Nello studio di Hans Rickheit

Siamo entrati nello studio di Hans Rickheit, fumettista americano che vive nel Massachusetts (USA), autore del graphic novel The Squirrel Machine (in Italia in uscita questa primavera per Eris Edizioni). Anziché mostrare il suo studio soltanto con una serie di fotografie, Rickheit ha deciso di farci fare la visita con un video.

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Hans Rickheit sarà ospite a Napoli Comicon dal 28 aprile al 2 maggio.

Leggi le prime pagine di The Squirrel Machine


Quali sono i progetti a cui stai lavorando attualmente?

Subito dopo aver concluso The Squirrel Machine, mi sono buttato su un altro progetto lungo di graphic novel intitolato Ectopiary (che si può leggere online QUI), senza avere la minima idea di una trama. Nasce come una storia di fantascienza su una ragazzina solitaria che fa amicizia con alieni provenienti dallo spazio. Al momento ho disegnato 130 pagine, e ancora non ho portato la protagonista sulla luna.

Sto inoltre lavorando a Cochlea & Eustachia (che si può leggere online QUI). Nessun mio fumetto aderisce esplicitamente a un genere, questo è impossibile da definire. Le “storie” sono incentrate sulle disavventure di una coppia di simil ninfee poco vestite. Per me è una sorta di parodia dei fumetti tristi e surreali che disegnavo da ragazzino; una curiosa e ripetuta estetica per alienare ogni lettore.

Il terzo graphic novel a cui sto lavorando è Delia (che si può leggere online QUI) in collaborazione con mia moglie, Krissy Dorn. Delia ha come protagonista uno scoiattolo antropomorfo molto carino, terrorizzato da mostri giganti. Io realizzo matite e dialoghi e a Krissy tocca il laborioso compito di inchiostrare le mie (spesso) indecifrabili matite.

Tra le altre cose, sto lentamente mettendo insieme un cartone animato basato su Cochlea & Eustachia. Dovrei farcela a concluderlo prima della fine del decennio.

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Quali sono gli strumenti che usi per disegnare?

Disegno e autoproduco fumetti sin da quando avevo undici anni. Nonostante nel corso degli anni abbia fatto vari tentativi di passare a strumenti più avanzati, io continuo a preferire le stesse penne economiche che uso sin dall’inizio. Sono molto legato emotivamente all’idea di mantenere vivo il divertimento che provavo a fare fumetti quando ero ragazzo. Visto che questa attività non mi rende poi molti soldi, non mi sono mai adattato all’uso di strumenti “professionali”.  Adesso uso Pilot a punta fine V-Ball per gran parte dei miei lavori. Per quanto riguarda la carta, uso carta da disegno Stathmore avorio da 200 gr circa, che è piuttosto costosa e non sforza gli occhi usata con la scatola luminosa.

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Hai qualche abitudine prima di metterti a disegnare?

Non voglio deludere, ma l’unico rituale che ho prima di mettermi a fare fumetti è quello di farmi una bella tazza di caffè da quattro soldi e inforco gli occhiali da vista, per vedere bene quel che sto per fare.

Ci sono libri o fumetti che devono essere a portata di mano mentre disegni?

Non c’è un posto in casa mia dove io non sia circondato da libri e fumetti. A volte mi capita di afferrare fumetti a caso per prendere ispirazione. Al momento non ho dei preferiti in particolare. Sto leggendo parecchia fantascienza trash degli anni 50, 60 e 70.

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Nello studio tieni un oggetto a cui sei particolarmente affezionato?

Possiedo un sacco di ninnoli molto trash, che compro ai mercatini delle pulci e mi piacciono un sacco. Tra i miei preferiti ci sono teste di gargoyle in ceramica fatte da studenti del liceo. Mi piacciono un sacco anche i busti di compositori in plastica da quattro soldi che mi guardano dall’alto mentre me ne sto al tavolo da disegno.