Crepax e le ‘Clinicommedie’ su Tempo Medico. Un Dr. House ante litteram?

Prima di diventare un fumettista e ancora prima di aver dato vita al personaggio di Valentina, Guido Crepax è stato un illustratore, un copertinista di libri o dischi e un autore di immagini pubblicitarie. Di fatto, una delle sue collaborazioni più longeve, prima che Crepax si dedicasse alla Nona arte, è stata quella come illustratore per Tempo Medico, rivista italiana di informazione, dossier, cultura e attualità medica, pubblicata a partire dal 1958 con cadenza mensile, poi quindicinale e settimanale, fino al 2009.

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La rivista Tempo Medico, ispirata a magazine come l’americano Time, nasce nel 1958 a Milano grazie al dott. Nicolò Visconti, medico neo-amministratore delegato della Pierrel (azienda farmaceutica che consentì alla rivista di esserne l’organo di stampa). Visconti, di ritorno da un’esperienza accademica a New York, decise di produrre un periodico di informazione, attualità medica, cultura scientifica, così come anche di ricerca e approfondimento di casi che, seppur dai temi “impegnati”, avesse un tono divulgativo, umanamente immediato e moderno, volto a «stabilire col lettore un rapporto dinamico e confidenziale» (da Tempo Medico, n° 100; 1972).

Il target della rivista era quello di un pubblico di cultura medio-alta, perlopiù medici e laureati o laureandi in medicina (la rivista arrivava loro in abbonamento, dapprima gratuita, poi a pagamento), che avevano la necessità di una formazione continua non solo su temi medico-clinici riguardanti la letteratura, ma anche riguardanti l’attività pratica, i casi specifici, l’attualità e la cultura.

Tempo Medico subì nel corso degli anni delle variazioni di periodicità (da bimestrale a mensile, poi quindicinale e infine settimanale), ma presentò anche un’omogeneità di staff redazionale e di produzione dei contenuti che coinvolse: medici, per la scrittura dei testi e dei redazionali, giornalisti (dal 1988 al 2003, i direttori della rivista furono persino dei medici-giornalisti) e naturalmente, anche illustratori e artisti come Guido Crepax, per quanto riguarda l’apparato grafico.

Il tratto di Guido Crepax è riconoscibile sin dalla copertina del numero 0 del magazine, dove l’artista iniziò raffigurando Rodolfo Margaria (1901-1983, fisiologo, studioso e docente universitario nello stesso ambito). Le copertine di Tempo Medico, infatti, ritraevano spesso personaggi che hanno contribuito alla storia delle scienze mediche e Crepax ne ha illustrato le prime 182, fino al 1980, seguite da altre 24 negli anni successivi.

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In questo contesto, nel gennaio 1965, a Crepax viene affidato il compito di illustrare le vignette di una rubrica di Tempo Medico chiamata “Circuito interno”. Quest’ultima verrà rinominata “Clinicommedie”, come già la chiamavano in redazione. Diventerà uno dei contenuti più caratteristici e memorabili della rivista.

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Ogni numero della rivista ospitava in questa rubrica un vero e proprio caso clinico discusso tra diversi personaggi fittizi ricorrenti: un rinomato medico e i suoi assistenti colleghi e specializzandi, i quali avevano il compito di elaborare una diagnosi corretta sulla base di sintomi presenti in un paziente, ogni volta diverso a livello di personalità, fisionomia e problematica medica (e alle volte anche psicologica). In una o due pagine, veniva proposto un vero e proprio dialogo, sceneggiato solitamente dai veri medici della redazione, affiancato dalle vignette di Guido Crepax che raffiguravano momenti salienti del caso clinico in oggetto. In queste vignette (balloon inclusi, volti sintatticamente a completare lo storytelling del caso dialogato), nero su bianco, Crepax disegnava scene di dibattito tra medici, dottori e pazienti in studio, stati d’animo dei personaggi, ecc.

Emergeva già in modo molto forte il tratto dell’artista milanese, che lo avrebbe reso famoso negli anni a venire: il caratteristico e dettagliato tratteggio, la composizione della vignetta, l’utilizzo creativo della closure e del taglio registico (volto a catturare fini emozioni, particolari e suggestioni), oltreché immancabilmente la sensualità e l’eleganza dei personaggi femminili. Alcuni di essi, molto vicini al personaggio di Valentina, nata pochi mesi dopo la prima collaborazione di Crepax su “Circuito interno”.

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Un testo in prosa, per i neofiti di Tempo Medico o per chi necessitasse di un reminder, spiegava le regole del gioco di “Circuito interno”, così nominato per la presenza di una telecamera nascosta che osservava il dibattito clinico, e che quindi impostava l’ambientazione di fiction dove si svolgevano le scene (potremmo dire che in qualche modo, per queste ragioni, le “Clinicommedie” di Tempo Medico sono state inconsapevolmente anche una sorta di Dr. House ante litteram su carta):

«Nello studio di un importante clinico si discutono “casi” singolari. Lo studio è collegato, con circuito televisivo interno, alla saletta degli assistenti. Ogni “caso” è diviso in tre parti. Alla fine di ciascuna si può tentare di emettere una diagnosi. Indovinarla dopo la prima parte, significa avere molto acume (e un po’ di fortuna); alla fine della seconda, notevole perspicacia; alla fine della terza, buon discernimento clinico».

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In seguito veniva ben delineato in prosa il caso clinico, prima che fossero i personaggi a parlarne, contenente i dati del paziente, la sua situazione sociale, i sintomi e il motivo del ricovero. Narrativamente, i casi venivano trasmessi numerati e il dibattito tra i professionisti si svolgeva proprio come un “giallo”, una detective story, dove si doveva scoprire quale fosse stata la causa del malessere del paziente. Infatti, nel corso della lettura, indizi, false piste e ipotesi rendevano avvincente l’elucubrazione del lettore, accompagnate dalle evocative vignette di Crepax, che fornivano un apporto di ritmo narrativo, appagamento visivo e immaginifico, nonché talvolta suspence, fino alla risoluzione finale del caso del lettore che partecipava insieme ai personaggi.

Il tutto era impostato come un gioco, un vero e proprio quiz, con tanto di soluzione finale capovolta in un riquadro a fondo pagina, che doveva servire da “allenamento e intrattenimento” al medico lettore. Di fatto, quest’ultimo si ritrovava a formulare ipotesi diagnostiche insieme ai personaggi e verificare alla fine dell’episodio, se aveva ragionato correttamente sul caso, talvolta complesso o inusuale, e sui suoi sintomi.

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Guido Crepax illustra in totale ben 360 casi, dal Tempo Medico numero 33 del gennaio 1965 fino al numero 476 dell’ottobre 1994 (la rubrica terminò nel 1997). Il lavoro di Crepax come copertinista di Tempo Medico e di vignettista-fumettista su “Circuito interno/Clinicommedie” è il preludio alla sua arte futura: è su questo magazine che Crepax raffina il suo tratto caratteristico e inizia a delineare lo stile dei suoi personaggi. Se Valentina potesse parlare (come ha già fatto “per bocche diverse” nel recente Viva Valentina!), forse direbbe che su Tempo Medico ha avuto più di una ‘cugina’ dimenticata.

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Ancora, le “Clinicommedie” sono un’efficace testimonianza non solo di una felice relazione creativa tra il fumetto e la scienza medica (di fatto, anche nei romanzi grafici del campo del graphic medicine assistiamo a una tendenza simile), ma anche dell’efficacia della Nona arte a collocarsi all’intersezione tra fiction, gioco, ricerca scientifica e informazione. Il ruolo del prolifico Crepax in questo senso è stato fondamentale. L’artista “nascente”, nello sviluppo del proprio stile personale, in un certo modo ha contribuito anche a favorire uno scambio tra fumetto e medicina.

Nonostante i trent’anni di lavoro di Guido Crepax su Tempo Medico finora siano stati poco noti (eccezion fatta per alcuni medici italiani, più o meno consapevoli) e quasi mai ristampati; recentemente sono stati eccezionalmente esposti a Milano, al Museo WOW e successivamente presso l’Università degli Studi. Si tratta di opere che costituiscono un’importante eredità culturale per il fumetto italiano e la sua storia, nonché per il percorso della figura stessa dell’autore milanese; in modo socialmente e artisticamente “altro” rispetto a come potremmo averlo conosciuto all’inizio.