Focus Maghette giapponesi e identità sessuali (3): da Madoka Magica ai ‘maghetti’

Maghette giapponesi e identità sessuali (3): da Madoka Magica ai ‘maghetti’

Terza e ultima parte di un dossier in cui ripercorriamo l’evoluzione del majokko attraverso le sue opere e autori principali. La prima puntata, incentrata su Sailor Moon, è qui, la seconda che parla delle CLAMP e di Kunihiko Ikuhara è qui.

Il gioco si fa sporco. Le maghette del nuovo millennio, da Madoka Magica a Kill la Kill

madoka magica
Madoka Magica

Sullo sfondo degli anni Novanta e Duemila scorrono pacifiche le avventure di innumerevoli formazioni di maghette spuntate sulla scia delle Sailor, dalla meteora delle Wedding Peach alle sirenette idol di Mermaid Melody, con tutto quello che ci sta in mezzo. I semi della magia, con un po’ di ritardo, attecchiscono anche in Italia con il fenomeno Winx.

Ciò che queste produzioni hanno in comune, oltre alla matrice sailormooniana, è un’estrema semplificazione della struttura narrativa e dei rapporti tra i personaggi. Di solito ogni maghetta ha il suo bel love interest, che è invariabilmente un ragazzo. Non c’è traccia della natura estremamente varia e sfumata delle relazioni tra i protagonisti di opere come Sailor Moon, Card Captor Sakura o Utena.

Poi, finalmente, una scossa. Gli anni Dieci del nuovo millennio si aprono con l’avvento di Puella Magi Madoka Magica (2011), un majokko di rottura a dir poco traumatico, in cui l’amore di una ragazza per un’altra assume un ruolo tanto centrale quanto terribile. Esso è il motore stesso che fa muovere la storia, ma si tratta di una storia di una brutalità inaudita.

Se Utena ne era in parte una decostruzione, Madoka Magica è la perdita dell’innocenza del majokko. Il suo pubblico di riferimento sono le generazioni cresciute a suon di Creamy e Sailor Moon, ormai abbastanza grandi per vedere il genere che ha scandito la loro infanzia arricchito di una dimensione oscura e profondamente tragica. Inoltre, in pochissimi anni, la serie è entrata a pieno titolo nell’immaginario otaku come “l’anime delle maghette lesbiche (che soffrono)”.

Homura Madoka
Homura e Madoka

Al contrario di come farà Yurikuma qualche anno più tardi, Madoka non è mai didascalico o eccessivo nel dipingere l’amore irrealizzabile di Homura per Madoka. Non c’è dubbio che, volendo, la storia possa essere interpretata anche come una metafora dell’impossibilità di quell’amore, ma si tratta solo di una possibile chiave di lettura in un mazzo molto più ricco. Il creatore Gen Urobuchi, pur ammantandosi di quell’elusività tipica dei giapponesi, ha affermato che per lui «qualsiasi rapporto possa nascere tra un uomo e una donna, può esistere anche tra persone dello stesso sesso» e che l’amore eterosessuale «non ha niente di speciale» rispetto agli altri tipi di amore.

C’è comunque una caratteristica, nell’amore di Homura, che lo affranca sia da quello di Madoka per lei – che è candido e disinteressato – che dalla rappresentazione dell’amore fra ragazze come qualcosa di tenero e grazioso, così diffusa in questi casi. Un aspetto, questo, in aperto contrasto con la scelta di un character design moe. L’amore di Homura non è disinteressato e non è candido. È un amore ostinato e straziante, e soprattutto egoistico, che può e finisce per generare mostri. Specialmente nell’ottica del lungometraggio The Rebellion Story, che ne mostra i risvolti più morbosi. Proprio per questo, però, il sentimento di Homura è straordinariamente reale ed è impossibile, per noi che la stiamo a guardare, non parteggiare per lei nel suo rifiuto categorico di arrendersi.

kill la kill anime majokko
Kill La Kill

La creatura più atipica di quello che potremmo definire il post-majokko del nuovo millennio, che non ha paura di sporcarsi e mischiarsi ad altri generi, è senza dubbio Kill la Kill (2013), in cui sequenze di trasformazione e divise alla marinaretta di sailormooniana memoria sono inserite in un impianto narrativo shonen. Nell’universo di Kill la Kill sono le donne a tirare le fila del mondo, e così anche le relazioni più importanti sono quelle che intercorrono fra loro. Le protagoniste, insieme al ruolo che di solito spetta agli eroi maschili, ne usurpano anche i tipici love interest: Ryuuko con la graziosa compagna di classe Mako, Satsuki con l’amica d’infanzia Nonon. E per queste maghette lesbiche super violente c’è anche il lieto fine, perché la serie si chiude proprio su un appuntamento in piena regola tra Ryuuko e Mako.

Arrivano i maghetti! Finalmente?

Ne hanno fatta di strada, queste maghette. Sono diventate famose, hanno salvato il mondo, l’hanno distrutto e poi ricostruito. Ma una cosa non l’hanno ancora tentata: prestare i loro poteri ai maschietti. Gioielli magici, bacchette rosa e tutto.

Dobbiamo aspettare fino al 2015 per vedere una squadra di mahou shonen che si rispetti, con tanto di braccialetti magici, outfit coordinati e sequenze di trasformazione musicali. Succede in Binan koko Chikyu boei-bu Love!, che vede protagonisti cinque ragazzi magici, reclutati da una specie di koala alieno color rosa shocking. L’anime prende in giro in modo molto blando gli stereotipi del majokko, ma purtroppo butta all’aria l’opportunità di riflettere – anche solo in modo giocoso – sugli stereotipi di genere, riducendosi a una sfilza di gag sciocche e scene di puro fanservice a uso e consumo delle spettatrici. Binan koko Chikyu boei-bu Love! va infatti ad inserirsi nel contesto di una serie di prodotti e rivolti a un pubblico di fujoshi, vale a dire le appassionate dei generi BL (Boy’s Love) e yaoi, realizzati da donne per altre donne. Un tipo di produzioni che, come accade per ogni genere, ha i suoi alti e bassi e include opere di tutto rispetto (uno dei titoli più validi degli ultimi anni è Free!, serie incentrata su un team di nuotatori muscolosi che, bicipiti e deltoidi a parte, regala soddisfazioni anche a chi cerca una trama ben scritta e dei personaggi non banali). Purtroppo, però, non è questo il caso. In fin dei conti, questi maghetti non sono che l’ennesima variazione della solita ricetta: tanti bei ragazzi molto poco eterosessuali, tante scuse per farli spogliare e poco altro.

Binan koko Chikyu boei-bu Love! majokko
Binan koko Chikyu boei-bu Love!

Dal punto di vista della rappresentazione mediatica della popolazione GLBT, Sailor Moon o Card Captor Sakura negli anni Novanta hanno reso un servizio migliore alla causa di quanto non abbia fatto Binan koko Chikyu boei-bu Love! nel 2015. Innanzitutto per una questione di rating, di genere e di diffusione.

Da una parte abbiamo una serie confezionata ad hoc per un pubblico che spesso cerca una versione stereotipata dell’omosessualità – che bene o male è sempre la stessa, con le stesse dinamiche e le stesse tipologie di personaggio. Dall’altra abbiamo a che fare con prodotti di larga diffusione, rivolti a una fascia di pubblico che parte da un’età molto giovane fino ad arrivare a quella più adulta e, trasversalmente, a coinvolgere anche l’audience maschile. La natura stessa del majokko, con le sue formule ripetute a oltranza, le sequenze di trasformazione e di attacco riproposte in ogni episodio, gli oggetti magici e le mascotte trasposti in infiniti gadget, è quella di un incantesimo che passa di bocca in bocca e finisce per incantare, volenti o nolenti, un po’ tutti.

Insomma, i maghetti sono fatti per appagare le fantasie di un pubblico ristretto, le maghette sono fatte per conquistare il mondo. E, facendolo, portare con loro un messaggio di accettazione dell’amore in tutte le sue sfumature. Ancora una volta, vincono le ragazze.

Seguici sui social

53,244FansMi piace
1,639FollowerSegui
2,645FollowerSegui
18,944FollowerSegui

Ultimi articoli

codice creature estinte

Il codice delle creature estinte

Il codice delle creature estinte la biografia di un chirurgo immaginario di fine dell'Ottocento e la raccolta dei suoi studi sulle creature fantastiche.
lucha y siesta asta disegni

I disegni di Zerocalcare, Altan, LRNZ, ZUZU e altri all’asta per Lucha y Siesta

Domenica 15 dicembre alle 21, presso il Teatro India a Roma, più di 40 disegni di fumettisti saranno messi all’asta per supportare Lucha y Siesta.
strange academy fumetto marvel

“Strange Academy”, il nuovo fumetto Marvel di Skottie Young e Humberto Ramos

A partire da marzo, Marvel Comics pubblicherà la nuova serie "Strange Academy", spin-off del Doctor Strange in stile Harry Potter.