Sunday Page: Jamie Coe

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Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le coversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

In questa bella domenica mattina mi ritrovo con Jamie Coe, giovane autore inglese che si è fatto conoscere per il fumetto Scuola d’arte. Londinese, Coe è anche artista degli storyboard e illustratore (tra i suoi clienti: New Yorker, Wired, GQ, Ikea, BBC Focus).

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Amo Southern Bastards, Aaron e Latour stanno dando il massimo in questa serie. Ho scelto questa pagina perché c’è un grande senso del ritmo, stanno letteralmente facendo a pezzi passato e presente per intensificare la scena.

La prima volta che ho letto questa pagina (nel contesto più largo della storia) sono andato velocissimo perché ogni vignetta induce un taglio repentino, ma quando poi ho finito il numero sono tornato indietro e me la sono riguardata con calma. Succede così tanto in ogni vignetta, ci sono molte informazioni succulente sui personaggi, la loro città e la storia della città.

Vediamo in parallelo il presente (in bianco e nero) e il passato (in rosso). Le vignette nel presente seguono Earl, che sta cercando di abbattere un albero che era cresciuto sulla tomba del padre; una metafora per i conflitti interni della sua famiglia (o almeno, io l’ho vista così). Nel frattempo, vediamo anche Dusty, un personaggio in qualche modo simpatetico, venire pestato da una gang. I flashback sono in rosso, ci mostrano degli accenni a un incidenti che ha coinvolto il padre di Earl (uno sceriffo), le esperienze di Earl nella guerra del Vietnam e un latrato sordo di un cane che vediamo apparire nel corso della serie (di solito è disegnato mentre fa la cacca sulla strada).

Tutta la pagina ha un forte senso di imminenza, di tempo che scade, di cuore che batte, in un’escalation di emozioni, azione e ritmo. La pagina è divisa in dodici vignette tutte uguali, altra cosa che aiuta a dare un grande senso del ritmo. Le vignette diventano dei primi piani su alcuni elementi dell’immagine, oscurando qualsiasi informazione che potrebbe distogliere l’attenzione e costringendoti a usare l’immaginazione per capire cosa succede al di fuori dei contorti dell’immagine. È una pagina fantastica che nasce dalla collaborazione dei due autori e, in tutta onestà, ci sono moltissime altre pagine che insieme formano questa narrazione di fondo che ti fa desiderare di volerne ancora.

Jason Aaron ti piace anche quando scrive per la Marvel?

Penso che ci siano un sacco di differenza ed è la cosa che più mi piace della sua scrittura. Ha uno stile versatile e riesce a tirare fuori il meglio da ogni prodotto, sia Marvel che Image o Vertigo. Anche Scalped, come Southern Bastards, è ruvida e tagliente, c’è una componente oscura che funziona a meraviglia all’interno della serie, ma poi te lo ritrovi a scrivere Wolverine e gli X-Men che è più allegra e adatta a tutti e mi piace leggere le due estremità dello spettro.

Southern Bastards è la tua unica lettura Image?

Leggo molti fumetti Image, hanno sfornato una quantità di ottime letture, specialmente negli ultimi cinque anni. Credo di aver scoperto Southern Bastards in particolare grazie al consiglio di alcune persone su un podcast o leggendo le recensioni su internet. Al tempo, mi sembrò inusuale per la Image pubblicare una serie così letteraria, ma mi piace vedere l’unione del graphic novel con il genere supereroistico/fantasy, perché li amo entrambi.

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