Recensioni Novità Il poliziesco secondo Garth Ennis

Il poliziesco secondo Garth Ennis

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.red team ennis

Seguito della prima miniserie Red Team, pubblicata da Dynamite nel 2013 e in Italia da Panini comics, Red Team – Double Tap, Center Mass riprende i due poliziotti protagonisti Eddie Mellinger e Trudy Giroux e riunisce il team creativo composto da Garth Ennis e Craig Cermak. Nel primo volume i due agenti facevano parte del Red Team, una squadra speciale del NYPD che aveva preso la strada dei vigilantes e toglieva di mezzo i criminali che sfuggivano alla legge. Un concept che Ennis introduceva brillantemente nel racconto cornice dell’interrogatorio di Eddie, il quale spiegava come al piano di uccidere un trafficante di droga che era sfuggito alla legge “successe la cosa peggiore possibile”: tutto filò liscio come l’olio, portando a una serie di azioni analoghe.

In questo sequel, intitolato Double Tap, Center Mass (che fa riferimento alla tecnica di sparare velocemente due colpi, mirando al bersaglio più grande ossia il torso), il Red Team non è stato riformato e i due detective sono confinati a lavorare su piccoli crimini, con conseguente frustrazione date le loro notevoli capacità. Si imbattono del tutto per caso in un figlio di papà che corre in auto con gli amici e, quando lo fermano per eccesso di velocità, scoprono che nel suo bagagliaio ci sono due membri morti di una gang. La dinamica al cuore del racconto diventa quindi il rapporto tra i due e il giovane, che si può permettere i migliori avvocati ma è comunque in un pericoloso pasticcio.

red team ennis

Rispetto ad altri fumetti di Ennis, in Red Team non c’è traccia di grottesco. Tutto reso è seriamente, più o meno come nelle molte storie di guerra dello sceneggiatore irlandese, ma non mancano la brillantezza dei dialoghi e diversi passaggi ironici. In particolare il secondo episodio è una prova notevole, quasi interamente dominato dalla discussione tra i due e il giovane ricco per convincerlo a collaborare all’indagine: un fiume di parole e speculazioni dove l’arte della retorica, aggiornata al turpiloquio del ventunesimo secolo, la fa da padrone. L’azione viene quindi posticipata per poi arrivare improvvisa e brutale nel quarto capitolo, che chiude la prima parte della storia.

Il quinto episodio, uscito lo scorso mercoledì, è infatti un momento di pausa per l’indagine, costruito soprattutto sull’introspezione di Eddie e sul suo rapporto con i superiori e con Trudy. Un passaggio per certi versi obbligato, ma sviluppato con la miglior maturità di scrittura di Ennis (che del resto sta sfogando altrove le sue pulsioni più provocatorie e goliardiche: su Sixpack and Dogwelder per DC Comics e su Code Pru all’interno di Cinema Purgatorio).

red team ennis

Se lo sceneggiatore è particolarmente ispirato, lo stesso purtroppo non si può dire del disegnatore Craig Cermak, le cui matite già non erano memorabili nella prima miniserie, per via di personaggi dall’aspetto spesso un po’ ingessato soprattutto nelle scene d’azione.

In questa Double Tap, Center Mass purtroppo il comparto grafico è peggiorato dal cambio del colorista: Adriano Lucas è stato infatti sostituito da Vinicius Andrade e così da atmosfere più o meno efficaci si è passati a una brillantezza digitale che peggiora la staticità delle figure. Anche la recitazione dei volti, ossia il punto di forza di Cermak, appare ora meno disegnata e più fotoricalcata per effetto proprio dei colori oltre che delle chine più definite. Un limite questo del comparto grafico che impedisce alla serie di fare un salto di qualità e la imprigiona in una mediocrità visiva, che è purtroppo tipica di molti fumetti di marchio Dynamite.

***

control

BONUS: Sempre per Dynamite si è chiusa la miniserie in sei capitoli Control, di Andy Diggle e Andrea Mutti. Anche in questo caso si tratta di un poliziesco, dove una detective scopre la consueta cospirazione in cui i potenti della città sono ricattati dagli organizzatori di festini a luci molto rosse (addirittura rape party in questo caso), il tutto buttando in mezzo pure i new media, le nuove tecniche di sorveglianza e un po’ di solidarietà femminile che supera le barriere degli strati sociali. Niente di originale dunque e quel che è peggio poco e malamente sviluppato, sia dai testi di Diggle, di solito più bravo di così, sia soprattutto dai disegni di Mutti, che sembra aver realizzato l’intera miniserie estremamente di fretta, tanto da consegnare molte tavole francamente irricevibili.

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