Focus Interviste Spaceman Project: crowdfunding multilingue. Intervista all'editore e a Fabio Visintin

Spaceman Project: crowdfunding multilingue. Intervista all’editore e a Fabio Visintin

Fra la carta e la rete, il crowdfunding sta spesso nel mezzo: internet come opportunità per raccogliere l’attenzione e i fondi necessari a costruire progetti fumettistici pensati per essere stampati. Così accade per le più note piattaforme di crowdfunding utilizzate dai fumettisti (Kickstarter, Indiegogo, Ulule), e così accade anche per Spaceman Project, nuova piattaforma quadrilingue (inglese, francese, spagnolo, italiano) creata in Spagna e gestita da Sandro Mena, già editore con i marchi Ninth Ediciones e Spaceman Books e promotore dell’iniziativa.

Dopo avere lanciato nei mesi scorsi tre progetti, di cui due andati a buon fine (uno firmato da Enrique Fernandez, l’altro da Andre e Josep Busquet), Spaceman Project ha avviato la campagna per il primo progetto di un autore italiano, il bravo Fabio Visintin, che propone un ambizioso adattamento dell’Odissea. Ci è parsa una buona occasione per scambiare qualche parola con l’editore sulle caratteristiche di questa nuova piattaforma specializzata, e per chiacchierare con l’autore stesso.

ODISSEA: Fabio Visintin, disegno. from Spaceman Project on Vimeo.

Sandro Mena

Numerosi fumetti, oggi, nascono grazie a piattaforme di crowdfunding ‘generaliste’ come Kickstarter, Indiegogo, Ulule. Quali opportunità può offrire una piattaforma specializzata come Spaceman Project?

In Spaceman Project ci definiamo degli appassionati del fumetto: è la nostra vita. Tutta la squadra ha anni di esperienza e ci si siamo posti come obiettivo quello di pubblicare grandi opere. In relazione a questo abbiamo deciso di creare una propria piattaforma di crowdfunding per creare fumetti con autori internazionali e in diverse lingue. A differenza di altre piattaforme, diamo pieno sostegno all’autore, che deve solo preoccuparsi principalmente del lato creativo, al resto pensiamo noi. Con il nostro sistema editoriale, se la campagna raggiunge il 100%, inizia la creazione del fumetto e successivamente a libro ultimato, andremo anche a vendere il libro fisicamente nelle librerie, l’autore ovviamente per queste vendite riceve delle royalty per ogni copia venduta e pattuita come da contratto.

Distribuiamo direttamente in Spagna, Italia, Francia e Belgio. Per gli altri paesi, co-curiamo con altri editori la licenza e il lavoro di vendita dei diritti esteri. Il nostro obiettivo principale, come editoriale è di raggiungere contemporaneamente in tutti i paesi i potenziali lettori. Infine, il nostro crowdfunding con il nostro sistema prevede che se il progetto non raggiunge il 100%, Spaceman project come un editore può prendersi cura di tutto il resto in modo che il lavoro diventi in ogni modo una realtà. Il nostro primo fumetto che ha raggiunto la meta è Nima, del maestro Enrique Fernandez: adesso è in fase di creazione e il prossimo anno vedrà la luce.

Perché avete scelto, come primo autore italiano, proprio Fabio Visintin?

Fabio Visintin è un grande artista con uno stile sorprendente. Dal primo momento in cui ho visto il suo progetto, ho pensato che fosse perfetto come primo lavoro per un autore italiano su Spaceman Project. L’Odissea, narrata come lo fa Fabio, assume un nuovo significato. Le sue pagine sono piene di emozione e bellezza. Personalmente, questo lavoro è uno dei più audaci e rischiosi di quest’anno. Vorremmo che questo libro diventasse realtà  e che il pubblico si stupisse tanto quanto ci siamo innamorati noi del suo lavoro.

Puoi anticiparci qualcuno dei prossimi progetti?

Abbiamo autori di tutti i paesi. In questo momento abbiamo in campagna Máculas di Jordi Pastor e Danide, un metafumetto di grande forza grafica e una sceneggiatura molto intrigante e originale. E Nosferatu di Diego Olmos, un libero adattamento del film basato sull’opera Dracula di Bram Storker, in cui l’autore riesce a far vibrare con il suo chiaroscuro scene cupe in una narrazione fluida e diretta. Nella seconda parte di quest’anno annunceremo diversi autori italiani incredibilmente bravi e con talento da vendere e soprattutto ben noti ai lettori italiani. Ma bisogna aspettare un po’ per sapere chi sono, seguiteci e lo scoprirete presto.

Di seguito, una selezione di tavole in versione non colorata.

Fabio Visintin

Fabio, com’è nata l’idea di rivisitare L’Odissea?

All’inizio è stato per una ricerca di mercato, volevo arrivare ad un pubblico più vasto, quindi ho pensato di raccontare qualcosa utilizzando solo il linguaggio visivo, che avrebbe consentito di farsi capire da lettori di altri paesi superando il problema della lingua diversa.

A quel punto mi serviva un racconto abbastanza noto che facesse da struttura portante e rendesse più decifrabile la lettura. Ho pensato all’Odissea perché è il prototipo del romanzo moderno, in quest’opera vi sono infatti tutti i modi della narrazione, rileggendo il testo e molti altri libri sull’argomento mi sono via via appassionato ancora di più rendendomi conto che quell’intuizione iniziale era stata particolarmente felice.

Hai avuto riferimenti iconografici particolari nella lavorazione, moderni o classici?

L’immagine che noi abbiamo dell’antichità classica ci viene in buona parte dagli studi scolastici oppure dalle interpretazioni Holliwoodiane. Io volevo uscire da questi schemi.

Ci sono, nel mio ricordo dei modelli a cui rifarsi, penso ai film di Pasolini: Medea, Edipo re, ed anche al Satiricon di Fellini, penso anche al famoso sceneggiato televisivo di Rossi che per la prima volta tentava una ricostruzione dell’antichità meno “satinata” di quella propostaci dal cinema americano, ma soprattutto mi ha ispirato la visita al museo archeologico, la visione dei manufatti, la loro elegante bellezza la percezione di un mondo antico più vasto ed articolato di quello generalmente descritto.

Ti ha in qualche modo ispirato da un punto di vista visivo a creare immagini ricche il fatto che Omero fosse cieco e che l’Odissea appartenesse alla tradizione orale?

La cecità di Omero e la tradizione orale non so quanto abbiano influito nella mia scelta, ma sicuramente la sfida principale quando si decide di concentrarsi su di una narrazione esclusivamente visiva , sta nel creare delle immagini che emozionino, che trasportino il lettore in un’atmosfera particolare, davanti alla visione la parte infantile del lettore deve provare stupore e curiosità. Per capirci e con le dovute distanze e riverenze che si devono ai grandi maestri, vorrei riuscire almeno in millesima parte a dare la gioia visiva che mi diede la lettura di Harzak di Moebius al suo apparire.

OdisseaVisin0

Oltre ai motivi divulgativi espressi prima, perché hai scelto il racconto muto?

Oltre ai motivi già espressi, mi sembra giusto citare ciò che ho scritto nel testo di presentazione al crowdfunding:

Il vecchio Antenore, nel terzo libro dell’Iliade, ricorda di aver ospitato Ulisse nella sua casa, mentre si tentavano trattative di pace tra greci e troiani. Lo definisce così: ” Restava immobile guardando in basso, con gli occhi fissi al suolo. Sembrava non sapesse che dire. L’avresti detto in preda alla collera oppure pazzo del tutto. Ma quando dal petto faceva uscire la voce profonda e diceva parole che parevano fiocchi di neve in inverno, allora nessun uomo avrebbe sfidato Ulisse, nessuno pensava a guardare il suo aspetto”. Il re di Itaca possedeva la magia della parola. Come potevo tradurre in parole i “fiocchi di neve” senza sminuirli? Ecco che allora, il silenzio, lo scorrere delle immagini sono stati scelti come la maniera più appropriata per ridare suggestione a questo racconto, nel quale il Mare e la Solitudine hanno una parte così rilevante.

Coma mai hai scelto il crowdfunding?

La scelta del crowdfunding è un’esperienza che mi interessa fare e questo progetto si prestava particolarmente in quanto fruibile da subito per lettori di diversa nazionalità e lingua. Quello del crowdfunding mi sembra oggi per un autore di fumetti non seriali l’unico modo per poter realizzare un progetto come questo “da professionista”.

Mi spiego meglio: io di questo lavoro ci vivo e quindi non posso permettermi di lavorare 6/8 mesi senza percepire nessun compenso oppure solo (nella migliore delle ipotesi) anticipi molto contenuti, se fosse per me lo farei anche gratis, ma lo faccio per il mio padrone di casa e il mio supermercato, a loro non interessa l’arte… vogliono stranamente essere pagati.

Scherzi a parte, la scomparsa delle riviste che consentiva agli autori un primo passaggio retribuito mentre l’opera era in divenire ha reso molto più difficile la produzione professionale di lunghe opere, come ad esempio esistevano negli anni sessanta e settanta. Ovviamente esistono eccezioni al mio discorso: Gipi, Zerocalcare. Ma si tratta di casi limitati che trascendono la struttura di questo tipo di lavoro e diventano fenomeni di costume.

Certo anche questo sistema (il crowdfunding) ha bisogno di pratica e conoscenza e quindi il risultato non è mai scontato, mi riservo di fare tutte le considerazioni del caso quando sarà finita questa campagna, per ora sto imparando molte cose.

Di seguito, le prime cinque pagine complete, a colori.

È anche una questione ideologica ad averti spinto (produrre dal basso)?

Essenzialmente si tratta di una questione produttiva, sono pochi, ammesso che ci siano, gli editori in grado di supportare un progetto come questo, inoltre questo sistema consente di arrivare ad una progettazione non influenzata dalle esigenze di linea editoriale della casa editrice, insomma il libro lo fai come te lo sei immaginato.

Lavori molto illustrando copertine di romanzi piuttosto popolari e il tuo libro a fumetti più recente ha avuto un ottimo riscontro di critica. La tua produzione a fumetti rimane legata a realtà di piccola editoria. Come mai questa scelta?

Non si tratta di una scelta ideologica, anche perché il mio lavoro di illustratore, quello che mi consente di campare, lo svolgo prevalentemente per case editrici importanti: Marsilio, Mondadori, Giunti, De Agostini, ecc… ma nel mondo del fumetto questo è più difficile.

Il fumetto richiede un grosso sforzo produttivo e di questi tempi non paga abbastanza, oppure diciamo che nel nostro paese non ha i numeri per poter produrre in maniera professionale, i miei stessi libri a fumetti io li ho realizzati come “investimento pubblicitario” ricavandoci nulla o quasi, quindi ho preferito pubblicarli con amici. Vincere scudetti col Manchester è facile, ma quando ho vinto il Gran Guinigi o il premio Micheluzzi con un libro edito da Comicout, oppure avere le tavole in esposizione alla mostra di Roma tratte da un fumetto edito da Roundmidnight, mi sono sentito come il Leicester di Ranieri.

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