio al Cristo Morto del Mantegna, anche se la visuale è qui ribassata, più difficile è individuare i riferimenti contenuti nelle vignette e nelle tavole immediatamente precedenti. Si potrebbe ipotizzare – addentrandosi davvero nel territorio dell’azzardo – un’ispirazione derivante dalle opere di Alfred Kubin e di Grandville e, in particolare da Il sogno di un crimine e punizione, del 1847.