Recensioni Novità Dell’arte di imprigionare il lettore. "Fuggire" di Guy Delisle

Dell’arte di imprigionare il lettore. “Fuggire” di Guy Delisle

Con Fuggire – Memorie di un ostaggio, Guy Delisle abbandona la formula del fumetto autobiografico che l’ha reso celebre, per consegnare al pubblico un graphic novel appassionante che fonda la sua brillantezza sul deciso e competente ritorno ai fondamentali del fumetto, e della narrazione in generale.

Leggi l’anteprima di Fuggire – Memorie di un ostaggio

fuggire delisle

Uscito in Francia nel 2016 e in questi giorni in Italia per Rizzoli Lizard, Fuggire è un’opera per molti aspetti minimalista, ma perciò stesso estremamente audace, di cui si conosce fin da subito l’epilogo. Vi si narra la disavventura di Christophe André, collaboratore di Medici senza frontiere sequestrato e tenuto prigioniero in Cecenia nel 1997, e Delisle dichiara subito di volerla riportare così come lo stesso Christophe gliel’ha raccontata. Una cosa quindi la sappiamo fin dall’inizio: il protagonista se la caverà.

Questo non impedisce all’autore di confezionare una storia avvincente, proprio grazie alla padronanza nello storytelling: un personaggio in cui ci si possa immedesimare, un punto di osservazione e un ritmo narrativo coerenti, una resa efficace di ambienti, situazioni e stati d’animo, una sensazione tangibile dello scorrere del tempo.

Così come il punto di arrivo, anche il punto di partenza della storia ci è noto fin dall’inizio: il luogo dell’azione è presentato attraverso una cartina geografica, in quello che resterà il primo ed unico vezzo documentaristico di un’opera che sa evitare ogni esitazione tra il tono del racconto e quello – che non le apparterrebbe – del reportage. Il racconto prende il via dunque in Cecenia, con il rapimento di Christophe, voce narrante e unico vero personaggio della storia, interamente raccontata a partire dal suo personalissimo punto di vista. Un punto di vista, del resto, paradossalmente ristretto: è sorprendente rendersi conto di quanto poco l’ostaggio possa sapere e comprendere della situazione di cui pure è il perno indiscusso.

Fuggire guy delisle

La sfida di Delisle consisterà proprio nel non lasciare mai, nel corso di tutto il romanzo, il suo protagonista, obbligando il lettore a “vivere” una vicenda che ai giorni nostri – e purtroppo – risulta quasi canonica (rapimento, news, indagini, contrattazioni, rilasci, esecuzioni…) da una prospettiva che sembra al contempo la più ovvia e la più inconsueta: quella del sequestrato.

Ci troviamo così, in un dramma tutto in interni, accanto a Christophe in una stanza disadorna, con un materassino, un termosifone e una catena come unici oggetti di scena. Non sappiamo cosa succede fuori, non sappiamo se il suo rapimento è stato scoperto o se qualcuno lavora al suo rilascio, non sappiamo neanche cosa dicono i personaggi secondari: i carcerieri del nostro eroe entrano in scena solo sporadicamente, ed anche in quei casi non dicono se non poche parole in lingue per noi (come per Christophe) incomprensibili.

Non sappiamo, infine, se la soluzione sarà stringere i denti e aspettare di essere salvato o riscattato, oppure prendere in mano la situazione e rischiare di realizzare una delle tante fantasie di evasione che, complice la noia e la mancanza di informazioni, cominciano ben presto a balenare nella fantasia del protagonista. La suspence, per il lettore, non deriva tanto dall’ignorare il punto di arrivo della storia, ma dalla costante incertezza in cui si svolgono le tappe che devono condurvela.

Una sfida narrativa non da poco per un autore come Delisle, abituato sì a raccontare storie di paesi complessi (Birmania, Corea, Israele) ma sempre nella forma di cronache di viaggio scanzonate e semi-autobiografiche: nell’ottimo Cronache di Gerusalemme, opera che nel 2012 gli valse l’ambito premio Fauve d’or al festival di Angoulême, per esempio, il lettore ha la possibilità di seguire Delisle stesso mentre va alla scoperta di un paese nuovo ed esotico, con tutte le sue contraddizioni e sorprese. La storia può allora procedere, in un senso letterale che in Fuggire non è disponibile: un prigioniero, per definizione, non va da nessuna parte, e così rischia di fare la sua storia. O almeno così sarebbe se l’autore non fosse stato capace di padroneggiare quei fondamentali della narrazione di cui dicevamo all’inizio, che Delisle gestisce invece in modo esemplare.

Il personaggio di Christophe, che ad alcuni critici è sembrato troppo abbozzato, refrattario a ogni identificazione o empatia, è invece il supporto narrativo ideale per un’immedesimazione intensa, e proprio in virtù di questo minimalismo: abbastanza definito per essere credibile, abbastanza sfocato per permettere al lettore di proiettarsi su di lui, di prendere il suo posto sul materassino della prigione.

Fuggire guy delisle

Costretti in una stanza spoglia, sicuri che la vicenda stia avanzando ma del tutto incapaci di determinarne la direzione o prevederne gli esiti, ci ritroviamo quasi nostro malgrado a seguire con partecipazione le congetture (le più intelligenti come le più assurde) del nostro eroe. Ci ritroviamo a misurare con lui il passaggio del tempo. Delisle utilizza magistralmente sia i colori che la regia della sua storia per rendere a questa spiacevole situazione un’impressionante tangibilità: l’utilizzo di due soli registri cromatici, uno per il giorno e uno per la notte (l’unico tipo di misurazione elementare che resti possibile a Christophe) e la ripetizione ossessiva di didascalie, inquadrature e immagini costituiscono l’armamentario formale perfetto per rendere il tempo che passa in tutta la sua lentezza e in tutta la sua alienante vuotezza. Si potrebbe criticare l’opera dicendo che il lettore sente ben passare le sue oltre 400 pagine, ma la critica mancherebbe il bersaglio, scambiando per difetto quel che invece è un effetto estetico brillantemente provocato.

Il lettore non deve del resto attendersi una lettura ‘pesante’. Pur non mettendo in scena se stesso, Delisle non sfugge e non vuole sfuggire alla tentazione di prestare al suo personaggio tutta la sua leggerezza, che in più occasioni stempera la tensione e contribuisce a rendere questa corposa e stimolante lettura un momento di serena evasione. Se non altro, non si potrà dire che il titolo è menzognero.

Fuggire – Memorie di un ostaggio
di Guy Delisle
432 pp., bicromia
22,00 €

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