In memoria di Daniele Magrelli

Due notti fa è venuto a mancare Daniele Magrelli. La sua attività di grafico e redattore era poco nota al pubblico, ma molto conosciuta e apprezzata fra gli operatori dell’editoria di fumetto.

Nel 2000 entra a fare parte della redazione della rivista autoprodotta Kerosene, coinvolto da Alessandra Sabatini, e ne diventa il più giovane collaboratore. Terminate le scuole superiori, inizia a lavorare in un grande albergo di Roma e, chiusa l’esperienza di Kerosene, Dario Morgante lo chiama a collaborare alla rivista L’Ostile, per Coniglio Editore. Nel 2003 inizia a lavorare stabilmente presso Coniglio, supportando i progetti di Laura Scarpa, che lo coinvolge prima su Scuola di Fumetto e poi nel lavoro di coordinamento redazionale per la produzione dei fumetti ispirati alla serie animata Winx. Quando Morgante esce da Coniglio Editore, nel 2008, Daniele lo segue nell’avventura di Purple Press e quindi come grafico freelance per Newton Compton. Successivamente alla crisi di Purple abbandona temporaneamente l’editoria, tornando al fumetto presso Nicola Pesce Editore, nel 2009. Terminata anche questa esperienza, si dedica ad alcuni progetti fra i quali Antifa!nzine, autoproduzione di Claudio Calia, Toni Bruno, Zerocalcare e altri per la quale lavora, nel 2011, a grafica e impaginazione. Nel 2016 cura il design della monografia Marvel Secret Work Dell’Otto (1998 – 2016), e riprende a collaborare sporadicamente con Laura Scarpa per ComicOut.

Aveva ripreso a disegnare, e aveva iniziato a progettare un nuovo fumetto.

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Daniele Fabbri (autore, attore)

Conosco Daniele da più di vent’anni. Quando ne avevamo 11 facevamo entrambi i chierichetti nella parrocchia del nostro quartiere, io ero un bambino cattolico, lui semplicemente abitava di fronte alla chiesa e aveva i compagni di classe là dentro.

Per me era un “teppista buono”, imponente, un po’ barbaro, in generale gli piaceva far ridere la gente, ma era comunque meglio non farlo incazzare. Era grosso pure da piccolo. Abbiamo passato insieme quasi tutti i giorni per 10 anni buoni. Giocavamo a pallone nell’oratorio parrocchiale, era un portiere coi controcazzi, poi ha deciso di darsi al centrocampo e si è rovinato la credibilità agonistica.

Nella larga comitiva del pallone, Daniele, io e altri tre amici selezionati avevamo un sottogruppo speciale, cinque amici selezionati che due volte a settimana si davano appuntamento, dopo la scuola, a casa di uno di noi, per il sacro rituale dei Rigatoni Col Sugo Di Tonno: 1kg di pasta in cinque, 3 etti erano suoi, gli altri potevamo dividerceli. Guardando i Simpson.

È stato il mio primo amico bestemmiatore, quando giocavamo a Tomb Raider e lui schiantava Lara nel burrone, poi era il mio turno, io superavo la trappola che lui aveva fallito, ed era bestemmia sicura. A me dava pure un po’ fastidio, ma abbozzavo. Era grosso.

Lui ci ha portati per la prima volta dentro una fumetteria, era fissato con DragonBall e i manga, io fui l’unico del gruppo ad appassionarmi ai Marvel e lui mi diceva “Ma infatti sì, non capisci un cazzo!”. Tutti ridevano, io abbozzavo, perché crescevamo, quindi era sempre più grosso.

Poi siamo cresciuti ancora, la scuola è finita, la comitiva lentamente sparpagliata, lavori e università ci smistavano nuove compagnie, ci siamo un po’ smollati. Ogni tanto ci si incontrava nel quartiere che io avevo lasciato, e dove lui invece continuava ostinatamente a stare. Poi qualche anno fa mi sono ritrovato per puro culo ad essere un fumettista, e l’ho ritrovato. E vedevo che lo conoscevano tutti, e tutti gli volevano bene, e lo stimavano, e io mi vantavo del nostro passato in comune, perché oh, ero amico di Daniele Magrelli prima che fosse mainstream!

Oggi è forse la prima volta che l’argomento Daniele Magrelli non è divertente.
Oggi, come spesso è successo con Daniele Magrelli, mi rode il culo, ma abbozzo.
Dentro di me bestemmio tantissimo, Daniè. Prendilo come un omaggio.

 

Dario Morgante (co-fondatore Kerosene)

Daniele ci ha lasciati l’altra notte, partendo per il suo ultimo viaggio. Ognuno sa quello che deve ricordare. Io ricordo “La guerra dei mondi”, il remake che diresse Spielberg nel 2005, con protagonista Tom Cruise. Andammo a vederlo e Daniele dormì per quasi tutta la pellicola. Poi, all’uscita, mi guardò perplesso per dirmi «Certo che questi film ormai durano sempre di meno».
E quanti ne abbiamo visti. E quanti ne vedrai.

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Michele Ginevra (coordinatore Centro Fumetto ‘Andrea Pazienza’)

La scomparsa improvvisa di una persona come Daniele ha colpito me come tantissimi altri amici. Nelle varie città del fumetto ho incontrato e fatto amicizia con tante persone. Lui è stato tra quelli che mi ha presentato Roma come una comunità ospitale e ricca di idee e passioni. Una persona generosa, accogliente e disponibile. Con lui avevo anche giocato agli “epigoni”, una posa che faceva il verso a quel grande protagonista del fumetto italiano che era stato Luigi Bernardi, che pubblicavo sul blog. Questa foto fu scattata nel 2009 a Napoli Comicon, la nostra “seconda Roma”, dopo che erano scadute tutte le altre fiere dove c’eravamo conosciuti.

Un grande abbraccio, caro Daniele.

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Laura Scarpa (autrice, editore)

Conobbi Daniele anni fa, dopo il mio arrivo Roma. In Coniglio Editore bazzicava spesso e poi, con me che lo volli, lavorò come validissimo supporto alle Winx, seguendo le fasi di produzione e i disegnatori, e correggendo lui quanto poteva di errori e inesattezze (quanto lo rimproveravo per questo, pur capendolo). Non fu certo il lavoro più bello della sua vita, ma io ne sono grata perché fummo a fianco in momenti di emancipazione per entrambi (diversamente e da diverse età).

Credo che, nel mondo del fumetto – un mondo bello, intendiamoci, migliore di tanti altri, ma non così buono e perfetto – Daniele Magrelli sia stato un’eccezione eccellente. Averlo come collaboratore era stata cosa preziosa, diventava rapidamente ‘sostituto’, tanto che anche ora cercavo il modo per ritrovarsi, per combinare la sua capacità con qualche mio fine.

In un periodo storico diverso, un periodo di mercato florido e con qualche arrivista in meno, Magrelli sarebbe stato di quei personaggi che, da aiutante di redazione, diventa capo editor geniale. O forse mai. Perché l’onestà estrema, anche verso se stesso, e verso chiunque avesse davanti, non gli ha permesso di avere molte soddisfazioni. Lo ha reso quasi invisibile.

Acuto nel prediligere grandi autori, severo nel giudicare disegni o persone, Daniele ha una ricchezza critica, che non si esprime in frasi analitiche eleganti e filosofiche, ma che coglie il segno e l’essenza. È anche un autore che ha negato a se stesso la possibilità di sbagliare o essere mediocre. Ma che stava riprovandoci ancora, oggi, con la testardaggine di un mulo.

Lo so, in realtà ce lo ricordiamo di più per il suo carattere apparentemente solare, e comunque di grande equilibrio, per l’allegria, le risate. Il dolore di una moltitudine di amici oggi lo mostra. Manca a tutti, non lo spregia nessuno.

A Lucca quest’anno ci accompagnò, aiutandoci allo stand. Oltre alla sua grande capacità ed esperienza nel mestiere (fare gli standisti in fiera è un’arte editoriale importante e istruttiva), Daniele era il bene. Il piacere di stare assieme, lo stemperatore di quelle piccole tensioni o stanchezze. Stemperatore di tensioni, ma non dove la sua morale e l’integrità di pensiero potessero soffrirne.

È raro vedere così assieme la capacità critica e la benevolenza, l’acume e la modestia. Ecco, forse troppa. Il suo maggior difetto è stato quel ritrarsi quando si sentiva non abbastanza amato o non abbastanza bravo. Aveva pretese alte. ­Adattandosi a ogni lavoro (il più grande lavoratore che io conosca, e l’ha fatto dall’infanzia), non si abbassava a nulla. Non accettava mediazioni. E, dunque, non poteva vivere oggi.

 

Daniele al lavoro, insieme a Gabriele Dell’Otto:

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Micol Beltramini (scrittrice, curatrice)

Io, di mio, non è che mi fidi di molti. Quelli di cui mi fido di più sono quelli che si fidano di meno, in genere.  Però c’è una categoria di persone a cui riservo da sempre il salottino di velluto del mio cuore: gli indispensabili, o i palesemente luminosi. Niente di pirotecnico, intendiamoci: di solito, anzi, sono quelli che si notano di meno. Tutti vogliono averli intorno, però, e il motivo è semplice: la loro aura è così pulita che non smetteresti mai di abbracciarli.

Che Daniele fosse così lo si vedeva lontano un miglio, e non solo perché era formato famiglia. Era un cazzo di E.T., Daniele, e lo amavamo tutti quanti. E adesso che l’astronave è tornata a prenderlo non sappiamo più dove sbattere la testa, noi stronzi.

 

Alino (curatore, co-fondatore Napoli Comicon)

Daniele Magrelli è stato fra le prime persone che ho incontrato nel mondo del fumetto. Di cuore, di testa, era nu brav’ guaglione, si dice così, di solito. Era amico di Napoli COMICON dalla primissima ora, sin da quando partecipava al mondo dell’autoproduzione con gli esperimenti di Kerosene. Un ragazzo gentile, appassionato e colto, il cui sorriso, e l’allegria che infondeva con la sola presenza, mi mancherà notevolmente.

Troppo giovane per andare via così; lui avrebbe detto: #daje. Così voglio ricordarlo, ciao Daniele.

 

Matteo Stefanelli (direttore Fumettologica)

Lo avevo conosciuto una quindicina di anni fa. Erano gli anni di Kerosene, la brillante autoproduzione romana che forse alcuni ricordano ancora. E credo fosse l’anno, il 2000, in cui quel gruppo mise in scena a Lucca un piccolo ma memorabile “funerale del fumetto italiano”. Per diversi anni, in ogni fiera in cui c’era occasione di incontrarsi, abbiamo passato del tempo insieme. Alcuni dei festival di Angoulême più riusciti e stimolanti, una decina di anni fa, continuo ad associarli alla sua compagnia, alle sue risate roboanti, al suo occhio curioso e attento, e al vocione nelle chiacchiere da bar. Le nottate più lunghe e divertenti, all’hotel Mercure ad Angoulême o in piazza Anfiteatro a Lucca, erano quasi sempre quelle in cui c’era Daniele.

Mentre lavorava per Coniglio Editore, e poi per Purple Press o Newton Compton o NPE, abbiamo continuato a vederci o sentirci. Di rado i motivi erano ‘professionali’: si chiacchierava, di letture e di lavoro, con lo scopo semplice – e prezioso – di chi ha solo piacere di scambiare idee, dritte, aneddoti. Non eravamo “amici”; eravamo solo due buoni conoscenti che, penso, avevano il bisogno e il piacere di continuare ad alimentare le proprie insopprimibili curiosità intorno a un qualcosa. Il fumetto.

Daniele era una di quelle persone che, all’ombra di ruoli professionali da ‘backoffice’, era in grado di animare con la sua competenza e passione un circuito di operatori, autori ed esperti come coloro che sanno davvero di cosa si sta parlando. A Roma, in particolare, è difficile trovare qualche professionista che non lo conoscesse. Difficile trovare qualcuno che non lo apprezzasse per lo spirito, la preparazione e l’apertura. Non aveva paraocchi, leggeva fumetti molto diversi, ma certamente metteva il top del suo entusiasmo soprattutto per quel che veniva dal fumetto meno visibile, fuori dai radar. Spesso finiva col regalare – anche a me – suggerimenti di lettura freschi e poco noti, con la sensibilità di chi davvero ha le “antenne”.

In ogni campo ci sono i frontmen e c’è chi abita il sottobosco del mestiere, senza mai emergere. Daniele non era in primo piano per il pubblico, ma era una certezza – schietta, divertente e competente – come poche, per il mondo del fumetto italiano. Lo avevo rivisto a Lucca. Negli ultimi anni la sua presenza si era fatta meno frequente. Ma ben poco era cambiato. I suoi enormi abbracci di saluto erano gli stessi di sempre.

 

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Angouleme 2016. Foto di Andrea Fornasiero


Zerocalcare (autore)

Per un sacco di tempo per me il mondo del fumetto era questo: le fanzine autoprodotte, le riviste nei centri sociali, i banchetti sgangherati, i viaggi a Lucca o Angoulême, i contratti-sòla con le piccole case editrici che stavano più impicciate e piene de buffi de te, l’amico che lavorava in un posto un po’ più serio e ti riusciva a svoltà un lavoretto ogni tanto. Se attraversavi quel mondo non patinato, da fumettista o aspirante tale o da appassionato o curioso, al Magrelli lo incontravi per forza. E quasi sempre una mano te la dava. Perché copriva praticamente tutto lo spettro del mondo del fumetto, nelle sue varie declinazioni. Sempre con la stessa cura e professionalità sul lavoro, che fosse per la fanzine fotocopiata o per la grande casa editrice, e con la stessa umanità e passione fuori.

Degli ultimi anni in cui non lavoravamo insieme, e in cui scambiavamo due chiacchiere fugaci quando ci incrociavamo in giro, una cosa mi ha colpito sempre: Magrelli si portava con sé una generosità e una gentilezza che nessuna delle tante inculate di questa giungla lavorativa e nessun guaio o impiccio erano riusciti a strappargli via. Io spero che a Roma non ce lo scordiamo mai, perché è stato uno che senza mai chiedere attenzione o riflettori ha dato tantissimo a questo mondo, molto più di quello che ha fatto in tempo ad avere indietro.