L’uomo del domani viene dal passato

Scritta da Peter J. Tomasi insieme a Patrick Gleason, che è anche il principale disegnatore della serie, la nuova Superman rilanciata nove mesi fa, con cadenza quindicinale sotto l’ombrello editoriale di DC Rebirth, è certamente la testata che ha maggiormente accolto l’idea di uno spirito di rinnovato ottimismo.

superman 18

Sebbene nata nella luttuosa occasione della morte del Superman New52, l’unico personaggio del reboot a essere stato brutalmente rimpiazzato, l’Uomo d’Acciaio è in questa incarnazione lo stesso dell’universo Post-Crisis, che per ragioni ancora non del tutto chiarite è arrivato sulla Terra 0 del reboot di sei anni fa. Qui è rimasto a lungo in incognito, ma alla morte dell’”azzurrone” originario è venuto allo scoperto ed è stato, dopo una iniziale diffidenza, accolto dalla Justice League e accettato anche dal sempre sospettoso Batman.

Superman 1 rebirth

Questo Superman non è tornato solo: è sposato con la Lois del proprio mondo, da cui ha avuto un figlio, Jonathan, e con loro c’è anche il cane Krypto. Il primo villain che hanno affrontato, l’Eradicatore, attaccava proprio il figlio, perché rendeva impura la linea di sangue krytponiana di Superman.

Le storie successive hanno infatti spesso tema famigliare e comprendono: una gita di famiglia alla festa di Paese; il tentativo di Batman e Superman di avvicinare i loro due figli (che sfocia poi nella serie Super Sons, scritta sempre da Tomasi); un incontro con Frankenstein e sua moglie che mettono a confronto la coppia Clark-Lois con un supermatrimonio tragicamente fallito; una parentesi horror su un vicino misterioso che è anche il padre di un’amica di Jonathan Kent. Soprattutto ci sono poi due numeri dedicati a una trasferta di Superman e figlio, intrappolati sull’Isola dei dinosauri con tanto di omaggio a Darwyn Cooke e alla sua magnifica e mai abbastanza ricordata New Frontier.

Superman 18 rebirth

Tolto il primo arco, di cui si è già detto, la storia più lunga e significativa è Multiplicity, dove Tomasi riprende elementi da Multiversity Grant Morrison con una Justice League multietnica, capitanata da un Superman nero nonché presidente degli USA, che sorveglia l’equilibro tra le Terre alternative. Qualcuno sta rapendo i Superman di ogni mondo e la Lega dovrà metterli al sicuro per affrontare questa minaccia, che si riallaccia al più vasto affresco del Rebirth, con un avversario tremendo che sta per mettere a rischio tutte le realtà. Presumibilmente si tratta del Dr. Manhattan, mentre non è chiaro chi rapisca eroi e villain dati per morti e li tenga in una sorta di prigione extradimensionale, vista per la prima volta con la cattura di Red Robin in Detective Comics e di nuovo in questo ciclo di Superman.

La serie ha avuto anche un annual, da leggere prima del numero 14, in cui l’Uomo d’Acciaio incontra Swamp Thing per le matite di Jorge Jimenez. La creatura della palude affronta la questione di questo Superman come anomalia, in quanto non appartenente né del tutto in sincronia con la Terra dove vive, elemento che ne fa un eroe diverso anche da tutti i suoi analoghi delle altre Terre, come si vede in Multiplicity.

Di per sé l’annual non vanta una storia irresistibile, e sicuramente poteva essere raccontata nella metà o meno delle pagine, ma la qualità dei disegni di Jimenez sopperisce alla povertà della narrazione con lo spettacolo delle matite. Qualcosa che a ben vedere accade pure in diversi albi della serie, a partire dal primo arco, piuttosto pasticciato narrativamente, ma graziato dalla matite di Gleason. Data la periodicità quindicinale della testata, nei numeri successivi devono intervenire diversi artisti ospiti e così la qualità accusa qualche colpo, anche se rimane relativamente uniforme visto che i sostituti sono professionisti di livello come Ivan Reis e Doug Mankhe (mentre va molto peggio con Kenneth Rocafort, la cui presenza è per fortuna limitatissima).

I testi poi ogni tanto danno un po’ troppe cose per scontate, soprattutto considerando che si tratta di una serie ripartita dal numero 1. In particolare nei numeri con l’incontro tra i giovani Jonathan Kent e Damian Wayne si ripescano personaggi ideati da Tomasi e Gleason su serie precedenti e senza la benché minima introduzione.

superman annual rebirth

In conclusione Superman è una discreta serie DC, sicuramente superiore a quelle degli altri eroi di punta come Batman e Wonder Woman. D’altra parte, per quanto faccia simpatia il ritorno di un Superman storico con tanto di Krypto e di figlio con gli occhioni al seguito, in diciotto numeri non si è poi raccontato molto e il crossover appena iniziato con la testata gemella Action Comics promette solo un’ulteriore digressione.

Inoltre Lois Lane ha avuto fin qui davvero poco spazio e sembra strano che si accontenti del lavoro in un giornale di provincia, specie se è così poco interessante da non essere mai rappresentato. Ci sono poi misteri che stanno a poco a poco emergendo, ma la lentezza del loro sviluppo non ne fa una lettura avvincente e se il tono classicheggiante di questi tempi risulta piacevole, mancano al salto di qualità sia un senso di urgenza sia un po’ di fantasia.

royal city jeff lemire

BONUS: È iniziata per Image Royal City, la nuova serie scritta e disegnata dal prolifico Jeff Lemire, che qui abbandona gli elementi più fantastici e sci-fi di altre sue storie attuali (dagli X-Men e Black Hammer a Descender) in favore di un ritorno alle atmosfere realistiche di Essex County. Il risultato è quello che in Tv si definirebbe un family drama, del resto il tema famigliare è carissimo all’autore, che promette comunque di venarlo di elementi crime e se non fantastici per lo meno onirici. In un panorama dove tutto sembra dover appartenere a un genere o esistere solo come graphic novel, una serie di questo tipo è una scommessa azzardata, ma a giudicare dal primo episodio il risultato è promettente.

kingsway west

BONUS 2: Si è conclusa con il quarto episodio la miniserie western-fantasy Kingsway West di Greg Pak e Mirko Colak, pubblicata da Dark Horse. Quest’ultimo numero è uscito ad alcuni mesi di distanza dal terzo e dà la sensazione che si sia optato per una chiusura frettolosa, che brucia eventi complessi in una risoluzione prosaica e senza pathos. Se già i precedenti episodi tracciavano una parabola qualitativa discendente, questa conclusione è una pietra tombale.