Recensioni Novità Tra western ed epopea preistorica. "Ötzi", di Mikel Begoña e Iñaket

Tra western ed epopea preistorica. “Ötzi”, di Mikel Begoña e Iñaket

Il fascino dell’ignoto è senz’altro il più grande carburante per la fantasia narrativa. Ciò che ci è ignoto spazialmente, perché troppo lontano, dà vita ai grandi racconti d’avventura. Ciò che ci è ignoto temporalmente, perché è nel futuro, ha prodotto grandi generi letterari come la profezia, la fantascienza e la distopia. E poi c’è il passato.

Le “sterminate antichità” di Giambattista Vico, i misteri degli Egizi e degli Indiani, la seducente immagine di un’età dell’oro originaria, di civiltà dimenticate che avrebbero custodito segreti inimmaginabili. Prima di tutto ciò, infine, la preistoria: un’epoca senza scrittura e senza cronaca, di cui non ci rimangono che muti reperti, e alla quale associamo facilmente l’immagine di un uomo ancora troppo vicino all’animale per risultarci riconoscibile.

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Nel 1991 qualcosa è cambiato. Due turisti tedeschi in gita sulle Alpi Venoste (Ötztaler Alpen, al confine tra Italia e Austria) hanno rinvenuto un cadavere congelato nel ghiaccio. Hanno avvisato le autorità, credendo si trattasse di un alpinista caduto in disgrazia, ma la realtà sarebbe stata molto diversa: si trattava infatti di un corpo molto ben conservato e risalente a circa cinque millenni prima. Da allora gli studiosi hanno svolto ricerche approfondite sul corpo – soprannominato Ötzi – e sul suo equipaggiamento, ricerche che hanno permesso di scoprire tantissimo su un periodo che ci resta ancora per lo più sconosciuto.

Mikel Begoña e Iñaket hanno deciso di liberare Ötzi dal laboratorio e di farlo rivivere nel suo ambiente naturale, raccontandoci la storia dei suoi ultimi giorni, della sua comunità e della sua terra. Per farlo hanno usato tutte le informazioni ricavate dagli scienziati, riportate fedelmente in una breve guida alla fine della storia. Il risultato è un volume pubblicato in Spagna nel 2015 e tradotto lo scorso anno dall’editore Barta. Un breve racconto sospeso tra due forme mitiche distinte, il western e la saga antica: se infatti gli autori fanno di tutto per offrire al lettore l’atmosfera di un tempo lontanissimo, il modello della storia che hanno scelto attinge a piene mani dalle situazioni tipiche della grande epopea americana, come testimonia anche il chiaro riferimento a Per un pugno di dollari nel sottotitolo.otzi8

La storia è infatti una storia di frontiera: sconosciuti invasori dell’Est – forse quelli che più tardi saranno chiamati indoeuropei – mettono a ferro e fuoco alcuni villaggi. Gli attaccati si riuniscono, e decidono di mettere a punto un piano per difendere i mercanti d’ambra in arrivo dal Nord. La missione, su consiglio dell’oracolo del villaggio, viene affidata a due guerrieri, l’arciere più esperto e anziano e l’arciere più giovane e orgoglioso. I due devono mettersi sulle tracce di un grande cervo nella foresta, sacrificarlo agli dèi e poi partire alla ricerca dei mercanti, così da scortarli sul loro cammino.

Raccontata così, la storia è piuttosto canonica e potrebbe essere ambientata ovunque. Tuttavia gli sforzi degli autori sono indirizzati proprio alla fedeltà ai dati, in particolare per quanto riguarda la veste grafica. Lo stile di Iñaket è molto dinamico, e alterna ampi paesaggi a sequenze di vignette molto serrate, con un certo debito nei confronti di Hergé per quanto riguarda i personaggi principali. Molto riuscito in particolare l’innesto di alcune vignette ispirate allo stile delle pitture rupestri di Altamura o Lascaux, scelta che contribuisce a creare l’atmosfera giusta. Ottimo anche l’uso dei colori, con una gradazione di toni che divide molto bene le diverse parti della storia e guida il lettore nel corso dell’intreccio.

Recensendo il bellissimo Il piano orientale di Zeina Abirached scrivevo che il fumetto è perfetto per superare la distanza spaziale e rappresentare una cultura molto diversa dalla nostra. Questo è vero anche per la distanza temporale, e lo si vede bene per quanto riguarda Ötzi: il rapporto degli studiosi del cadavere rinvenuto tra i ghiacci è senz’altro molto appassionante, ma vedere l’Europa del IV millennio prima di Cristo è tutta un’altra cosa.

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Ovviamente però tutto questo comporta anche dei limiti, su tutti il pericolo di rappresentare ciò che ci è distante più vicino di quanto non sia opportuno. Da questo punto di vista, i dialoghi di Ötzi non contribuiscono particolarmente all’intento dichiarato dagli autori, mostrando dei personaggi che si esprimono in termini fin troppo moderni, usando talvolta nozioni che non potevano essere disponibili a un popolo preistorico. Il continuo, forse eccessivo utilizzo dell’aggettivo “sacro” non aiuta, anzi rende ancora più evidente l’insufficienza dello sforzo. Anche la scelta di rappresentare il protagonista – in alcuni momenti, in una veste quasi caricaturale – contribuisce senz’altro alla godibilità della storia, ma disturba il tentativo di immergersi in un passato così diverso dal nostro tempo. In questo, forse, Rahan di Lecureux e Chéret – trasformato negli anni ’80 in una serie abbastanza popolare anche in Italia – era riuscito a centrare l’obiettivo con minor sforzo.

L’idea di trarre un fumetto dal ritrovamento del 1991 è senz’altro brillante. Ötzi offre al lettore una storia godibile e tante notizie sull’evento, unendo in modo più che soddisfacente narrativa d’intrattenimento e informazione storica. Non si tratta di un classico del suo genere, ma è un volume che non sfigurerà nella biblioteca degli appassionati d’avventura, né di chi è interessato allo studio della preistoria e cerca un’introduzione non troppo pesante.

Ötzi. Per un pugno di ambra
di Mikel Begoña e Iñaket
Barta, 2016
80 pagine, colore
14,00 €

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