Alla ricerca della perfezione nel racconto. Intervista a Kaoru Mori

di Andrea Fontana e Ilaria Galvani

Kaoru Mori è una voce forte e nuova nel panorama del manga giapponese. In Italia le sue opere, da Emma a I giorni della sposa fino a Shirley, sono pubblicate da J-Pop. L’abbiamo incontrata durante Lucca Comics & Games 2016 per un’intervista in cui l’atmosfera generata dal suo carisma ha condizionato inevitabilmente la conversazione. La Mori chiede domande semplici e dà risposte brevi nel tentativo di essere più chiara possibile. Si reca alle interviste e alle sessioni di autografi in kimono tradizionale, curatissima sia nella pettinatura che nelle calzature. Ha un modo di esprimersi molto delicato, poetico, ad esempio per raccontare di quando lavora a una tavola mima il gesto del disegno e sembra di vederlo realizzare proprio davanti agli occhi.

L’autrice, come noto, non desidera né essere filmata né fotografata, il che non ci ha permesso di avere una documentazione fotografica. La sensei è inoltre una perfezionista. Parlando de I giorni della sposa ci ha rivelato quali sono i tempi per la realizzazione di una tavola: due ore per le matite, quattro ore per la china, da una a due ore per i retini a seconda della complessità della tavola.

emma emma mori

Nei suoi lavori pone un’attenzione particolare ai dettagli del luogo e del tempo in cui si svolgono le sue storie, che sia la dettagliata descrizione della vita quotidiana di una cameriera  nel periodo vittoriano piuttosto che nella tradizione dei ricami nei  vestiti di una popolazione nomade mongola. Qual è il suo lavoro in termini di documentazione e quanto è importante per lei?

Documentarmi è per me molto importante perché io devo realizzare quel mondo, un luogo e un’epoca diversi da quelli in cui vivo io. Se questa documentazione fosse poco curata, poco approfondita, per me significherebbe tanto, quindi la documentazione deve essere il più attenta possibile.

Ciò che è importante è che se la cultura è diversa dalla nostra è bene considerare che coloro che vivono in essa sono sempre esseri umani, quindi la mi intenzione non è  comprendere quella mentalità quanto cercare di far vivere il lettore  quella specifica cultura, sincronizzare insomma mentalità diverse.

Sebbene i suoi manga abbiano ambientazioni storico-geografiche totalmente diverse è evidente una sua costante attenzione alla dimensione sociale nelle sue storie. La struttura sociale, con le sue particolari regole, è un elemento fondamentale tanto da incidere nei rapporti tra i personaggi e nelle dinamiche familiari. C’è un suo interesse particolare a riguardo e se sì perché?

Interesse proprio particolarmente personale non ce l’ho però io ho questa idea: penso che noi viviamo con specifiche regole familiari, sociali sempre e ovunque. Secondo me cambiando le forme un individuo è più libero e altri no, siamo sempre legati a queste cose, queste regole. Sottolineando questo argomento penso che i lettori possano sentirsi più vicini ai personaggi.

Kaoru Mori

Il suo è un tipo di manga che per la ricerca, la caratterizzazione dei personaggi e i tempi narrativi si differenzia molto dal resto del fumetto giapponese. Cosa ne pensa del manga contemporaneo e quali sono i suoi autori di riferimento?

Io non ho nessun mangaka in particolare di riferimento, non ci sono autori a cui aspiro diventare. Però, rispetto molto Jiro Taniguchi, per i suoi tempi di realizzazione così diversi, i dettagli senza nessun “buco”, ebbene lui si esprime e crea senza imperfezioni.

C’è qualcosa che vorrebbe dirci a proposito del suo stile? Quale direzione sta prendendo? Quali sono i suoi obiettivi in quanto autrice e disegnatrice?

Il mio obiettivo è semplicemente diventare più brava. Vorrei che il mio lavoro diventasse sempre più ricco. Inoltre sento che alcune cose non riesco a esprimerle correttamente, questo fattore deve sparire.

Vorrei che la ricchezza del mio lavoro sia, sotto ogni punto di vista, come osservare un quadro: apprezzare il disegno, la lettura, deve esserci una ricchezza visiva e narrativa sotto ogni punto di vista.

giorni sposa Kaoru Mori

Le figure di Emma e Amira si caratterizzano come donne plausibili che di fronte a grandi avversità (che siano amori all’apparenza impossibili o problemi familiari) affrontano ogni ostacolo a testa alta senza nascondere paure e momenti di cedimento. Come autrice ha riscontrato difficoltà nel proporre donne “vere” sia nella loro fisicità che nelle loro azioni quotidiane e delineare figure femminili di questo tipo nella “finzione” narrativa?

Quando ho incominciato a disegnare Emma non avevo in testa di fare giochetti per vendere di più, pensavo solo a disegnare e a consegnare, forse sono riuscita a trasmettere più me stessa. Non aveva nessuna idea, preconcetti di figura di donna, e così ne è uscito fuori un personaggio molto realistico.

Sono felicissima e onorata di averla conosciuta, è stato davvero un grande piacere.

Io ho pochissime occasioni per vedere in carne e ossa una lettrice, addirittura una fan e quindi d’ora in poi disegnerò pensando a quella giornalista.