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Otto. Il nuovo fumetto di Mathieu, un viaggio al centro di se stessi

Una delle più grandi colpe del mercato fumettistico italiano fino a oggi? Non aver fatto abbastanza per tradurre e far conoscere anche in Italia la notevole sperimentazione grafica e narrativa dell’autore francese Marc-Antoine Mathieu. È davvero triste pensare che le sole opere di Mathieu che ad oggi i lettori italiani possono trovare tradotte siano I sotterranei del Revolù (001 Edizioni), curiosa esplorazione metafisica dei misteri del Louvre, e Dio in persona (Edizioni BD), divertente incrocio fra un trattato teologico e uno sketch alla Monty Python.

otto mathieu
Una tavola di “Otto”

Mathieu, un grande autore del fumetto contemporaneo

Rimangono purtroppo ancora inediti in Italia molti altri splendidi libri di Mathieu come per esempio 3 seconds, con i suoi giochi di zoom continuo, o la serie in sei volumi Julius Corentin Acquefacques, straordinario spazio di sperimentazione postmoderna. È un vero peccato perché Marc-Antoine Mathieu è un grande autore contemporaneo del fumetto che con ogni sua opera prova a spingere un po’ più in là i confini tradizionali della narrazione grafica e visiva. Come abbiamo già visto in passato nel suo più recente libro, Le Sens (di cui abbiamo parlato in dettaglio qui), Mathieu non scrive libri come gli altri ma realizza ogni volta nuovi esperimenti.

Un viaggio a ritroso nella propria infanzia

L’ultimo esperimento di Mathieu è Otto l’homme réécrit, uscito nel 2016 per l’editore francese Delcourt. Il libro si offre al lettore con un formato orizzontale stretto (30 x 20 cm) avvolto da un elegante cofanetto in formato panoramico. Come succedeva anche in Le Sens, il colore dominante di copertina di Otto l’homme réécrit è il bianco. Al centro della copertina l’autore ha disegnato un albero raffigurando però i rami come la silhouette di una persona, un affascinante modo per introdurci al primo tema del libro: la riscoperta delle proprie radici attraverso la memoria.

otto mathieu

In epigrafe al libro troviamo una breve citazione del filosofo Baruch Spinoza:

«Gli esseri umani si ingannano quando credono di essere liberi. Questa credenza si fonda sulla consapevolezza che gli umani hanno delle proprie azioni e sull’ignoranza che essi hanno delle cause specifiche che li spingono ad agire in un dato modo.» (Baruch Spinoza, Etica – libro II)

La frase ci propone il secondo tema fondamentale di Otto l’homme réécrit: in che misura possiamo dirci liberi se non conosciamo le cause alla base dei nostri pensieri e delle nostre azioni?

Il protagonista del libro di Mathieu è Otto Spiegel, un artista performativo di fama mondiale che dopo la morte improvvisa degli anziani genitori in un incidente d’auto trova tra gli oggetti ricevuti in eredità uno strano baule chiuso nel solaio della propria casa d’infanzia. In forte crisi d’identità personale e in stasi dal punto di vista artistico ed espressivo, Otto (nome non a caso palindromo e simbolo, tra le molte altre cose, dell’infinito) decide di trasferirsi temporaneamente nella propria casa nativa e di aprire il baule, con la speranza che un cambiamento nella propria routine di vita possa liberare nuove energie creative.

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Gli esperimenti artistici di Otto Spiegel

Il passato è meglio lasciarlo dove sta

Con l’apertura del baule misterioso Otto trova una lettera dei genitori e un’amara sorpresa: i primi sette anni della sua vita sono stati documentati a sua insaputa in modo scrupoloso e dettagliato con quaderni, foto, disegni, registrazioni audio e videocassette. Tutto è stato poi catalogato per giorno, mese e anno. I genitori infatti a suo tempo avevano iscritto Otto a un programma segreto di ricerca scientifica che prevedeva l’osservazione costante dei primi anni di vita di un essere umano cavia. Scopo della ricerca: capire se nel passato di una persona si nascondono indizi utili per capirne il futuro sviluppo.

Otto inizia a esaminare il contenuto del baule, ponendosi come nuovo obiettivo artistico e personale la riscoperta di se stesso attraverso la visione e l’ascolto di tutti i documenti raccolti durante ogni minuto dei suoi primi sette anni di vita. Comincia così un viaggio interiore con moto retrogrado che lo porterà dall’ultimo giorno dell’esperimento (chiuso per mancanza di fondi alla fine del suo settimo anno di età) fino ai primi istanti della sua nascita e del suo concepimento (un’esperienza simile a quella raccontata da Alan Moore nel poetico Sacco Amniotico).

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Otto apre il baule e scopre il proprio passato

La mole impressionante dei documenti esaminati costringe ben preso Otto ad affittare un enorme hangar in cui tenere traccia di tutti i materiali. L’esplorazione all’indietro nel tempo lo porta a seppellirsi in una marea di fogli, fotografie, nastri audio e video raggruppati sotto forma di una gigantesca scultura concettuale appesa al soffitto. Una scultura tridimensionale che rappresenta tutta la sua vita. Tutto ciò che rimane di Otto Spiegel riemerge dall’hangar soltanto molti anni dopo sotto forma di un fragile vecchio ormai quasi incapace di muoversi a causa della lunga immobilità forzata.

Nessuno sfugge alla polizia del karma

«Polizia del karma, arrestate quest’uomo […]
Questo è quello che ottieni quando fai casino con noi.»

Radiohead, Karma Police

In Otto l’homme réécrit Mathieu ci lancia un avvertimento: dobbiamo fare molta attenzione a guardare il nostro passato con memoria implacabile (come faceva il prodigioso Funes raccontato da Jorge Luis Borges in Finzioni) perché riscoprendo tutti i nostri ricordi potremmo capire quanta parte della nostra personalità è costruita più sul dimenticare che sul ricordare, più sul rimuovere che sul rimembrare. Se potessimo rivedere tutta la nostra infanzia come un film potremmo accorgerci del modo in cui eventi che un tempo ci erano sembrati apparentemente neutri ci hanno invece condizionato in modo indelebile formando i nostri schemi di pensiero e di comportamento. Come si chiedeva la frase di Spinoza messa da Mathieu a inizio del libro: dove inizia allora la nostra libertà personale se siamo in fondo il frutto del nostro karma, delle nostre azioni e delle nostre reazioni?

Nel viaggio a ritroso al centro di se stessi e del proprio inconscio potremmo scoprire che non c’è un centro solido a cui aggrapparci e che perfino le nostre paure e i nostri desideri più intimi e profondi sono stati in realtà causati da eventi di cui abbiamo in seguito perso memoria. Ecco il paradosso: la memoria ci aiuta a ricordare ciò che eravamo ma, se portata all’estremo, ci rende prigionieri del nostro passato e ci impedisce di essere liberamente ciò che vogliamo essere nel presente, con tanti saluti al libero arbitrio. Come già aveva intuito millenni fa Budda e, molto secoli dopo, anche il filosofo scozzese David Hume, quello che chiamiamo “io” – la nostra essenza interiore – forse è solo un insieme di processi temporanei non molto diversi da tutti gli altri processi fluidi che costruiscono costantemente l’universo. Più scaviamo all’indietro nella nostra personalità più ci rendiamo conto che questa è un complesso frattale sfuggente di cause ed effetti aggrovigliati fra loro di cui è impossibile risalire all’origine.

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L’enorme scultura tridimensionale che rappresenta la vita di Otto

Il caso non esiste, ci sono solo cause ed effetti

Oltre ai temi della memoria e della libertà personale, in Otto l’homme réécrit Marc-Antoine Mathieu – che pure aveva già affrontato in passato il tema del doppio e della simmetria nel suo libro L’épaisseur du miroir della serie Julius Corentin Acquefacques – approfondisce anche argomenti come la possibile esistenza di un nostro alter ego (il Doppelgänger) – un ipotetico sosia che vive la vita al posto nostro – e la strana sensazione che talvolta proviamo quando guardiamo il nostro riflesso allo specchio come se mostrasse una persona diversa da noi (il cognome stesso del protagonista, Spiegel, significa “specchio” in tedesco). Ci sono già stati in passato esperimenti simili anche da parte di altri autori (pensiamo per esempio ai bei libri Mirror e Ombra dell’illustratrice Suzy Lee), però nessuno di questi a mio avviso ha l’eleganza formale e intellettuale che contraddistingue da sempre Mathieu e che l’autore francese esprime ancora una volta in Otto l’homme réécrit.

Servendosi in modo sapiente di complesse astrazioni geometriche, ingegnosi trompe l’oeil, griglie visive simili a quelle celebri del film Tron e strane prospettive di vignetta a forma di nastro di Moebius, Mathieu chiude Otto l’homme réécrit in modo perfettamente ciclico: abbiamo iniziato il libro con una pagina bianca, nel bianco sfuma anche l’ultima pagina.

Il cerchio della vita di Otto Spiegel si chiude in modo logico e consequenziale. O forse si apre nuovamente, perché l’inizio e la fine coincidono sempre.

«Nel mio principio è la mia fine, nella mia fine è il mio principio.»

T.S. Eliot, East Coker

Otto, l’homme réécrit
di Marc-Antoine Mathieu

Delcourt, 2016
81 pp., B/N
19,50 €

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