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Sunday Page: Giulio Rincione

Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci presenta una tavola. E spiega le ragioni per cui vi è particolarmente legato, o cosa lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le conversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica parlo con Giulio Rincione. Fumettista, esordisce nel 2012 con C, pubblicato su Verticalismi. Nel 2013 fonda il collettivo Pee Show con Francesco Chiappara e Lucio Passalacqua. L’anno successivo entra nella scuderia di Shockdom, disegnando Noumeno e Paranoiae. La sua ultima opera, realizzata con il fratello Marco, è la trilogia dei Paperi.

thefountain

Io ho un rapporto di amore-odio con The Fountain (sia il film sia il fumetto). Tu perché l’ha scelto?

Parto dal fatto che amo Kent Williams, in ogni sua opera, che sia un quadro o una tavola. The Fountain è una di quelle storie che più mi ha emozionato leggere (ho apprezzato anche la versione cinematografica). Questa tavola in particolare, la trovo essenziale, funzionale e originale. Praticamente perfetta per quelli che sono i miei gusti. Williams dà sfoggio della sua conoscenza della forma e dei colori, pur rimanendo libero da molte (prospettiche e anatomiche). Il personaggio in primo piano trasuda tutte le emozioni che mi servono per “comprenderlo”. Il superfluo, come i personaggi in secondo piano e lo sfondo, sono invece una bozza a matita, e va benissimo così. Inoltre io amo le tavole con pochissime vignette, o addirittura anche una sola, senza che per forza debba trasformarsi in una complicata e dettagliata splash page. Odio i dettagli nel disegno.

Quando parli della sua conoscenza di forme e colori cosa intendi? Che tipo di lezioni ci vedi dentro?

Williams non improvvisa. Conosce l’anatomia e la prospettiva molto bene. E ha una concezione del colore formidabile. Ciò nonostante la cosa che più apprezzo è il fatto che “altera” tutte le forme e gli spazi che disegna. È tutto correttamente storto e sbagliato. Dentro c’è una grande lezione per me: la conoscenza delle regole ti serve per poterle infrangere, per essere te stesso quanto più possibile.

Aronofsky ha questo rapporto strano col fumetto per cui, se non riesce a farsi finanziare un film, si butta sul fumetto (è successa una cosa simile con Noah). Una delle critiche che gli hanno fatto è stata sull’onda di “Eh, per lui il fumetto è il campetto con le buche quando non gli riesce di prenotare quello tenuto bene”.

Nel caso di The Fountain in particolare, credo che il fumetto e il film siano stati prodotti quasi in contemporanea. Aronofsky è un bravo narratore, mi piacciono le sue storie. Mi piace come gestisce i tempi e l’intreccio. Una bella storia rimane per me una bella storia, anche se disegnata molto male. Williams ha arricchito tutto, così come ha arricchito un personaggio più mainstream come Wolverine. Ma lì, appunto, sfocio sul mio personalissimo gusto e non riesco ad essere obiettivo. Per ciò che riguarda il campetto con le buche, da un punto di vista economico è assolutamente vero. Produrre un fumetto costa molto meno di un film. Solo che c’è anche chi preferisce giocare in un campetto con le buche, perché lo trova più divertente.

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