“Sons of the Devil”, tra vendette e culti satanici

Tutti i mercoledì negli Stati Uniti vengono pubblicate decine di albi a fumetti. Ogni Maledetta Settimana è la rubrica che tutti i venerdì, come un osservatorio permanente, racconta uno (o più) di questi comic book.

sons of the devil image comics

Sempre più sceneggiatore, il colorista Brian Buccellato firma al momento due serie per la Image, Cannibal, iniziata verso lo scorso ottobre e di cui cura anche i colori, e Sons of the Devil partita nel maggio 2015 e interamente disegnata e colorata da Toni Infante. Quest’ultima è stata pubblicata, come tipico della Image, per cicli e ha quindi avuto due interruzioni, dopo il quinto numero e dopo il decimo, uscito lo scorso agosto. Riparte ora, a quasi un anno di distanza, con l’undicesimo episodio e l’inizio del terzo arco narrativo, che riprende il filo delle varie trame e si prepara a rispondere alla domanda che da sempre attraversa la serie.

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Sons of the Devil racconta di un culto negli anni Settanta, con una comune e un guru di nome David, chitarrista in stile Charles Manson, che ha fatto un patto con il diavolo e oltre ad avergli sacrificato i suoi seguaci ha promesso di uccidere per lui anche i propri figli. Questi però gli sono stati sottratti, mentre lui ha dovuto nascondersi dalle forze dell’ordine per un certo periodo, anche se è stato dato per morto. Così solo dopo molti anni David torna in azione e cerca di rintracciare e rapire i suoi figli, che tiene prigionieri in fondo a un pozzo aspettando di radunarli tutti. David ha un occhio blu e uno rosso, come Travis, il suo figlio più rabbioso che viene considerato però il prescelto e il cui destino è particolare e misterioso, tanto che David non lo cattura ma lo avvicina spacciandosi per lo psicologo di un gruppo di supporto per orfani problematici.

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Travis infatti è soggetto ad attacchi di rabbia, dovuti anche all’essere cresciuto in una girandola di affidamenti. L’abbiamo visto incontrare alcuni suoi fratelli e sorelle, finire in mezzo a indagini poliziesche per omicidio, visto che intorno a lui le persone muoiono come mosche, ed entrare in crisi con la sua compagna. Infine Travis si è confrontato con David, che gli ha rivelato dove trovare il diavolo. Fin qui il demonio è sembrato essere solo un’allucinazione di David, ma forse le cose non stanno così. Immaginiamo che l’ambiguità sul soprannaturale troverà risposta in questo terzo arco narrativo, che avanza comunque anche varie storie di vendetta.

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Se questa è la trama, che dopo un inizio un po’ diesel si era fatta incalzante già nel secondo ciclo, la cosa più interessante di Sons of the Devil sono i disegni di Infante (già visto sui fumetti di Sons of Anarchy), che nel raccontare una storia soprattutto di rabbia mette tutto il proprio furore, con un segno che sembra quasi graffiare le figure e, simile a uno schizzo a matita, non si cura se in certe vignette queste siano deformi o incomplete. Il disegno trasmette grande energia anche grazie ai colori accesi e alla scelta delle inquadrature, dalle prospettive sempre molto dinamiche e accentuate, che contribuiscono a creare un clima distorto e da incubo. È insomma Toni Infante che fa di Sons of the Devil qualcosa di assolutamente fumettistico, nonostante un soggetto che pare perfetto per una trasposizione sul piccolo o grande schermo.

rock candy mountain

BONUSRock Candy Mountain è scritta, disegnata e colorata da Kyle Starks, già autore per la Image del graphic novel SexCastle, che esordisce qui in una sua serie regolare sempre per Image. Come recita la postfazione al primo numero, a firma di Eric Newsom della University of Central Missouri, la Big Rock Candy Mountain è una sorta di Paese della cuccagna, una montagna di caramelle che appartiene a una canzone della tradizione hobo, interpretata negli anni anche da Pete Seeger e Johnny Cash. Qui è la meta di un hobo che viaggia sui treni con un oggetto misterioso e che si ritrova come compagno un giovane e inesperto. Sulle loro tracce c’è nientemeno che Satana.

rock candy mountain

Il tutto è realizzato con un disegno stilizzatissimo, dove i colori dominano l’intera pagina con poche sfumature e con una notevole concentrazione di vignette nelle scene più violente. Ciliegina sulla torta: un gusto bizzaro e peculiare per i dialoghi, con battute assolutamente sopra le righe del tipo «Ha una diarrea di pugni e le loro facce sono le tazza del cesso».

black cloud image comics

BONUS 2: Disegnatore, colorista e sempre più spesso anche sceneggiatore, Jason Latour lancia la nuova serie Image Black Cloud, scritta insieme a Ivan Brandon (della notevole Drifter di cui ci ripromettiamo di parlare presto), disegnata da Greg Hinkle (Airboy) e colorata da Matthew Wilson, cosa che il lancio giustamente sottolinea visto che la serie gioca continuamente con la giustapposizione tra bianco e nero e colori accesi.

black cloud image comics

Black Cloud racconta di una misteriosa donna che può portare una persona in un’altra dimensione, quella da cui proviene e dove è una figura potente e temuta. Un politico le commissiona di far sparire suo figlio per un po’, in modo che non danneggi la campagna elettorale, e ha così inizio un viaggio fantastico, la cui forza è per ora soprattutto visiva.

Eleanor aftershock

BONUS 3: Con Eleanor & the EgretJohn Layman, finalmente concluso Chew, si cimenta in una serie per la Aftershock, un progetto tra i più notevoli della giovane casa editrice perché vede come disegnatore nientemeno che il grande Sam Kieth. L’artista, che se non ci è sfuggito qualcosa non aveva una propria serie da circa un decennio, non ha perso nulla del suo stile morbidissimo, caricaturale e grottesco, ed è tra i pochi che poteva dare vita a una vicenda folle come questa. Eleanor è un’esperta ornitologa e ladra d’arte, abilissima grazie al supporto del suo airone parlante (l’egret del titolo). Sui suoi furti indaga un poliziotto, accompagnato da un gatto sospettoso, e se già questo vi sembra assurdo considerate che l’ultima pagina si spinge molto oltre l’assunto che abbiamo raccontato.

eleanor aftershock