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Sunday Page: James Harvey

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Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le coversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica $waggo con l’inglese James Harvey, artista filo-nipponico artefice di Masterplasty e del progetto Bartkira, disegnatore di storie brevi per VICE, nonché nuova leva DC sulla serie We Are Robin. È un bel tipo: se avesse avuto un ufficio stampa non avreste potuto leggere questa puntata. Di seguito spiegazioni.

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Ho divorato tutti i lavori di Frank Miller da quando ho iniziato a lavorare per DC Comics. Per la maggior parte, ammiro il percorso che ha preso la sua carriera – ha ottenuto un forte riscontro di pubblico e una libertà creativa completa lavorando all’interno del sistema dell’industria fumettistica statunitense in maniera tradizionale. È stato capace di attirare a sé i fan di ferro e allo stesso tempo marchiare i suoi fumetti con una visione fortemente personale. Così ho cercato di capire cosa posso imparare da quest’uomo, quali lezioni e ammonimenti si possono trarre dalla sua carriera.

Frank sta ancora lavorando, ma la sua salute è peggiorata negli ultimi 15 anni e le sue capacità mentali sembrano averla seguita (ho come l’impressione che questo sia il destino ultimo di tutti gli eroi trinca-bourbon di Sin City). Come si sono deteriorate la sua salute e la sua mente, così è successo alle sue doti artistiche – il suo lavoro è diventato sempre più raffazzonato, con un brutto sottotesto destrorso e misogino. Per questo Ronin, un fumetto che ha realizzato quando aveva la mia età, è stata una sorpresa. Ho passato gran parte del tempo a pensare «L’ha fatto FRANK MILLER?!».

Come mai hai scelto proprio Ronin?

Come prima cosa, ha una trama intricata e molto intelligente. Frank passa tutto il tempo a giocare con le aspettative del lettore in maniera molto più astuta di quanto pensavo fosse capace. È un’avventura brillante, messa insieme da un uomo che capisce il senso di una storia. Proprio non me lo aspettavo.

Secondo, presenta un personaggio femminile a tutto tondo. Una combattente, un leader, un partner, un personaggio che percorre un arco emotivo sincero. Anzi, se conti Virgo, l’intelligenza artificiale stile HAL9000, ci sono due personaggi femminili scritti benissimo. Frank è diventato una parodia di sé stesso a causa della sua reputazione da scrittore di donne come stupide troie o prostitute o assassine letali (o una combinazione delle tre), quindi è strano vederlo fare non solo l’opposto, ma farlo pure bene.

Terzo, questo fumetto è il risultato di qualcuno con un controllo incredibile delle sue abilità. L’impostazione delle vignette e il ritmo sono innovativi per tutta la lettura e i colori di Lynn Varley sono un complemento perfetto. Il che ci porta a questa pagina.

Cosa te l’ha fatta scegliere?

Sono rimasto abbagliato dalla scena di sesso. Ha una tenerezza intrinseca. C’è molto sesso nei suoi lavori tardi e, anche se è sensuale, non è mai così intimo come questo. Ho notato che Frank di solito unisce il sesso alla violenza. I personaggi fanno sesso con qualcuno che stanno per uccidere, o lo uccidono mentre lo stanno facendo. Succede così spesso che penso sia proprio come ragiona Frank. Per lui sesso e violenza sono elementi inestricabili l’uno dall’altro. Per questo Ronin mi ha sorpreso. La gestione del sesso è matura ed eseguita con una inusuale sensibilità. Cosa è successo al tizio che ha scritto Ronin? Dove è finito?

Non potrebbe essere dovuto agli anni di carriera? Raramente un artista produce le sue migliori cose dopo decenni di attività.

Non è sempre vero. Nabokov ha scritto Lolita a cinquant’anni. Jack Kirby ne aveva quaranta quando ha disegnato i suoi capolavori. Hayao Miyazaki addirittura sessanta quando vinse l’Oscar per La città incantata – ed era già andato in pensione una cosa come sei volte. A me lo stile tardo di Frank, così come è ora, affascina. Ha un ritmo innato. Sacro Terrore presenta una visione dell’Islam imbarazzante e credo che abbia disegnato ogni pagina con non meno di cinque whisky in corpo, ma ciononostante come opera di pulp fiction da due soldi intrattiene. Penso ci sia un sacco da imparare dalle sue ultime cose. Se combinassimo quel senso del ritmo con una storia davvero buono, avremmo qualcosa di valido.

Prima di lavorare per DC Comics non avevi letto niente di Miller? Perché hai detto che non ti aspettavi che fosse così bravo, quindi sono curioso di sapere che idea hai o avevi di lui.

Prima di iniziare a lavorare per la DC e immergermi nei lavori di Miller, conoscevo le sue cose più famose, Sin City, Il cavaliere oscuro. Come la gran parte dei lettori, lo consideravo un artista di talento e di pancia, privo di compassione e intelletto, e che dopo il 1999 è deteriorato mentalmente e fisicamente. Dopo aver letto Ronin, ho cambiato parere. Ora lo considero un artista di talento e di pancia, privo di compassione e intelletto, e che dopo il 1985 è deteriorato mentalmente e fisicamente. Un vero peccato.

Parliamo della pagina che hai scelto. A me piace molto la closure tra la quinta e la sesta vignetta, che sono due parti della stessa immagine.

Oh, sì, la divisione tra quelle due vignette è molta bella. Non me n’ero nemmeno accorto finché non l’hai citata tu. Ecco, Ronin è pieno di trucchi come quello – momenti singoli scomposti in tanti frammenti usando la closure. Non so se è farina del suo sacco o l’ha visto fare in qualche fumetto europeo. Come tutte le discipline creative, non conta essere i primi a fare una cosa, ma essere i primi a farla bene. E Frank qui fa un sacco di cose bene. Mette in pratica un sacco di lezioni imparate dal fumetto giapponese ed europeo, circa vent’anni prima che un linguaggio post-manga nel fumetto occidentale venisse dato per scontato.

Questa è la conclusione di una sequenza molto più lunga. Va avanti per tre pagine e le vignette si fanno sempre più piccole e i momenti rappresentati sempre più vicini nel tempo, al punto che alla fine sembra quasi di vedere dell’animazione. Ci fa sentire i loro cuori battere, il suo perdersi nel momento. La pagina successiva è una sola grande immagine – un bacio, di gran gusto, che proprio perché è messo dopo questa sequenza ha un potere e un impatto immensi. Il girapagina assomiglia a una liberazione. Una liberazione per i personaggi, anche. Hai l’impressione che ci fossero delle aspettative e ora il bacio cade su di loro come un macigno. È catartico tanto per loro quanto per noi.

È incredibile quanto questa pagina comunichi solo attraverso la suggestione. Siamo parte del racconto, è erotico, sentiamo che sta succedendo qualcosa di importante. Eppure tutto quello che vediamo è due persone baciarsi. Certo, ci sono dei doppi sensi, come la mano di lei sull’elsa della spada di lui. Sarebbe roba pacchiana in mano ad altri autori, lui invece riesce a gestirla bene – il che dimostra quanto fosse creativamente sicuro di sé a questo punto della carriera. Mi accorgo adesso che ho parlato poco della pagina e più della sequenza in generale. Ma il fumetto è un linguaggio di momenti ed è difficile parlare di un momento senza citare quelli prima o quelli dopo.

Questa pagina è interessante anche per l’uso atipico del colore rispetto alle altre pagine.

Il lavoro di Frank in coppia con Lynn Varley è incredibile, ognuno crea un spazio in cui non interferisce con l’altro. È una grande accoppiata. Lynn esibisce dei colori arditi. Sarebbe stato facile utilizzare uno schema di colori non lineari per aumentare l’impatto emotive della scena, invece qui lascia fare tutto agli incarnati. Funziona perché crea un contrasto tra l’evento reale, terreno, che sta succedendo, e i verdi, blu e gialli elettrici della tecno-distopia in cui il fumetto è ambientato. È una scelta furba in un libro pieno di scelte furbe.

*English version in the next page.

 

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