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Bobo alla ricerca di un senso di appartenenza

Alla ricerca della pecora Fassina è un libro molto strutturato e rappresenta l’ultimo generoso e lucido tentativo da parte dell’autore satirico Sergio Staino di partecipare al dibattito politico in corso sulla sinistra italiana. Lo fa scrivendo e disegnando, con la collaborazione del figlio Michele, un graphic novel di 222 tavole, seguite da 25 grandi vignette a doppia pagina con le quali si disegnano possibili futuri epiloghi umoristici.

Leggi anche: Diego Cajelli intervista Sergio Staino

staino alla ricerca della pecora fassina

Proprio mentre sto scrivendo, leggo la notizia, abbastanza clamorosa, dell’esclusione per irregolarità nella raccolta delle firme della lista di Stefano Fassina dalle elezioni municipali di Roma. Il candidato farà ricorso, la sua partecipazione non è definitivamente esclusa, ma ai fini della presente recensione, che riguarda un libro così intitolato, una notizia del genere sembra confermare (ancora una volta) le amare riflessioni di quest’ultima opera di Staino.

Il sottotitolo chiarisce in modo sintetico ed efficace i contenuti del volume: “Manuale per compagni incazzati, stanchi, smarriti ma sempre compagni”. Il paratesto è arricchito anche dalla prefazione di ellekappa, che già di per sé potrebbe essere considerata una recensione definitiva e che contiene decine di frasi degne di diventare geniali claim o sottotitoli alternativi. Per esempio, quando viene delineato l’attuale contesto politico a cui il libro fa riferimento: «Il PD non perde ma non vince. I grillini non vincono ma non perdono. Berlusconi perde ma continua a ricattare il Paese come se avesse vinto». Ancora ellekappa spiega come il pubblico adulto di sinistra possa condividere con i più giovani un libro che necessita di non pochi riferimenti storico-politici e come Staino utilizzi molto bene la figura comprimaria, in un’epoca in cui si evocano le ruspe, di un giovane rom al posto dei suoi familiari.

Attraverso il suo alter ego Bobo, Staino commenta e interpreta gioie e dolori dei militanti di sinistra ormai da quasi quarant’anni. Un periodo veramente lungo, in cui il principale partito dello schieramento cosiddetto progressista si è trasformato profondamente. Il Partito Comunista Italiano è cambiato, diventando, in seguito alla caduta del muro di Berlino, prima Partito Democratico della Sinistra (1991), poi Democratici di Sinistra (1998) e infine Partito Democratico (2007).

Bobo ha accompagnato interamente questo lungo travaglio politico esistenziale partendo da Linus (grazie a Oreste Del Buono) e proseguendo su L’Unità e sul suo mitico inserto satirico Tango, che Staino stesso ha fondato e diretto. Bobo a un certo punto è arrivato persino su TV Sorrisi e Canzoni. Milioni di italiani hanno così imparato a conoscere la famiglia post moderna, ma visceralmente di sinistra, composta da Bobo, dalla moglie Bibi e dai figli Ilaria e Michele. Importante anche il giro di amici, ognuno dei quali rappresenta un segmento della sinistra, come l’irriducibile filosovietico Molotov e la femminista Erna.

staino

Tralasciando di ricordare tutte le ulteriori formazioni nate nel corso di questo lungo processo, va riconosciuto che il Partito ha sempre mantenuto una certa identità di valori, incarnati da dirigenti prevalentemente provenienti dal precedente PCI. Poi però è arrivato Matteo Renzi, divenendo in breve tempo prima Segretario (2013) e poi Presidente del Consiglio (2014). Renzi ha portato al potere un gruppo dirigente molto più giovane dei precedenti, modificando completamente prassi, linguaggio e obiettivi politici.

Con questo libro, Staino dice la sua sullo sconquasso creatosi tra i militanti, uno smarrimento piuttosto profondo essendo il grosso di essi (collocati tra Partito, sindacato e associazionismo vario) ancora legato, non solo sentimentalmente, a visioni composite che rimandano a padri storici come Gramsci e Berlinguer. A questo proposito, giova sottolineare il valore evocativo di ogni nome di questa lunga storia, che Staino è capace di maneggiare con cuore e mestiere. Cofferati, Ferrara, Prodi, Berlusconi, Renzi, Cuperlo e lo stesso Fassina del titolo sono tutti nomi che corrispondono a ruoli e psicologie che il lettore di riferimento di questo libro non solo conosce bene, ma ha anche nominato, benedetto e maledetto centinaia di volte.

Il terreno in cui si muove Staino è quindi ben conosciuto (e sofferto). La modalità scelta è invece di tipo apologetico: il pastore Renzi ha perso una delle sue cento pecore, Fassina, appunto. Ma non se ne cura più di tanto. Bobo invece, da bravo compagno, parte subito alla sua ricerca, perché «ogni pecora è preziosa», cioè un vero grande partito ha bisogno di tutti. Inizia così un lungo viaggio in cui Bobo vive situazioni paradossali, dove ironia e amarezza convivono grazie alla bravura e alla sensibilità di Staino. Bobo incontra una dopo l’altra una serie di figure emblematiche del Partito con cui si consumano confronti dialettici sempre molto schietti.

Ognuna di queste situazioni corrisponde a uno sketch dal sapore di commedia all’italiana, ma risolto regolarmente con le battute tipiche delle strisce e delle vignette satiriche. La scenografia di questi incontri è fatta di luoghi generici come strade, appartamenti e ristoranti, ma funzionali a giustificare i continui incontri. Il bambino rom che accompagna Bobo commenta disincantato l’assurdità delle situazioni, tra le quali va almeno citata l’idea di Renzi di candidare Bono degli U2 a sindaco di Roma. E qui è giusto fare presente che Staino è tutt’altro che renziano. L’attuale Segretario-Presidente del Consiglio non ne esce bene, così come fanno una grama figura quasi tutti gli altri dirigenti. Tra compagni e quadri c’è un evidente frattura ideale, solo parzialmente ricomposta dal senso di appartenenza a una storia molto più grande dei singoli.

Bobo compie un’impresa di livello titanico: pur subendo una delusione dietro l’altra, riesce alla fine a ritrovare la pecora Fassina e a confrontarsi sullo stato del Partito. Le posizioni rimangono ovviamente inconciliabili e Bobo (quindi Staino) compie la scelta più difficile e meno comprensibile in un mondo social come quello attuale: rimanere nel PD. Questo, però, è ancora niente perché la perseveranza e la serietà di Bobo consentono il verificarsi di un vero e proprio miracolo: la conquista di un nuovo iscritto, la cui identità lascio apprezzare a chi vorrà leggere questo libro.

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Per chi legge fumetti da molti anni può esserci un altro risvolto da cogliere. Staino fa parte della grande generazione di autori che hanno fatto grandi le riviste italiane. Pur provenienti da ambiti diversissimi, è stato per anni possibile trovare sulle stesse pagine gente come Pratt, Crepax, Pazienza, Micheluzzi, Manara e tanti altri che, spesso e volentieri, si conoscevano e frequentavano. Molti di questi ci hanno già lasciato, ma tra quelli ancora in attività ecco che troviamo opere recenti in cui alcuni di questi grandi aggiornano la loro visione del mondo.

La lettura di Alla ricerca della pecora Fassina mi ha dato una grande emozione perché mi ha ricordato anche Fin dove arriva il mattino, cioè l’episodio conclusivo della lunga saga di Ken Parker. Bobo e Lungo Fucile hanno in fondo percorso strade parallele, pavimentate di etica, laicità, umanità. Entrambi si trovano sul finire della propria vita a confrontarsi con nuovi mondi in cui non c’è più spazio per gli eroi civili o dove i nuovi eroi sono figure perlomeno discutibili che credono di esserlo. Per fortuna le regole dell’avventura e quelle della satira sono diverse e, mentre da una parte non resta che accettare l’inesorabile fine, dall’altra si testimonia come valga la pena comunque vivere. Bobo dice «Mica sono uno che si arrende, io». Con questa frase si conclude sostanzialmente un libro che a sfogliarlo è bello grigio, essendo colorato a mezzatinta (e racchiuso in una copertina che francamente si sarebbe potuta concedere un po’ più di rosso…), ma che rivela la grande passione di un autore che i fumetti li ha sempre saputi fare.

Alla ricerca della pecora Fassina
di Sergio Staino
Giunti Edizioni, 2016
288 pagg., 16,00 €

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