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Sunday Page: Casty

Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le coversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica gigioneggio con Casty, nome d’arte di Andrea Castellan, sceneggiatore tra i più apprezzati nel panorama italiano. Dopo gli esordi su Cattivik e Lupo Alberto, approda alla Disney nel 2003, scrivendo e disegnando alcune delle migliori storie recenti di Topolino e, come scrive Andrea Tosti, contribuendo a riportare elementi andati persi nelle narrazione del settimanale come l’inquietudine.

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Queste pagine sono tratte da Topolino e la dimensione Delta, di Romano Scarpa, ovvero la storia che più di ogni altra ha fatto nascere in me la passione per i fumetti. Avevo 10 anni circa quando la lessi, e ne rimasi davvero colpito: c’era, in quella storia, tutto ciò che un bambino (ma anche un grande, che sia appassionato) può desiderare da un’avventura. Il mistero, i macchinari fantascientifici, dei personaggi buoni (e adorabili) e un cattivo (in questo caso Gambadilegno) che è davvero una carogna. Ci sono anche dei bei momenti commoventi, come la “morte” di Bep Bep, cosa davvero inusitata (per dirla alla Scarpa) da ritrovare in un fumetto di Topolino.

La scelta della doppietta a cosa è dovuta?

In queste due pagine è rappresentato il duello finale tra Topolino e Pietro, che è comunque più lungo visto che è iniziato nelle tavole precedenti e prosegue poi anche nelle successive. Il duello tra il buono e il cattivo è sempre il momento più epico e appagante, per lo spettatore o il lettore, di un’avventura: è in questo momento che, dopo aver sofferto assieme ai protagonisti, arrivano finalmente la liberazione e il sollievo e ci si a via verso la conclusione a lieto fine. Mi piacciono tantissimo i duelli finali, e quelli che imbastiva Scarpa tra Topolino e l’antagonista di turno sono spesso geniali.

Delle due tavole, la cosa che preferisco è la vignetta profilata. Drammatica, d’impatto, di rottura (letteralmente). E poi come in una manciata di vignette si passi dalla minaccia alla tenerezza fino all’umorismo fisico.

Da notare come Scarpa scelga di fare quella vignetta in controluce: sia per sottolinearne la drammaticità sia per evitare di mostrare chiaramente una ferita, che è una cosa poco opportuna e che probabilmente lo avrebbe fatto incorrere in qualche censura redazionale.

Fantastica poi l’abilità con cui sdrammatizza il tutto nella vignetta successiva, dove vediamo Gamba tremolante, che sembra proprio un bambino che si è fatto la bua, e Topolino con l’aria da genitore affettuoso che dice “Non è nulla! Qua un buon cerotto!”. E poi subito dopo l’inseguimento riprende, la faccia di Mickey non è nemmeno stupita perché sa che Pietro… è fatto così. Scena bellissima, quasi da cartone animato.

Tecnicamente parlando, mi piace molto l’attenzione con cui Scarpa curava le onomatopee: il R-I-I-IP, scritto con i trattini nel mezzo dà proprio l’idea di qualcosa che si sta lacerando. E’ una cosa che non fanno in tantissimi quella di curare “i suoni”, anche perché non ne vale la pena, visto che poi spesso nelle versioni che vengono rieditate all’estero molte onomatopee vengono sostituite. Notare anche il “Che diavolo…?” di Gambadilegno, esclamazione che al tempo si poteva usare tranquillamente mentre oggigiorno è tra le espressioni da non usare.

Una scelta stilistica dettata da restrizioni editoriali che, probabilmente, non sarebbe esistita senza quelle stesse restrizioni.

Come per chiunque scriva rivolto a un determinato target, anche per gli sceneggiatori Disney ci sono dei paletti, delle cose che è inopportuno rappresentare. E’ una cosa logica che ci siano, come d’altronde avviene in qualsiasi ambito creativo/lavorativo: se conduci il Tg non puoi presentarlo a torso nudo, per capirci… Se poi vuoi farlo non puoi gridare alla censura, semplicemente ci sono delle regole, delle direttive e vanno rispettate.

Questi paletti, che è importante conoscere PRIMA di affrontare una sceneggiatura, servono anche da stimolo: spessissimo a me è capitato di rappresentare duelli finali tra Topolino e i villain di turno, e la soluzione più comune sarebbe stata magari la solita sparatoria a colpi di revolver. I paletti mi hanno invece condotto a cercare soluzioni alternative, che poi si sono rivelate anche più divertenti e interessanti, come per esempio il duello tra Topolino e la Spia Poeta che Topolino affronta armato di… ombrello.

La cosa più difficile è ovviamente realizzare il tutto con naturalezza, senza forzature. Un esempio divertente può essere per esempio: uno prende una brutta botta in testa e tu sceneggiatore, per non far vedere l’atto violento, fai una vignetta con un bel “Gong!” che arriva da fuori campo e inquadri magari un passante che dice “Toh, la campana… E’ già l’una! Vado a pranzo!”. Escamotage come questi sono all’ordine del giorno, quando scrivi una sceneggiatura per Topolino.

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