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Sunday Page: Andy Schmidt

*English text

Ogni settimana su Sunday Page un autore o un critico ci spiega una tavola a cui è particolarmente legato o che lo ha colpito per motivi tecnici, artistici o emotivi. Le coversazioni possono divagare nelle acque aperte del fumetto, ma parte tutto dalla stessa domanda: «Se ora ti chiedessi di indicare una pagina che ami di un fumetto, quale sceglieresti e perché?».

Onnipresente editor Marvel negli anni Duemila, Andy Schmidt è la persona che dovete ringraziare se vi è piaciuto Guardiani della galassia e il suo recente sequel. Schmidt nel 2007 rivitalizzò il gruppo con una serie che dimostrò il potenziale dei personaggi (Evil Monkey ne scrisse a suo tempo qui). Dopo aver lavorato come editor su Civil War, Secret War e New Avengers, Schmidt ha lasciato la Marvel, scrivendo e curando serie per IDW e Boom! Studios, per poi fondare la scuola di fumetto Comics Experience.

new gods

Allora, questa è la primissima pagina di New Gods #1 scritto e disegnato da Jack Kirby. Non penso che niente abbia mai echeggiato in me tanto quanto questa pagina – su così tanti livelli diversi.

La mia esitazione nel scegliere la pagina era data dal fatto che 1: Kirby potrebbe sembrare una scelta ovvia e stereotipata e 2: è una splash page e ci sono così tante belle pagine che fanno uso della giustapposizione delle immagini, ma questa pagina è rimasta nella mia mente come nessun’altra. E ha significato cose diverse in diversi tempi della mia vita.

Cosa la rende così importante per te?

Quello che è interessante è come riesce a colpirmi sempre. Quando ero giovane e ho visto per la prima volta questa pagina, dovevo avere dieci anni o giù di lì, non avevo idea del contesto che ci stava attorno nella vita vera, o in quella di Kirby, o come si rapportava ai suoi lavori precedenti. In realtà, ero completamente inconsapevole dell’importanza di Jack Kirby. Mi sento quasi in imbarazzo a dirlo in qualità di professionista dell’industria fumettistica, ma bisogna pur imparare ogni tanto, no?

Da ragazzino, iniziare un fumetto con quella che era chiaramente la fine di una guerra feroce ed epica e dire, a me lettore, che l’apocalisse si era appena compiuta, mi pareva l’idea più affascinante con cui mi fossi scontrato. E poi aggiungere che le vecchie divinità erano morte e non sarebbero tornate… Che cosa?! Era fosse ed entusiasmante. La storia mi aveva già catturato. Diamine, a quel punto non servivano nemmeno le immagini, quel brandello di testo era bastato. E sapevo che sarei rimasto.

Quella pagina continuò a ricoprire una certa importanza perché, all’epoca, gli arretrati erano difficili da reperire. E io dovevo sapere come continuava la storia. Mi ci vollero dei mesi, forse più di un anno, in quanto ragazzino che viveva a St. Louis, Missouri, per rintracciare gli altri numeri di New Gods. Fu quando ci riuscii che la pagina acquisì un nuovo significato ai miei occhi.

New Gods durò undici numeri. Successivamente uscì un dodicesimo albo e un graphic novel autoconclusivo, entrambi realizzati da Kirby. Ma all’epoca, New Gods #11, l’ultimo numero, non concludeva granché le trame. Per questo quell’incredibile prima pagina non soltanto era stata la mia introduzione all’opera più creativa che avessi mai visto ma adesso era anche diventata l’esempio del mio primo amore perduto. Quando dico che amavo New Gods, lo intendo davvero. Lo divoravo. E scoprire che non c’era un vero finale – nessuna risoluzione – ma che semplicemente svaniva via… Mi spezzò il cuore, come un amico che si trasferiva senza dire niente o salutare e un bel giorno scopri che non vive più lì. Scoprii più tardi che fu straziante anche per Kirby.

Gli anni passarono e mi capitava di rileggere New Gods ogni due o tre anni, immaginando dove Kirby avrebbe potuto condurli. E dove sarebbero finiti se fosse stato in grado di continuare la serie. Ecco che la pagina assunse un nuovo significato ancora, rappresentando tutto che “sarebbe potuto essere” nel mondo e nella fiction. Mi insegnò che la creatività produce altra creatività. La pagina diventò una fonte d’ispirazione. Se non mi sentivo creative abbastanza, prendevo il fumetto, passavo sopra questa pagina, e mi ricordavo che l’ispirazione sarebbe tornata e che il mondo era un posto pieno di creatività. E che anche il mondo successivo lo sarebbe stato.

Quando poi iniziai a lavorare come editor, imparai un sacco di cose sulla vita di Kirby. Soprattutto grazie al fatto che, lavorando alla Marvel, molto del materiale pubblicato si basava sui suoi lavori. Ma la Marvel rappresentava la mia seconda esperienza lavorativa con una grande compagnia e io stavo cercando di capire cosa significasse. Iniziai a fare ricerche e a parlare con gli autori delle loro carriere. E questo mi condusse a capire il lavoro di Kirby e la frustrazione che lo portò a passare alla DC. Quando Kirby, sfinito, lasciò la Marvel e il fumetto di Thor su cui lavorava, e passò a lavorare alla DC questa pagina fu la prima che realizzò. Finì una cosa e ne cominciò un’altra con una splash page. Non puoi guardare questa pagina e leggere il testo e pensare che non stesse facendo una dichiarazione forte sul suo lavoro e sul rapporto con la Marvel.

E questa è un’ennesima epifania. Rappresenta la meraviglia, il crepacuore, l’ispirazione e ora la realtà del mondo lavorativo. La realtà dell’America corporativa. Ora, il mio periodo alla Marvel non ha niente a che vedere con quello di Kirby. Mi sono divertito alla Marvel. Ma una cosa che abbiamo in comune, credo, è stata la comprensione di cos’è il business, l’ingordigia dell’America corporativista. E sapevo che non avrei potuto lavorare per loro a lungo prima che quelle stesse idee mi influenzassero. Non è una cosa che vale solo per la Marvel, vale per ogni business che è quotata in borsa (questa è tutta un’altra storia). Questa consapevolezza e il vederlo riflesso su di me tramite uno degli artisti più potenti di sempre mi avvicinò tantissimo al lavoro di Kirby, se non a Kirby stesso.

Cosa ti piace di Kirby?

Da ragazzo, il disegno di Kirby non mi piaceva granché. Era squadrato e strano e non mi attirava. E in base a chi lo inchiostrava a volte i personaggi assomigliavano più a robot che a umani. Ma studiando l’arte della narrazione sequenziale, la mia mente si aprì e capii perché il suo lavoro era così lodato. Finalmente fui in grado di vedere che cosa c’era sotto. Le dinamiche, la chiarezza cristallina della narrazione, l’entusiasmo, e la quantità di storia che poteva veicolare con un gesto o un’immagine sola. E, di nuovo, tornai su questa pagina. Nessun’altra pagina nel fumetti si è avvicinata a significare così tanto per me.

Non posso esprimere quanto questa splash page, la sua immagine e il suo messaggio, riescano a trasmettere entusiasmo, meraviglia e tristezza. Ma ci riesce, lo fa in superficie, anche solo quello che mostra l’immagine e dice il testo. E poi lo fa ancora perché porta in così tanti punti diversi della mia vita e queste rivelazioni importanti sul mio lavoro. E poi ancora quando penso alla carriera eccitante, inusuale e a volte triste. Mi colpisce su così tanti livelli in una volta sola.

Non avessi mai letto New Gods #1, avrei avuto una mancanza nella mia vita. E suppongo che sia il modo contrario di dire che aver visto questa pagina, averla letta ed esserci ritornato negli anni ha arricchito la mia vita. O forse ancora è un modo contorto per dire che avrei voluto incontrare Kirby per dirgli «Grazie signor Kirby. Mi innamoro del suo lavoro ogni volta che lo leggo come fosse la prima. Buona giornata».

*English version in the next page.

 

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