Sunday Page: Jim Woodring

*English text

Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le coversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Questa domenica parlo con Jim Woodring, autore statunitense di Jim, Weathercraft e Frank, lavori che rappresentano al meglio le peculiarità del suo corpus fumettistico: la pantomima, le allucinazioni, le influenze dell’induismo. È stato anche animatore, costruttore di giocattoli e designer per la Microsoft, ideando i disegni per la Microsoft Comic Chat. Come ha scritto Massimo Giacon, Woodring è un autore «che non si legge, si sogna e basta».

wigglemuch

Ammetto la mia lacuna in materia, colmata solo grazie a un’istruttiva googlata. Parliamo di The Wiggle Much, una striscia scritta e disegnata da Herbert Crowley e apparsa sul New York Herald agli inizi del Novecento. Perché l’hai scelta?

L’ho scoperta grazie al libro Art Out of Time di Dan Nadel. Percepisco una forte connessione spirituale al lavoro di Herbert Crowley. Crowley cerca con tutte le sue forze di usare il giornale come una piattaforma per esprimere la sua filosofia personale e le sue nozioni metafisiche. Era un mistico. Usava le poesie dell’infanzia e i personaggi statici per esprimere i temi più profondi a disposizione di un artista. Quella determinazione da Sisifo a lavorare duramente è qualcosa che ammiro molto. Lo vedo come un eroe. Eroico e per niente tragico.

Nel libro di Nadel sono raccontate le storie di artisti dimenticati, come Crowley. Solo dopo la pubblicazione del volume Nadel è riuscito a mettersi in contatto con la nipote dell’artista, ottenendo nuove informazioni sulla sua vita (fu un giramondo, entrò nel circolo di Carl Jung) e molti materiali d’archivio.

Quando ho visto le sue vecchie foto e le altre immagini mi sembrava di averle già viste altrove. Era più di un déjà vu. Non mi sorprenderebbe sapere che la sua personalità si è reincarnata in me, perché il suo lavoro mi sembra così familiare. Lo comprendo nel profondo.

Come mai proprio questa pagina?

Questa pagina particolare esprime i sentimenti più profondi che abbia mai sperimentato in un fumetto. I temi trattati – riconoscimento di una personalità trascendentale, l’educazione speciale che rese possibile quella personalità da inquisizioni passate, la brutalità del mondo come sfondo per l’illuminazione – bastano a loro stessi. E ovviamente la battuta finale è sconvolgente: «Questo… È successo a te». Che è successo al Wigglemuch? La morte. Non li inseriscono più messaggi del genere nelle strisce a fumetti.

Ci sono molte in comune con le tue opere, in termini di stile ma anche di contenti (le simmetrie, il surrealismo onirico, perfino l’aspetto da rana del personaggio, che è una tua costante).

È vero. Ed è strano perché io ho scoperto The Wiggle Much grazie al libro di Dan, non ne avevo mai sentito parlare prima.

Secondo te qual è il significato della tavola?

A prima vista, la scena rappresentata sembra un po’ un arcano ma esaminandola nel dettaglio si capisce che stanno seppellendo l’ago nel Mysteriometro. Possiamo vedere gli eventi svolgersi in una serie di stanze con macchinari diversi, grafici e gallerie di creature in osservazione, ma non ci viene dato quasi nessun indizio sul significato di questi dettagli. Eppure, se li studiamo possiamo capirli attraverso le risposte del nostro inconscio. Questa, per me, è vera poesia.

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