Nello studio di Ramie

Siamo entrati nello studio di Ramie, autrice francese trapiantata da anni in Italia, creatrice di Papy Boomer per il settimanale svizzero L’illustré e della serie Male Nero per It Comics.

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A che progetti stai lavorando attualmente?

In questo momento, il progetto che mi impegna maggiormente è la stesura del secondo numero di Male Nero, la serie che ho creato per It Comics. Sto lavorando anche due progetti per l’estero, uno per la Francia e uno per la Svizzera, ma per ora non posso dire di più.

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Quali sono gli strumenti che usi per disegnare?

Uso sia gli strumenti digitali che quelli di un secolo fa. Da quando ho familiarizzato con Clip Studio Paint sono anche arrivata a fare fumetti interamente in digitale, mentre prima usavo il computer solo per la fase finale di colorazione delle tavole. Però a volte mi piace ancora usare l’acquerello nero o la china diluita per dare i livelli di grigi alle mie tavole o illustrazioni che coloro poi con Photoshop.

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Hai qualche abitudine prima di metterti a disegnare ?

Assolutamente sì: accendo la musica! Niente musica, niente disegno. La musica mi trasporta nella mia bolla dove mi sento isolata dal resto del mondo. Per disegnare ho bisogno di trasferire la mia mente altrove. Non sono una disegnatrice compulsiva come quelli che scarabocchiano anche sulle tovagliette a pranzo o su qualsiasi pezzo di carta a portata di mano.

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Ci sono libri o fumetti che devono essere a portata di mano mentre disegni?

Certo! Io non ho una libreria vera e propria, i miei libri e fumetti sono sparsi un po’ dappertutto in casa, e ci sono quelli che rimangono in studio perché senza di loro non potrei lavorare. Alcuni sono tecnici, come Fare il Fumetto e Capire il Fumetto di Scott McCloud, ma la maggior parte sono libri dei miei autori di riferimento, tipo i fumetti del mondo di Oz disegnati da Skottie Young e le opere di Jose Luis Munuera, per citare solo quelli che mi hanno influenzato di più.

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Nello studio tieni un oggetto a cui sei particolarmente affezionata?

Vi presento il mio fedele amico, il Sacco. La storia di questo oggetto è un po’ assurda, come l’uso che ne faccio adesso.

L’ho fabbricato tempo fa, quando il mio insegnante di fumetto umoristico, in un’esercitazione, ci ha fatto dare vita a un oggetto. Ci aveva dato il compito di costruire un piccolo sacco riempito di sabbia da usare come modello per disegnarlo in varie pose: dovevamo farlo camminare, farlo saltare, disegnare le sue espressioni dalla tristezza alla gioia e così via. Sono stata l’unica di tutto il corso ad averlo fabbricato.
Ovviamente ormai questo sacco non mi serve più come riferimento, però è diventato un utilissimo appoggio per il gomito quando disegno sulla Cintix, cosi sento meno dolori a fine giornata. E ormai non posso farne a meno.

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