Recensioni Novità Solitudine e incomunicabilità in Beverly di Nick Drnaso

Solitudine e incomunicabilità in Beverly di Nick Drnaso

Beverly è primo graphic novel del fumettista americano Nick Drnaso, pubblicato negli Stati Uniti per Drawn & Quarterly ad inizio 2016 e tradotto lo scorso ottobre in Italia da Coconino Press. È un’opera lucida e spietata, che racconta storie di ordinaria infelicità, così uniche eppure così uguali a mille altre, permeata da un’apparente semplicità formale e contenutistica che nasconde una complessità di analisi sociale e una ricchezza che richiedono molteplici letture per essere sviscerate completamente.

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beverly

Il libro si presenta come una raccolta di 6 brevi racconti (130 pagine in tutto), ambientati in un piccolo sobborgo nordamericano e aventi per protagonisti un gruppo di adolescenti e le loro famiglie: l’eccentrico e scrupoloso Sal, emarginato dai suoi colleghi di lavoro e involontariamente messo nei guai dal nuovo arrivato Tim; Cara, che esce tutte le sere a far baldoria per sfuggire al clima di asfissiante alienazione che regna in casa sua, con i genitori persi dietro a fiction e nostalgia e il fratello Tyler rinchiuso nel suo piccolo mondo di fantasie erotiche e catartiche visioni omicide; Charlotte, che reincontra la sua amica d’infanzia Tina dopo 4 anni per scoprire che ormai non c’è più nulla da dirsi…

Questi sono solo alcuni dei personaggi di quest’opera, che il lettore scopre essere un vero e proprio romanzo corale più che una semplice collezione di racconti. Non solo perché le storie sono collegate dal punto di vista della trama (i protagonisti sono tutti in relazione più o meno diretta tra loro) ma soprattutto perché ciascuno di essi acquista il suo senso compiuto soltanto alla luce della visione d’insieme.

Da questo punto di vista, narrazione e disegno seguono uno schema preciso: Drnaso si diverte (e ci diverte) disseminando nelle sue storie una miriade di rimandi reciproci, rinvenibili solo attraverso un’attenta rilettura; si tratta di veri e propri indizi lanciati al lettore, che una volta scoperti cambiano completamente il suo sguardo sull’opera, smascherando la complessità inizialmente nascosta sotto uno stile minimalista, e indicando al pubblico la strada giusta per una retta comprensione del romanzo: bisogna guardare l’insieme, perché è solo l’insieme che spiega il dramma dell’individuo, nella storia di Drnaso come nella realtà che essa vuole rappresentare.

“Beverly” è il nome di un personaggio che conosciamo solo nell’ultima storia, una massaggiatrice di cui Tyler (che ritroviamo ormai adulto) è cliente fisso. Durante una delle sedute la ragazza cerca invano di stabilire un contatto con lui, non fosse che con delle conversazioni di circostanza, ma sbatte ben presto contro un muro, in una serie di tavole che giocano deliziosamente sulla contrapposizione tra vicinanza fisica e distanza emotiva.

beverly nick drnaso

Ciò che Drnaso racconta è in effetti proprio il dramma dell’incomunicabilità. Un dramma pacato e senza pathos, come la paletta di colori tenui che l’autore utilizza (ancora una volta, nulla è lasciato al caso) per immortalarlo. Un dramma sociale e collettivo, che però si declina all’infinito nelle piccole storie personali di Beverly, trasparendo da mille dettagli: vediamo così che Sal, protagonista del primo racconto, La collinetta erbosa, racconta a Tim la sua vita e le sue angosce, mentre un abile gioco di regia ci fa capire chiaramente che l’attenzione dell’ascoltatore è rivolta altrove.

Vediamo come, per un semplice equivoco, il protagonista di una delle storie sembra inizialmente essere un pericoloso pedinatore, mentre invece è una bravissima persona, che finisce la serata accompagnando a casa una ragazza terrorizzata… sicura di essere seguita da un malintenzionato.

Vediamo la xenofobia più becera che risalta fuori ad ogni minimo incidente di cronoca. O, ancora, nel racconto La storia più triste del mondo, lo spettacolo deprimente di una madre di famiglia entusiasta davanti a una fiction dozzinale, specchio edulcorato del mondo da cui lei cerca di fuggire: suo marito gioca a golf proprio come il padre di questa simpatica commedia familiare, i suoi figli danno un sacco di grattacapi proprio come quelli della serie e le incomprensioni sono all’ordine del giorno, nella sua vita non meno che alla TV.

La differenza importante, però, è che in TV tutto si risolve a fine puntata, quando i genitori salgono in camera dei figli imbronciati e finalmente, vincendo pregiudizi e amarezze, parlano, e tutto può essere chiarito. In questi melensi discorsoni genitore/figlio, tanto familiari a chiunque sia cresciuto con le serie per famiglie cui Drnaso si ispira per il suo racconto, si intravede il sogno proibito della madre di Cara, il sogno della comunicabilità, il sogno del dialogo, della riconciliazione tra gli individui di una famiglia altrimenti destinata a rimanere astratta e inconsistente.

beverly nick drnaso

Ciò è messo bene in evidenza dal racconto seguente, Il piccolo re, tragico contraltare all’idilliaca vicenda vista nella fiction. Drnaso accompagna la famiglia in una vacanza nei luoghi della giovinezza dei genitori, ma ciò che la storia davvero racconta non è altro che il fallimento totale di questa aspirazione alla vicinanza, al contatto, alla comprensione, rivelando l’amara verità: il tempo speso insieme è sempre e soltanto tempo di solitudine e di segreti.

Si potrebbe pensare a un discorso circoscritto alla famiglia borghese e alle sue intrinseche contraddizioni, ai suoi tabù e alle sue ipocrisie, ma uno sguardo d’insieme sui racconti lascia intravedere che il problema è strutturale, e quasi sicuramente non limitato alla semplice realtà suburbana che fa da sfondo alle storie di Beverly.

Il tempo insieme è il tempo dell’incomprensione e della solitudine, in famiglia, nella società medioborghese americana, e forse in ogni società: non esiste mediazione, non esiste reale comunicazione tra le aspirazioni e i desideri degli individui e quel groviglio di pregiudizi e di aspirazioni contrarie che è la società. Non esiste dialogo, non esiste condivisione.

Ciò che rende davvero inquietante questa prima opera di Drnaso è proprio il fatto che non vi si intravedono soluzioni: Beverly è un romanzo sul vuoto che comincia col silenzio e che nel silenzio si conclude, lasciando il protagonista da solo con se stesso, in un’unica vignetta sull’angolo di una pagina insostenibilmente bianca, eco perfetta della muta disperazione di chi capisce di esser destinato a non poter mai colmare la distanza tra sé e gli altri.

Beverly
di Nick Drnaso
traduzione di Stefano Sacchitella
Coconino Press, 2016
133 pagine, 18,50 €

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