Lucca Comics interviene sulle polemiche intorno alla Selezione dei Premi 2016

I premi – in qualsiasi ambito – sono spesso destinati a generare polemiche. Dopo l’annuncio delle 30 opere incluse nella “Selezione” dei Premi Gran Guinigi 2016 di Lucca Comics and Games, è saltata subito all’occhio l’assenza di alcuni editori e autori importanti, fatto che ha suscitato perplessità in rete e sui social.

Per comprendere i meccanismi dietro l’assegnazione dei premi e il perché di tali assenze, abbiamo intervistato Giovanni Russo, Coordinatore Area Eventi di Lucca Comics and Games.

gran guinigi 2016

Le selezione delle 30 opere candidate ai Premi Gran Guinigi 2016 ha generato perplessità da più parti. Ad avere colpito molti lettori (e operatori) è soprattutto l’assenza dei due editori di gran lunga più significativi in Italia, Panini Comics e Bonelli Editore. Come è potuto accadere? È stata una scelta della Giuria, o del festival?

Per quanto riguarda Panini, né l’una né l’altra cosa. Panini ha deciso di non partecipare ai Gran Guinigi, per cui nessun titolo Panini può apparire in selezione, a meno che sia sottoposto direttamente dal suo autore. I motivi di questa decisione andrebbero chiesti a Panini, anche se ovviamente ne abbiamo molto discusso. Da parte mia non posso che ribadire, come ho già espresso direttamente a loro, il mio rammarico per questa decisione. Il nostro obiettivo resta il coinvolgimento massimo dell’editoria nei meccanismi dei Gran Guinigi, per cui la defezione di un editore come Panini, basata su motivazioni che capisco ma non condivido, è senz’altro motivo di riflessione. Tutto il resto dipende dalle submission e dal giudizio della Giuria, la cui indipendenza per noi è un valore fondamentale. E laddove c’è una giuria indipendente, c’è sempre la possibilità che una scelta possa non piacere a tutti. E meno male, direi.

Lo scopo dei Gran Guinigi è “fotografare il meglio del fumetto pubblicato in Italia” [così recita la presentazione dei Premi sul sito di Lucca C&G]. Penso allora valga la pena chiarire il meccanismo, che ancora prima della selezione nasce da una fase di submission. Gli editori sono invitati da Lucca C&G a fare le proprie libere proposte, o a sottomettere tutta la produzione dell’anno? Nel primo caso, naturalmente, un rischio c’è: quello di delegare a monte una parte della selezione, lasciando così agli editori la decisione su cosa rappresentare (e cosa mettere in ombra) di quel “meglio”. La Giuria può svolgere un lavoro di ‘compensazione’, o si attiene al paniere determinato dalle submission?

Sì, l’ambizione è quella che dici tu. Poi, siccome definire cosa sia il “meglio” è sempre opinabile, lo scopo immediato è meno ambizioso, ed è quello di segnalare al pubblico i fumetti giudicati migliori da una Giuria indipendente, attraverso un meccanismo trasparente normato da un regolamento. Alla base dei Gran Guinigi c’è fin dal 2004 un meccanismo di submission, aperto sia agli editori che agli autori. La ragione è da una parte coinvolgere l’editoria nel meccanismo del premio, che è anche – non solo – uno strumento di promozione editoriale; dall’altra garantire quello che per noi è un punto fondamentale, ovvero che la giuria abbia fisicamente in mano i volumi che dovrà giudicare e il tempo necessario per valutarli sensatamente. Vista la mole della produzione fumettistica italiana, questo è possibile solo tramite la collaborazione degli editori, che ci forniscono le copie da inviare ai giurati. La decisione su cosa sottoporre viene lasciata agli editori. Non invitiamo a sottoporre tutta la produzione dell’anno (che sarebbe irrealistico, specie per gli editori più grandi), ma non poniamo neanche limiti al numero di opere da proporre.

Molti premi, fumettistici o meno, si basano su analoghi meccanismi di submission: i Fauve di Angoulême, gli Eisner di San Diego, persino gli Oscar cinematografici. Per cui sì, in tutti questi casi è possibile che un’opera non vinca o non sia nominata solo perché non è stata sottoposta dal suo editore. Tu lo vedi come un rischio, per me fa solo parte del gioco. La Giuria può comunque svolgere un lavoro di compensazione tramite i premi agli autori, che possono andare oltre il perimetro della selezione. Per cui, se la Giuria ritiene che debba essere premiato un autore di cui, per qualsivoglia motivo, l’editore non avesse candidato i lavori, può comunque farlo. È successo molte volte.

Nella polemica intorno alle scelte recenti, c’è un aspetto che pare complicare il quadro: quella che Lucca C&G chiama da qualche anno “Selezione Gran Guinigi” comprende esclusivamente le opere, ma in realtà altri Premi Gran Guinigi sono assegnati agli autori (Miglior Disegnatore, Miglior Sceneggiatore, Miglior Autore Unico). Cosa motiva questa differenza, e come mai per gli autori non c’è una analoga rosa o “selezione”?

Come già suggerivi nella domanda precedente, la distinzione fra premi alle opere e premi agli autori sottende un meccanismo di compensazione. Quanto alla Selezione, è nata per individuare un pacchetto di opere che fosse possibile divulgare in anticipo rispetto al festival, in modo da permettere una promozione più efficace a un numero di volumi più elevato, tramite ad esempio operazioni come quella imbastita con le librerie Feltrinelli. Non sono mai state intese come candidature o nomination, ma piuttosto come un primo livello di riconoscimento, quasi un premio di per sé, un po’ nella logica del Premio Selezione Bancarella.

È la stessa Giuria che decide i vincitori che poi allarga lo sguardo e compila la Selezione. La logica è quella di indicare un “best of” del parco delle submission, premiati inclusi. È vero però che la Selezione ha accentuato l’attenzione sui premi alle opere, accrescendo un’impressione di asimmetria con i premi agli autori. Molti poi le scambiano per nomination, e persino voi di Fumettologica le avete comunicate come “candidati” ai Guinigi, implicando una scelta dei vincitori ancora da venire. Evidentemente non siamo riusciti a comunicare bene.

Le polemiche intorno ai premi sono qualcosa di ricorrente, un po’ dappertutto, e pressoché un “genere letterario” a sé. Il fumetto mi sembra però, da ormai qualche anno, trovarsi immerso in polemiche sui premi fin troppo frequenti. Quali sono le difficoltà specifiche, a tuo avviso?

Le polemiche fanno parte del gioco, e quello dei premi è un tema su cui potremmo discutere all’infinito. Permettimi di non entrare nel merito in questa fase. Però sì, penso che nel fumetto ci siano difficoltà specifiche. Un premio fumettistico cerca di mettere ordine in un panorama estremamente frastagliato, in Italia, forse, anche più che altrove. In nome del linguaggio “fumetto” si prova a tenere insieme tutto: serie e graphic novel, edicola e libreria, fiction e non fiction, carta e digitale, lungo e breve, autoriale e popolare. Sarebbe come se, in nome del comune linguaggio audiovisivo, un premio dovesse tenere insieme cinema, serie TV, documentari e video su YouTube. È un equilibrio molto difficile, e la domanda se sia intellettualmente lecito, o anche solo saggio, mi risuona molto più, per dire, di quella se avesse un qualche senso che Gipi o Zerocalcare partecipassero allo Strega.

C’è poi il grande tema della discrezionalità del meccanismo. Se lo è troppo rischi di adagiarti in equilibrismi di piccolo cabotaggio ed errori di valutazione marchiani, come quello in cui è caduta Angoulême. Se lo è poco, come il nostro, rischi che il comportamento asimmetrico dei vari attori produca risultati controversi. In definitiva, non c’è meccanismo che non comporti dei rischi. Sempre che, ovviamente, non sia un premio di cui non importa niente a nessuno.