Recensioni Novità Com'è Young Animal, la linea DC Comics curata da Gerard Way

Com’è Young Animal, la linea DC Comics curata da Gerard Way

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

young animal dc comics gerard way doom patrol

Gerard Way è noto soprattutto come musicista, sia come frontman dei My Chemical Romance, sia come solista, ma ha iniziato la sua carriera come stagista presso DC Comics ed è un fan assoluto di Grant Morrison, con cui è in ottimi rapporti (così come con Joe Hill e Neil Gaiman).

In passato ha lanciato due serie di relativo successo per Dark Horse: Umbrella Academy, di cui sta lavorando a un seguito insieme a Grabiel Ba e da cui è in lavorazione il progetto di una serie Tv, e The True Lives of the Fabulous Killjoys, cosceneggiato con Shaun Simon e disegnato da Becky Cloonan. 

Ora torna all’ovile come curatore della linea Young Animal, definita da DC Comics una “pop-up imprint” sebbene non si tratti di un progetto destinato a scomparire velocemente, visto che l’autore promette di scrivere Doom Patrol per almeno un paio d’anni e di non smettere finché non avrà finito le sue storie o non sarà licenziato. Jim Lee stesso dice che Young Animal è la linea di Gerard Way, che ama definirla anche Comics for Dangerous Humans, e continuerà fin quando lui sarà coinvolto, insomma una dichiarazione di fiducia notevole.

Il progetto risale per certi versi a dieci anni fa, quando l’editor Shelly Bond propose a Way di lavorare su Doom Patrol per la Vertigo. All’epoca Way non sentiva che era il momento giusto, ma nel 2014, dopo la pubblicazione del suo primo disco da solista, decise che i tempi erano maturi.

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Young Animal non rientra sotto l’ombrello Vertigo perché, spiega Way, l’etichetta è maturata nel tempo e si è lasciata alle spalle le proprietà DC Comics che la caratterizzavano negli anni Ottanta per diventare una fucina di progetti creator-owned (solo fino a un certo punto in realtà, ma non divaghiamo). Quindi riportare lì la Doom Patrol e Shade sarebbe stato un passo indietro: Young Animal vuole essere un’iniezione di novità alla DC, una sorta di più felice e sperimentale successore della linea DCYou, che controbilanci la classicità degli eroi principali della casa editrice nella loro fase “Rebirth”.

La linea Young Animal comprende quattro serie, peraltro arricchite da brevi fumetti d’appendice di pochissime pagine realizzati da altri autori e accomunati tra loro solo da uno spirito molto libero e in qualche caso quasi underground.

Dopo pochi mesi dal debutto, Young Animal ha già fatto molto parlare di sé sulle riviste statunitensi, specializzate e non, tanto da ritagliarsi dei veri e propri eventi, come quello alla NC Comicon di novembre, dove si tiene il The ComiQuest Film Festival for Dangerous Humans: una programmazione cinematografica scelta dagli autori coinvolti, come una sorta di preview del mood delle serie.

Doom Patrol

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Il titolo di punta – nonché atteso ritorno – è sceneggiato da Gerard Way per i disegni dell’ottimo Nick Derington, forse più noto come principale animatore di A Scanner Darkly che come fumettista, ma decisamente capace di alternare stili e trovare soluzioni originali, oltre che di un notevole character design.

La serie introduce alcuni nuovi personaggi, come l’autista di ambulanze Casey Brinke, che guida come una pilota da corsa, e Terry None, che lavora come telegramma vivente e canterino, chiaramente dotata di strane capacità (fa saltare in aria un tizio ballando) e conoscenze (si dice in grado di riparare Cliff Robotman).

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Le origini di Casey, ignare anche a lei stessa, saranno rivelate solo nel terzo episodio, ma non perché la serie abbia un ritmo decompresso, anzi, proprio per la ragione opposta: succedono così tante cose, in così tanti luoghi e a così tanti personaggi, che prima semplicemente Way e Derington non ne avrebbero il tempo.

La carne al fuoco è tantissima: oltre a Robotman ritroviamo Flex Mentallo, l’Uomo Negativo Larry Trainor e, anche se preferiamo non dire come, Danny the Street. Non manca nemmeno il prof. Niles Caulder, che appare ogni numero intento in attività imperscrutabili in una pagina di sei vignette. Una sorta di corporazione di alieni forse robotici ma soprattutto poligonali, i Vectra, ha trovato un misterioso modo per commerciare in carne senza limiti, per la gioia dei disgustosi Moofgoobers. Li ostacola a suo modo Robotman, combattendoli addirittura nel micromondo dentro un Gyros, ovviamente alla carne.

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Sembra una follia eppure tutto prende piuttosto presto un senso coerente, tranne per le pagine dedicate a Caulder, ma va benissimo così e non mancano nemmeno elementi metafumettistici che già nel terzo capitolo si fanno spintissimi. Non esitiamo a definire Doom Patrol la miglior serie DC Comics del momento (tolta ovviamente Sheriff of Babylon di Tom King per Vertigo).

Shade the changing girl

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Scrittrice di romanzi Young Adult, Cecil Castellucci è la sceneggiatrice di Shade the Changing Girl, dove Megan Boyer, una ragazza in coma e prossima all’eutanasia già firmata dai famigliari – sommersi dai debiti per le spese mediche – si rianima posseduta dall’aliena Loma Shade, proveniente dal pianeta Meta. Una studentessa appassionata di poesia che ha deciso di visitare la Terra grazie alla cappa della pazzia (“Madness Coat”).

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Raccontata così non sembra niente di straordinario, considerato poi che il secondo albo è tutto ambientato nella high-school – a parte per una parentesi su Meta. Nonostante tutto, Shade the Changing Girl riesce a essere lisergico e psichedelico come gli compete grazie ai disegni di Marley Zarcone (Effigy) e ai colori di Kelly Fitzpatrick (Peter Panzerfaust, Batman ’66), che danno vita a visioni ricche di distorsioni, elementi surrealisti e incursioni cromatiche, e che popolano il pianeta Meta di creature dall’aspetto molto variegato e folle.

Cave Carson has a cybernetic eye

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Il più improbabile dei personaggi recuperati dalla linea Young Animal è sicuramente Cave Carson, scelto da Way proprio perché la sua scheda nel Who’s Who della DC Comics era minuscola: spiegava che era un eroe esploratore del sottosuolo e che aveva un occhio cibernetico, di cui non veniva data alcuna ragione.

Personaggio davvero oscuro creato nel 1960 da France Herron e Bruno Premiani sulla scia di eroi di sci-fi come i Challengers of the Unknown, Cave Carson non era senza macchia: aveva rubato il suo superveicolo e viveva con una certa invidia il triangolo sentimentale che si era creato con i suoi due compagni, Johnny Blake e Christie Madison, tanto da abbandonare Blake quando avrebbe potuto salvarlo.

Nella serie lo ritroviamo dieci anni dopo il suo ritiro a vita privata, desideroso di essere coinvolto nell’esistenza della figlia, ma in qualche modo al centro di un intrigo che riguarda il suo misterioso occhio cibernetico, composto da un minerale sconosciuto.

Cosceneggiata da Way e dal suo compagno della Art School Jonathan Rivera, che non ha mai praticato professionalmente il fumetto finora, la serie è disegnata da Michael Avon Oeming, con il suo stile tradizionalmente cartoonesco e al tempo stesso noir già impiegato per esempio su Powers.

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L’occhio cibernetico permette di inserire scene più o meno visionarie e di costruire le tavole intorno ai dettagli a cui decide, di sua volontà, di dedicare la propria attenzione. Perché l’occhio è sempre intento a scansionare, che siano i vestiti della figlia o qualunque altra cosa entri nel campo visivo di Carson.

Nel primo episodio la serie regala anche un cameo dei Metal Men, ma è difficile valutarne la riuscita. Se il caos di Doom Patrol è stupefacente, qui la confusione narrativa sembra più artefatta e meno necessaria, inutilmente dispersiva nel raccontare la storia di un solo protagonista. I disegni di Oeming, buoni come ci si può aspettare da lui ma non certo sorprendenti, non bastano da soli a rendere la serie intrigante. Il progetto potrebbe comunque ingranare nei prossimi numeri, l’idea di base sembra buona e – diciamocelo – il titolo è bellissimo.

Mother Panic

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Arriva una nuova giovane vigilante a Gotham City, vestita di bianco e con gadget hi-tech più fantascientifici di quelli di Batman, oltre che con un carattere forse nichilista e autodistruttivo nella sua sete di vendetta.

Way spiega che l’idea della serie è di esplorare la celebrità della vita privata di Mother Panic, ossia la “celebutante” Violet Page, un tema che una rock star come Way dovrebbe saper trattare perfettamente. La serie però è scritta da Jody Houser e disegnata, almeno per il primo arco, da Tommy Lee Edwards, qui con un tratto dalle linee un poco più vistose del solito, ma sempre ricchissimo di dettagli e senso dell’atmosfera.

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L’idea nasce come costola di una storia di Batman, poi abortita, che Way ed Edwards pensavano di realizzare e la Houser, di cui è molto apprezzata dalla critica Usa la serie Faith per la Valiant, cerca di rendere da una prospettiva femminile.

A giudicare la primo numero è decisamente la proposta più tradizionale tra le Young Animal, tanto che compare pure Batman (nei prossimi numeri Way ha annunciato anche un cameo di Batwoman) e il taglio è molto più affine al genere supereroico. L’ultima volta che la DC aveva provato a introdurre un nuovo personaggio a Gotham non affiliato a Batman, con Simon Dark di Steve Niles, l’esperimento era durato solo 18 numeri e si era concluso senza strascichi. Per certi versi dunque Mother Panic, che è un personaggio del tutto originale, è la sfida più ambiziosa della Young Animal, ma non siamo molto fiduciosi che sarà vinta.

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