Focus L’emancipazione di un’eroina: da Patsy Walker a Hellcat

L’emancipazione di un’eroina: da Patsy Walker a Hellcat

Una delle figure più rilevanti della serie tv Marvel’s Jessica Jones è la sorella adottiva della protagonista, Trish Walker. Ex-bambina prodigio della tv, è una speaker radiofonica di successo che nel suo programma affronta i problemi della città. E soprattutto, vuole salvare il mondo, cercando di convincere Jessica a usare i suoi poteri per cambiare le cose. In realtà questo personaggio arriva da molto lontano e ha subito, nel corso dei decenni, una profonda trasformazione. Ma partiamo dall’inizio, ossia da una rivista per ragazze degli anni Quaranta.

Patsy Walker, la ragazza della porta accanto

Come racconta Trina Robbins in From girls to grrrrlz, tra 1940 e 1950 in America il fumetto dei supereroi conosce una battuta d’arresto. La guerra ha allontanato gran parte del pubblico maschile, costringendo gli editori a interessarsi alle lettrici. Per loro si scelgono storie meno violente e avventurose, che hanno per protagonisti dei ‘tipici’ American teenagers. Apripista di questa tendenza è Archie, che nella immaginaria Riverdale è “conteso” dalle sue migliori amiche, Betty, bionda e acqua e sapone, e Veronica, ricca e sofisticata.

Ingolosita dal mercato, nel 1944 la Timely Comics (ossia la futura Marvel) lancia Miss America Magazine (diretto da Jean Goodman, moglie dell’editore nonché cugina di Stan Lee) in cui i fumetti sono affiancati da rubriche di gossip, moda e consigli di bellezza. Sul secondo numero, nel novembre dello stesso anno, debutta Patsy Walker. Come recita la didascalia della prima tavola, «non è il prodotto dell’immaginazione di un autore. Patsy è reale, è una teenager normale – una brava ragazza con i suoi problemi. Patsy e la sua famiglia potrebbero essere gli inquilini della porta accanto».

Patsy è una specie di Archie al femminile: ha i capelli rossi, è carina e beneducata. Piace molto ai ragazzi e ha un fidanzato, Robert “Buzz” Baxter, che lavora per pagarle il cinema e le dà baci innocenti. È costantemente in competizione con l’amica e rivale Hedy Wolfe. Ha una grande passione per gli attori famosi, detesta i professori antipatici, spesso bisticcia con il fratellino dispettoso, ed è in dubbio su cosa indossare al ballo scolastico. La serie ha il tono di una commedia leggera, dove imprevisti ed equivoci creano situazioni da risatine educate, degne di una signorina.

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La prima tavola di Patsy Walker

Patsy è una creazione di Otto Binder, scrittore di fantascienza e papà delle versioni femminili di tre supereroi: Mary Marvel, Miss America e Supergirl. Creata nel 1943, Miss America è la titolare della rivista. Si chiama Madeleine Joyce ed è la nipote di un milionario che acquista poteri straordinari dopo essere stata colpita da un fulmine. Lavora con il cervello e con i muscoli per risolvere misteri e sconfiggere i cattivi, in storie dal ritmo sostenuto e, per l’epoca, piene di azione e colpi di scena.

È evidente come Miss America e Patsy Walker siano due personaggi volutamente opposti, sia nelle intenzioni dell’editore che nel concept di Binder. Ben presto la typical teenager avrà la meglio sulla supereroina: se fin dalla copertina del secondo numero la Miss America a fumetti viene sostituita da una modella in carne e ossa vestita come lei, nei primi anni Cinquanta il titolo della testata viene sistematicamente preceduto dalla vistosa scritta “Patsy Walker starring in…”. Infine, a partire dal 1945 Patsy avrà una rivista tutta sua.

Il design del personaggio viene messo a punto da Ruth Atkinson, una delle tante donne che durante la guerra avevano sostituito gli uomini come disegnatrici anche di fumetti rivolti a un pubblico maschile (per esempio Wing Tips, serie sugli aeroplani che, ironia della sorte, vanta anche un episodio intitolato The Hellcat). La Atkinson disegna Patsy per quasi due anni, prima di creare insieme con Stan Lee Milie the Model, serie che influenzerà tutto il filone del fumetto per ragazze, e quindi anche le pubblicazioni di Patsy.

Millie, eroina bella e brava, ammirata e imitata anche dalle lettrici per il suo stile, rinvigorisce la tendenza a inserire nelle riviste una o due pagine di paper doll, in cui la protagonista è disegnata accanto a dei cambi d’abito da ritagliare, ispirati a modelli che le lettrici creano e inviano alla redazione del giornale – pagine che compariranno anche sulle riviste di Patsy. Inoltre, Millie inaugura un nuovo prolifico filone di fumetto per ragazze, quello delle career girls, donne lavoratrici che scelgono di non sposarsi per non abbandonare la loro professione (scelta che purtroppo farà anche la Atkinson). Questo filone porterà nel 1965 alla serie Patsy and Hedy Career Girls, dove le due ragazze lavorano nella redazione di una rivista e l’elemento umoristico viene meno, in favore di un romanticismo da soap opera e un pizzico di avventura.

patsy walker covers

L’ingresso nel Marvel Universe e la trasformazione in supereroina

Gli anni Cinquanta sono un periodo d’oro per Patsy Walker. Nel 1954 esce Girls’Life, Patsy Walker’s Own Magazine for Girls, che ha Patsy come editor e in cui Stan Lee figura in qualità di «editorial and art director» – all’epoca l’unica rivista pubblicata da un personaggio di finzione. Nel 1958 Patsy Walker viene indicato come uno dei titoli più popolari tra le ragazzine in una ricerca del The Elementary School Journal, giornale specializzato sull’educazione scolastica di bambini e adolescenti. Infine, nel 1961 Patsy Walker #95 (insieme con Journey into Mystery #69) è il primo fumetto a riportare in copertina il logo che segna la nascita ufficiale della Marvel Comics.

Dopo 20 anni di grandi successi, gli anni Sessanta portano un nuovo clima culturale che condurrà al declino e ad una radicale trasformazione del personaggio. Nel 1965 la testata Patsy Walker chiude (seguita, poco dopo, dallo spin-off Patsy and Hedy); Stan Lee farà un piccolo omaggio alla ragazza in Fantastic Four Annual #3, illustrato da Jack Kirby. Patsy, con a fianco l’inseparabile Hedy, compare tra la folla che assiste al red carpet delle celebrità al matrimonio di Reed Richards e Sue Storm. In un’unica immagine si riassume tutto quello che il personaggio è stato fino a quel momento: una ragazza carina e alla moda, che sgomita pur di vedere i vip in carne e ossa. Con questa vignetta Patsy Walker entra ufficialmente nel Marvel Universe.

Fantastic Four Annual 3 patsy walker
“Fantastic Four Annual” #3

Collezionista delle riviste di Patsy, e colpito dalla citazione di Stan Lee, nel 1972 lo sceneggiatore Steve Englehart riprende il personaggio attribuendogli un ruolo più attivo. Decide di giocare per contrasto, imprimendo una decisa svolta alla sua biografia.

Patsy riappare in un ciclo di storie che hanno per protagonista Bestia, alias Henry McCoy (Amazing Adventures vol 2 #13-5). A seguito di vari problemi creati dal supereroe, la Brand Corporation (società senza scrupoli, sussidiaria della Roxxon) assume Buzz Baxter, già capitano dell’esercito, come responsabile della sicurezza e Patsy, ormai sua moglie, si trasferisce insieme con lui. Ferito e in stato confusionale, Bestia si presenta a casa della donna, che gli presta le prime cure senza denunciarlo al marito. Ascoltando il suo delirio, scopre la sua identità segreta e quando l’eroe torna in sé e tenta di fuggire, Patsy è perentoria: «Hai chiacchierato parecchio nel tuo delirio, e ora so molte cose sul tuo conto. Siediti…» La donna lo obbliga a una lunga conversazione di cui non sappiamo i dettagli, ma è evidente che lo sta ricattando. Tanto che, qualche pagina dopo, Bestia è molto turbato. Non si capacita di aver parlato di certe cose proprio con Patsy, che è «solo una ragazza di provincia e fuori moda».

Bestia sparisce senza onorare l’accordo, ma qualche tempo dopo (in Avengers vol 1 #141-9, con i disegni di George Pérez) viene rintracciato da Patsy, tornata single. La donna viene coinvolta nella lotta tra gli Avengers e lo Squadron Supreme, catturata insieme ai buoni e perfino sbeffeggiata dall’ex-marito Buzz. Riesce poi a scappare con Capitan America e Iron Man e (in Avengers #144) trova in un magazzino il vecchio costume della Donna Gatto (The Cat), ormai diventata Tigra. Capitan America chiede a Patsy se ha voglia di indossarlo per unirsi a loro e per un attimo tutta la vita le passa (letteralmente) davanti agli occhi: l’adolescenza passata sfidando Hedy, l’ammirazione per Mister Fantastic (che l’ha portata ad assistere al suo matrimonio), l’amore per Buzz. La vita matrimoniale segnata dagli scatti d’ira del marito reduce del Vietnam, e poi dal suo assenteismo una volta divenuto dipendente della Brand Corporation. Fino all’incontro con Bestia e alla misteriosa conversazione, finalmente chiarita, in cui promette all’eroe di mantenere il suo segreto in cambio di un «costume con qualche potere, un siero, un qualsiasi cosa» che la trasformi in una supereroina. Mentre la ragazza ha questa rêverie, Cap ci ripensa: che può fare una come Patsy? Ma lei è decisa: «So che pensi che sia una donna sciocca – dice a Cap – ma è tutta la vita che aspetto questo momento». Si toglie i vestiti (chiedendo ai maschietti di girarsi) e indossa la tuta gialla. E all’improvviso, agli occhi di supereroi e lettori, non è più quella di prima: Patsy Walker è diventata Hellcat.

hellcat patsy walker
“Avengers” #144

Ecco dunque la vera ragione per la quale Englehart ripescò il personaggio:

In realtà non ero interessato alla Donna Gatto. Avevo letto i libri e sembravano, come dire, francamente compiacenti – storie brutte scritte solo per avere presa su una certa fetta di pubblico [quello femminile, per cui Stan Lee aveva creato non solo The Cat ma anche Night Nurse e Shanna the She-Devil, NdR]. Ma quando [Patsy] è entrata nel [Marvel Universe], ha incontrato Bestia e affrontato suo marito – tutte queste cose hanno cominciato a trasformare la Patsy che avevo ereditato in un personaggio un po’ più astuto. Nel momento in cui è diventata Hellcat, avrebbe potuto fare un passo indietro e vedere l’ironia della sua trasformazione in una creazione femminista. Ma lei era interessata a entrare in un gruppo di supereroi, non a fare passi indietro… Non si è soffermata sui paradossi, voleva essere un’eroina.

In effetti, per quanto Hellcat non si ponga certo come un’icona femminista – «I’m not a big women’s-libber», dichiara in una vignetta usando un termine fortemente spregiativo – la sua parabola è una storia di emancipazione, e da manuale: da moglie trascurata e vittima di abusi a donna che sceglie il proprio destino e fa di tutto per inseguire i suoi sogni. Senza contare il riferimento insistito agli stereotipi misogini, puntualmente disattesi, per cui Patsy sarebbe inadatta al ruolo di supereroina per il suo aspetto e il suo vissuto. Esemplare è l’episodio (Avengers #149) in cui Patsy/Hellcat viene legata da Buzz a un marchingegno per il controllo mentale. L’ex le rinfaccia di essere una stupida sognatrice, che fa castelli in aria e non sa stare al mondo. Ma Hellcat si libera, lo stende e, dopo avergli ricordato quanto l’ha amato, minaccia di cavargli gli occhi.

Dopo la sua prima avventura con gli Avengers (che addirittura le offrono il posto lasciato vacante da Thor), Hellcat entra nel team dei Difensori. Inizialmente non ha doti sovrannaturali, semplicemente un fisico agile potenziato dal costume, ma dopo l’addestramento di Dragoluna (Moondragon) su Titano acquisisce poteri di controllo mentale e telecinesi. Quando invece civetta con i colleghi, scrive il suo diario segreto o fa shopping con le amiche, mostrando di conservare alcuni tratti caratteriali della vecchia Patsy.

In una storia del 1980 (The Defenders vol 1 #89, scritta da Kraft, Hannigan, Gruenwald e Grant) la sua biografia viene aggiornata con una sapiente trovata. Accompagnata dai suoi amici supereroi, Patsy torna nella casa di famiglia in New Jersey per i funerali della madre Dorothy. Lì racconta il suo passato difficile: sua madre avrebbe “usato” la sua adolescenza per scrivere storie a fumetti di grande successo, tentò di imporle una carriera da modella, come la sua amica Millie, e infine ruppe ogni rapporto con lei perché contraria al suo matrimonio con Buzz. Le storie della prima Patsy vengono così inglobate indirettamente nel Marvel Universe e adattate a Hellcat in una vera e propria operazione di retcon (ossia modifica retroattiva della continuity).

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“The Defenders” vol 1 #89

Risistemato il passato dell’eroina, gli sceneggiatori sembrano talmente a corto di idee da cercare uno spunto nel vecchio adagio “Nomen omen”. In pratica, da questo momento in poi Hellcat finirà spesso e volentieri all’Inferno.

Dopo essere stata posseduta da un demone, Patsy sposa (in una cerimonia interrotta dall’ex Buzz, diventato Mad Dog) Daimon Hellstrom, che per lei rinuncia alla sua anima nera di Figlio di Satana. Con lui apre a San Francisco un’agenzia di investigazione dell’occulto, collaborando con i West Coast Avengers – e incontrando anche Tigra, la prima proprietaria del suo costume. Ma Patsy non è molto fortunata – o furba, diciamo – nella scelta dei mariti. Perdendo la sua natura diabolica, Daimon si riduce in fin di vita (Hellstrom – Prince of lies, anni ’90). Per salvarlo la moglie evoca il demone suo padre, che però lo fa risuscitare come Figlio di Satana nel pieno dei suoi poteri malvagi. Patsy perde la ragione e si toglie la vita. Di lei resta solo una voce che dall’aldilà rinfaccia a Daimon quanto l’ha amato e quanto ha sofferto per lui.

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“Hellstrom – Prince of lies”

Ovviamente, Hellcat resuscita. Viene riportata tra i vivi da Hawkeye (in Thunderbolt Annual 2000 e in Avengers Annual 2000), ma in seguito torna all’Inferno per fermare una guerra tra demoni (Hellcat#1-3, scritto da Englehart) e infine per salvare la vita di Starfire (in Marvel Divas, una sorta di Sex and the City di supereroine dove Hellcat è una scrittrice proprio come Carrie Bradshaw).

Gradualmente le storie dedicate a Hellcat si allontanano sempre più dalla dimensione supereroistica per orientarsi verso la commedia “al femminile”. In Patsy Walker-Hellcat (2008) è una modella un po’ vacua che si rimbocca le maniche quando diventa la supereroina dell’Alaska a seguito del Superhuman Registration Act. In Patsy Walker A.K.A. Hellcat (2015) progetta di fondare un’agenzia per superumani che hanno bisogno di lavorare, ma deve anche fare i conti con l’amica d’infanzia Hedy che ripubblica i suoi fumetti senza permesso. Le storie leggere e scanzonate, con un disegno stilizzato e quasi infantile, conferiscono all’eroina una solarità più vicina alla Patsy Walker originaria che alla natura di Hellcat. Una specie di ritorno alle origini, quasi un colpo di spugna.

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Trish Walker e la nuova vita con Jessica Jones

Nei fumetti, Patsy Walker e Jessica Jones si incontrano solo nelle colorate pagine di Patsy Walker A.K.A. Hellcat #7 (2016), dove l’investigatrice viene assunta per indagare sul conto di Hellcat e poi la assume come babysitter della figlia. Nulla di più lontano dall’atmosfera cupa di Alias, da cui è tratta Marvel’s Jessica Jones e dove di Patsy Walker non c’è traccia.

L’autrice della serie tv, Melissa Rosenberg, ha spiegato che in origine gli episodi dovevano essere una trasposizione più fedele di Alias:

Quando ero ancora alla ABC, la coprotagonista doveva essere Carol Danvers, ovvero Capitan Marvel, presente nel fumetto originale. Il loro rapporto era importante nelle storie e io amavo la loro amicizia. Ma nel momento in cui siamo passati a Netflix, c’è stato anche l’annuncio di un film su Capitan Marvel, così ho capito che non avrei più potuto usarla. Poi qualche collega della Marvel mi ha suggerito Patsy Walker, che non avevo mai sentito prima. Non sono una gran lettrice di fumetti, ma lei aveva persino una sua serie fin dagli anni ’40. Un personaggio davvero femminile. È una modella, ha un fidanzato e veste con stile. C’era davvero tanto materiale nella sua backstory: essere una star così giovane, avere una madre così ambiziosa e ingombrante, vivere sempre sotto i riflettori.

Nei fumetti questi temi sono trattati in modo soft, ma noi siamo andati oltre e abbiamo così trovato per Jessica una controparte migliore rispetto a Carol Danvers, perché Trish ha tutto: bellezza, eleganza, educazione, buon gusto, successo, soldi. Tutto tranne i superpoteri. L’invidia è diventata parte della loro relazione, rendendola più realistica.

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Rachael Taylor nel ruolo di Trish Walker

Il personaggio di Trish Walker (interpretata da Rachael Taylor) sembra aver assorbito dalla storia editoriale di Patsy Walker/Hellcat tutte quelle caratteristiche che la rendevano davvero interessante. Trish è una donna indipendente, che non dà conto delle sue azioni a nessuno. È diventata bionda per chiudere definitivamente con un passato familiare infelice, rappresentato non da un marito ottuso e/o crudele ma da una madre che le ha rubato l’infanzia. Il successo raggiunto come speaker non le basta, perché vuole essere un’eroina e per questo si sfianca con durissime lezioni di krav maga. Non si lascia scoraggiare quando anche Jessica, che pure le vuole bene, si arroga il diritto di sapere meglio di lei che cosa le si addice e cosa no. È legatissima alla sorellastra e la affianca nella battaglia contro Killgrave, non solo per aiutarla ma anche per vivere di riflesso il suo status di supereroina.

Inoltre, come Patsy/Hellcat, anche Trish ha i suoi lati oscuri: l’ammirazione per Jessica che sfiora l’invidia, l’arroganza di credere che al suo posto farebbe meglio, la volontà di cacciarsi nei guai a tutti i costi solo per dimostrare di avere le carte in regola per salvare il mondo, la mancanza di scrupoli quando, in una manciata di pillole blu, trova il modo di acquistare i poteri che così ardentemente desidera, rischiando la vita per pochi minuti di esaltazione.

Bisognerà aspettare The Defenders o la seconda stagione di Jessica Jones per vedere se, come Patsy, anche Trish Walker realizzerà il suo desiderio. Incrociamo le dita per lei. Dopotutto, non si può non provare simpatia per chi mostra una tenacia tanto grande.

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