Focus L'evoluzione dei siti di manga scans, tra aggregatori e scanlators

L’evoluzione dei siti di manga scans, tra aggregatori e scanlators

Gli appassionati amatoriali hanno inventato le scans dei manga. I professionisti del business online – senza troppi scrupoli legali – le hanno trasformate in un affare milionario. E oggi che scanlators e aggregatori si fanno la guerra per spartirsi la torta, le alternative legali per leggere su internet i fumetti giapponesi sono finalmente pronte a riprendersi il mercato.

Quali sono gli interessi e le dimensioni di questo enorme fenomeno, culturale ed economico? E cosa sta accadendo ai principali attori in campo, dispersi in un territorio in cui convivono spinte all’innovazione tecnologica, battaglie legali, ‘evangelismo’ dei fans e cinica speculazione?

manga scans anime here
L’home page di Manga-Anime Here

Gli aggregatori di manga scans sono arrivati a un bivio?

Qualche veloce coordinata storica. A metà degli anni 2000, dopo una lunga storia quasi underground – legata alla circolazione fisica di ‘fotocopie’ di manga tradotti, poi diventate files digitali, condivisi su CD e infine via forum o IRC – i primi siti “aggregatori generalisti” di scans come Mangahelpers e OneManga avevano aperto il mondo del fumetto giapponese a milioni di navigatori. Non solo questi e altri siti avevano permesso agli appassionati di seguire con i ritmi del Sol Levante (ovvero, la pubblicazione settimanale in capitoli) i manga più celebri, ma erano stati anche il principale strumento per accedere a migliaia di opere meno conosciute che raramente arrivano in Occidente.

Fino a dieci anni fa, alcuni caricavano illegalmente manga o anime sul web solo perché cercavano fama. Altri invece amavano i manga così tanto da tradurre le opere solo per la propria soddisfazione. Ma ora non è più così: nella stragrande maggioranza dei casi è sempre e solo una questione di soldi. Oggi i pirati guadagnano dalle pubblicità, dai download e vendendo app.

A riassumere in questa maniera la storia delle scanlations è direttamente il Ministero dell’Economia giapponese, che nel 2014 ha avviato due progetti per contrastare questo fenomeno. Con il primo, Manga-Anime Here, è stato costituito un catalogo sempre aggiornato su tutte le serie più famose – oltre 600 – con link ai siti in cui leggerle (o guardarle, nel caso degli anime) legalmente. Il secondo invece, Manga-Anime Guardian, vuole creare un movimento di opinione a partire dagli stessi autori e dai loro personaggi, per convincere i lettori che dietro ogni capitolo recuperato (rubato?) online si danneggia prima di tutto chi crea l’opera, e se ne metta così a rischio la continuazione. Come pensate possa sopravvivere un mercato, si legge sul sito dell’iniziativa, dove il 50% dei clienti all’estero e il 15% in Giappone non ricorre ai canali legali? La stima dei danni d’altronde è apocalittica: 20 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui più di 5 nella sola Cina.

Il paradosso è che con l’arrivo degli aggregatori, ormai una decina di anni fa, il fenomeno ha sì iniziato a generare profitti, ma i benefici sono andati soprattutto a una specifica categoria del business del manga online: le aziende di “servizi” situate in mezzo al flusso fra lettori e scanlators. Nonostante questo, i titolari dei diritti d’autore hanno preferito concentrare la loro attenzione verso gli scanlators, piuttosto che contro i siti aggregatori che diffondono i contenuti illegali. E così i ‘contenitori’ hanno potuto proliferare, praticamente indisturbati.

C’è chi su questa zona grigia ha costruito un impero da milioni di dollari, come gli statunitensi Noez, che possono contare decine di siti gemelli (Mangafox, Mangahere, MangaTown, Mangahome e così via), ognuno con migliaia di serie. E tutto semplicemente usando dei bot: piccoli programmi che, in automatico, salvano il lavoro effettuato dagli scanlators e pubblicato sui loro siti/community, per ‘risucchiarlo’ e ripubblicarlo sulla rete di siti di proprietà della azienda.

A undici anni di distanza dalla nascita di MangaHelpers, tuttavia, gli aggregatori di scans, autentici hub in una scena frammentatissima, si trovano davanti a un bivio. Per loro, forse, si prospetta un difficile destino, schiacciati come sono tra due fronti: da una parte le alternative legali per leggere manga online si fanno sempre più numerose e forti (con un nome su tutti: il colosso Crunchyroll); dall’altra gli stessi scanlators, che puntano ormai a dirottare sui propri siti il traffico generato. In quest’ultimo caso, la nuova strategia riprende un antico concetto: fare leva sull’etica dei lettori, in una sorta di battaglia a chi “ruba meno” tra traduttori e aggregatori – perché sempre di contenuti “non autorizzati” si tratta.

Per tanti portali è stato dunque necessario evolversi, andando a caccia di quel valore aggiunto che permettesse di distinguersi dalla concorrenza. E questa ricerca rischia di concludersi in maniera positiva soprattutto per gli utenti, che ora in molti casi non si trovano più ad avere a che fare con semplici raccolte di materiale illegale, catalogato in maniera più o meno comoda, ma con progetti che mirano a diffondere il più possibile il fumetto e la cultura del Sol Levante e non solo. Basta pensare infatti ai manhua, ad esempio, che difficilmente superano il confine della Cina, di Taiwan e di Hong Kong senza l’aiuto degli scanlators. Su questo filone, in particolare, hanno puntato molti siti proprio per attirare nuovi lettori. E va detto: il manhua si sta quindi diffondendo ben più rapidamente di quanto sarebbe mai potuto succedere attraverso l’editoria ‘ufficiale’.

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L’attivismo degli scanlators, nuovi protagonisti

Per le serie più seguite, oggi, il punto di riferimento di tutti gli appassionati è sicuramente Mangastream. Questo gruppo di scanlators si occupa infatti di scansionare, tradurre e rendere disponibili online (gratuitamente) One Piece, Toriko, Fairy Tail, The Seven Deadly Sins, Attack on Titan e praticamente tutti gli altri bestsellers le cui edizioni europee o statunitense scontano almeno un anno di ritardo sulla tabella di marcia orientale. Mangastream ha dalla scorsa estate iniziato anche una “campagna acquisti”. Ai gruppi minori che seguono da anni un’opera, offre oggi tutto il supporto tecnico necessario, a partire dalla fondamentale acquisizione delle immagini – le cosiddette raw – in cambio della possibilità di aggiungere l’opera al proprio catalogo. L’ultimo caso riguarda Berserk, e come spiegano gli stessi Evil Geniuses – il gruppo di scanlators che da 10 anni si occupa dell’opera di Kentaro Miura – sul loro sito, per i lettori significa “capitoli in una qualità più alta, e in tempi più brevi”.

Mangastream difende la propria posizione con la scelta ‘etica’ di rendere disponibili solo i capitoli più recenti, e ripete continuamente l’invito ad acquistare il volume non appena disponibile nel proprio paese. Il tutto, ovviamente, “per sostenere l’autore”.

Si tratta di un approccio analogo a tanti altri. È il caso ad esempio di Easy Going Scans, che ha scelto di interrompere, a metà ottobre 2016, il proprio lavoro su Bungou Stray Dogs (una delle più apprezzate nuove uscite del 2016) non appena è arrivata la notizia che i diritti per la serie erano stati acquistati e che quindi per l’inizio del 2017 ci sarebbe stata una prima edizione in inglese. Anche in questo caso l’annuncio si concludeva con l’invito a “acquistare il volume ufficiale per sostenere gli autori”.

Che si tratti di sincero interesse per il futuro del settore, oppure di semplice retorica molto simile a una foglia di fico, non è comunque difficile dividere i manga-fans più seri dai meri opportunisti. Un sito come Mangastream affianca al lavoro sui manga approfondimenti sul Giappone, sia a livello linguistico che culturale e sociologico. Nella homepage stessa, più che le scans sono visibili infatti vari articoli, dedicati ad argomenti come “L’uso dei pronomi personali in giapponese”, “Liberale contro letterale: appunti sulle traduzioni” o anche “Road to fluency”. Una sorta di programma di allenamento per avvicinarsi alla lingua nipponica, insomma. E in ogni capitolo editato Mangastream lascia un po’ di ‘pagine’ iniziali per inserire fan art: tavole a colori disegnate da appassionati in cerca di visibilità per i loro lavori come illustratori.

Nulla a che vedere con le strategie del gruppo di speed scanlators messo in piedi da Mangapanda e dall’aggregatore gemello Mangareader. Il loro unico obiettivo è la velocità di uscita, che si traduce in più visualizzazioni e quindi più incassi dalla pubblicità. Pur di essere i primi, questi gruppi di fans sono arrivati alla fine dello scorso anno a corrompere un dipendente di una ditta di spedizioni giapponese per mettere le mani sulla rivista Shonen Jump prima che arrivasse in libreria. I risultati? La loro release di One Piece è uscita quattro giorni prima dell’edizione cartacea, ma assieme al fattorino sono state arrestate quattro persone – quattro cittadini cinesi che, secondo la polizia, svolgevano il mestiere di “broker” delle copie raw, ovvero non editate e non tradotte.

Era ricorso agli stessi stratagemmi anche il gruppo RedHawk Scans per Seven Deadly Sins. Ma dopo gli arresti l’unica soluzione possibile è stato sciogliere il gruppo e abbandonare l’attività, dopo un decennio di “onorata” carriera.

Gli scanlators quindi, grazie all’attenzione per la qualità del prodotto e del contorno, sono passati in meno di vent’anni dall’essere gruppi di dilettanti allo sbaraglio a pietre angolari dell’editoria online, in grado di far sentire la loro voce e di pesare sull’offerta. Oggi infatti quasi ogni gruppo ha il proprio reader online – ovviamente con annessa pubblicità. Le intenzioni di dare una svolta ai rapporti di forza sono state evidenti lo scorso mese di maggio, quando tutti gli scanlators più importanti hanno deciso una azione collettiva, tanto dirompente quanto inedita: ritardare la pubblicazione dei loro lavori sugli aggregatori, così da costringere i lettori a visitare i loro siti, come hanno spiegato gli scanlators di SenseScans sul loro forum.

Gli aggregatori

Le prime campagne contro siti come Mangafox risalgono ad almeno sei anni fa, alla fine del 2011, ma erano sempre rimaste circoscritte ad ambiti come Reddit, i blog degli scanlators e via dicendo. Lo scorso maggio, invece, anche i lettori più occasionali hanno avuto modo di rendersene conto: tutti i principali gruppi che si occupano di tradurre i manga non ancora usciti in occidente hanno deciso infatti per una serrata delle pubblicazioni sugli aggregatori, a partire da quello che tutti riconoscono come il più corretto, ovvero Batoto.

«Fin dalla sua apertura Batoto è sempre stato considerato dai lettori come ‘il sito degli scanlators e per gli scanlators’, ma nel corso degli anni si è arrivati a un punto dove non c’è tanta distinzione tra Batoto e altri aggregatori come Mangafox: ormai non c’è più nessun incentivo per i lettori per supportarci visitando le nostre pagine», si legge in una nota congiunta a firma di decine di gruppi di scanlators. «Batoto si è sempre fatto vanto del suo supporto agli scanlators, e molti utenti lo hanno preferito alle alternative proprio per questo motivo. Ma se nel passato avevano un sistema che permetteva di dividere gli incassi dalla pubblicità con gli scanlators, ora per motivi legali ciò non è più possibile. Dobbiamo quindi rendere chiaro che leggere su qualsiasi aggregatore non aiuta chi porta alle persone le serie che più desiderano: per farlo bisogna rivolgersi ai siti dei gruppi».

In questo gioco delle parti, ora che gli scanlators sono usciti allo scoperto reclamando la loro fetta di guadagno anche al prezzo dell’esperienza dei lettori, molti aggregatori hanno invece scelto la strada opposta, cioè cercare il più possibile il rispetto – se non l’empatia – degli utenti. A partire proprio da Batoto.

A ottobre 2015 il sito ha inizialmente subito un calo di traffico, frutto della scelta di rendere disponibili tutti i capitoli di una serie solo agli utenti registrati. L’obiettivo principale era impedire che altri siti come Mangareader saccheggiassero il lavoro che gli scanlators avevano faticosamente realizzato. Ora che la luna di miele con gli scanlators è finita, Batoto è però già pronto al passo successivo: diventare editore. Il sito ha infatti già in catalogo otto manhua (e altri se ne andranno ad aggiungere) di cui è titolare della licenza esclusiva. Certo, è una scommessa su un genere ancora poco frequentato, e che comunque difficilmente andrà a raggiungere i numeri di One Piece o altre serie, ma è sicuramente un chiaro segnale della direzione intrapresa.

Altri aggregatori puntano invece sulla dimensione social. Come Zingbox, ad esempio, che ha trasformato la sua popolare app per leggere su smartphone in ‘Fames’, che alla funzione originale aggiunge anche una “community per Otaku”. Alcuni fan non hanno apprezzato, ritenendo questa sorta di “Facebook dei manga” un surplus inutile, ma la società sembra proseguire su questa strada. Non solo è sempre più evidente il lavoro editoriale, con selezioni di opere diverse che ogni settimana vengono proposte dalla redazione, ma da qualche mese a questa parte ha destinato sempre più visibilità, fino a posizionarla stabilmente in home page, alla sezione “Lavori originali”.

Le alternative legali, e la strategia del simulpub

Mentre lo scenario odierno vede dunque scanlators e aggregatori litigare su chi abbia più diritto a guadagnare sul lavoro altrui, emergono finalmente – e forse con oltre dieci anni di ritardo – offerte strutturate da parte degli operatori “ufficiali” del mercato editoriale. Le alternative legali crescono, insomma. E non certo quelle, fallimentari negli esiti, suggerite dal governo giapponese.

Crunchyroll manga scans
I tre diversi abbonamenti offerti da Crunchyroll

Il più grande errore del progetto governativo Manga-Anime Here è infatti pensare che la scelta degli utenti di rivolgersi agli scanlators sia dovuta solo al risparmio, ovvero alla gratuità. Per le serie più famose, tuttavia, il vero vantaggio è un altro: l’uscita in contemporanea con il Sol Levante. E non dimentichiamo i vantaggi per i manga meno conosciuti: la possibilità stessa di arrivare fino in Occidente. In entrambe i casi, inoltre, non ha certamente poco valore la possibilità di accedere a tutti i manga che si seguono all’interno dello stesso sito, potendo quindi recuperare e leggere facilmente una serie vecchia anche di dieci anni o più.

Al contrario fino a poco tempo fa tutte le alternative legali ripetevano lo schema dell’editoria occidentale, ovvero la vendita del singolo volume, e a cifre peraltro ben poco convenienti: per un numero digitale di One Piece, ad esempio, Viz Media chiede sette dollari. Il tutto senza considerare che molto spesso i lettori incontrano problemi legati ai diritti regionali di distribuzione. Comixology, per non fare che l’esempio più noto, non ha in catalogo manga nella propria versione europea, ma solo in quella statunitense. Il più grande sito di comics al mondo ha comunque intanto lanciato la sfida agli scanlators sulla velocità: negli Stati Uniti i capitoli escono in contemporanea con il Giappone. Ma sono ancora venduti singolarmente, generalmente alla cifra di un dollaro l’uno. Un micropagamento, certo, ma Spotify e Netflix hanno ormai insegnato che la strada da intraprendere dovrebbe essere ben altra.

Ed è la strada che ha intrapreso Crunchyroll, il primo servizio di manga “all you can read”, ormai una sorta di Netflix di manga e anime. Chiunque sottoscriva l’abbonamento premium al sito può infatti leggere in simulpub (da simulpublishing, che ricalca il termine televisivo simulcasting), ovvero entro poche ore dalla loro uscita in Giappone, i manga di decine delle più importanti case editrici. Non esistono dati disaggregati per il servizio anime e per il servizio manga, ma Crunchyroll, rivolgendosi a quella che viene considerata ancora una nicchia di mercato, si avvicina al milione di iscritti a pagamento (erano 750.000 a ottobre 2015) e alla ambita top 1000 dei siti più visitati al mondo.

Il tutto senza considerare che il principale nemico di Crunchyroll – di cui torneremo a parlare – restano gli stessi editori che questo modello innovativo sta cercando di “salvare”: sul sito divenuto di proprietà di Peter Chernin, ex braccio destro di Murdoch alla guida di Fox Corp, mancano infatti tutte le opere la cui licenza di distribuzione appartiene a Viz Media. Ovvero: Shonen Jump. In parole povere, la rivista che pubblica le serie con più pubblico al mondo, in primis One Piece.

Non bisogna poi dimenticare le problematiche relative alle localizzazioni: per motivi di diritti, ad oggi gli utenti italiani, francesi, tedeschi e cinesi di Crunchyroll non possono accedere a titoli tradotti nella loro lingua, ma solo alle versioni anglosassoni. Un grande limite, che sicuramente depotenzia fortemente la strategia anti-pirati di Crunchyroll. Ma ora che anche un gigante come Amazon è entrato nel mercato degli anime con il suo Strike, diventerà sempre più difficile per i titolari originali dei diritti di localizzazione resistere a questa evidente svolta del mercato.

Per l’offerta digitale – e legale – di manga, il futuro quindi si sta probabilmente scrivendo oggi. E non potrà passare che per altri accordi di distribuzione con i nuovi protagonisti del mercato.

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