Bonelli Rock around the blood, la ballata politica di Julia

Rock around the blood, la ballata politica di Julia

Tra le testate bonelliane, Julia è una delle più attuali e, al contempo, una delle più tradizionaliste. Ambientata nella immaginaria cittadina americana di Garden City, una New York dai tratti più europei e rurali, la serie creata da Giancarlo Berardi ha mantenuto uno stile coerente, nel rispetto di una prassi linguistica condivisa con i lettori.

roberto zaghi julia bonelli
Julia, disegno di Roberto Zaghi

Dal 1998 ad oggi il personaggio ha perseguito una sua tenace fissità, con poche studiate evoluzioni nello status quo e nei rapporti tra i personaggi. Similmente, lo standard formale della testata è rimasto contraddistinto dal rispetto rigoroso della gabbia di sei vignette, da uno stile di disegno realistico e improntato alla massima leggibilità, e dalla quasi totale assenza di didascalie di raccordo, lasciando ogni passaggio logico delle scene scaturire spontaneo dall’interpretazione del lettore nel flusso lineare delle vignette, secondo una impostazione mutuata dal cinema o dalle serie tv.

Questo stile, già delineato da Berardi nella sua precedente serie western Ken Parker, viene qui ulteriormente standardizzato: la storia si dipana linearmente entro una gabbia predefinita e raramente tradita, e prende corpo nell’interazione dei personaggi, tramite l’azione (poca) e i dialoghi (tanti) che definiscono il contesto, svelano le motivazioni degli attori in gioco e i moventi del delitto (motore dell’azione). Nel capolavoro Ken Parker lo stile “cinematografico” di Berardi, ben esposto nella ricchezza e nella profondità dei dialoghi, trovava un felice contrappunto nel ricercato tratto al pennello di Ivo Milazzo, capace di fondere grande leggibilità e potente espressività, in una sintesi di rara e fortunata efficacia.

Con Julia il realismo di Berardi, sorretto da disegnatori di chiara impronta realistica, sembra a tratti limitare le potenzialità del linguaggio fumetto, mantenendolo nella cornice di una rassicurante convenzionalità, da emulo dei linguaggi audiovisivi. Tuttavia, questa apparente monotonia serve ad esprimere più efficacemente la natura “politica”, intesa come riflessione critica sul nostro tempo, della serie.

L’albo numero 225 di Julia non fa eccezione a questa norma. L’episodio segue le vicende di un gruppo di nostalgici del rock and roll, padri e madri di famiglia che amano vestirsi come giovanotti degli anni Cinquanta, riunirsi nei locali e ballare i classici di Elvis Presley e Bill Haley, finché un delitto inatteso non rovina loro la festa.

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Julia n. 225, copertina di Cristiano Spadoni

Il racconto, ben orchestrato da Berardi in collaborazione con il fidato Lorenzo Calza, svela efficacemente le ambiguità e i rancori, i cruenti dissapori e le sottili meschinità che covano tra questi individui legati dalla stessa passione.

Nella rigorosa struttura di sei vignette per tavola illustrata dal segno preciso di Ernesto Michelazzo, si inseriscono i testi delle canzoni ascoltate dai nostri protagonisti, secondo lo stile introdotto dallo stesso Berardi ne La ballata di Pat O’Shane, albo memorabile di Ken Parker nel quale si sancì il definitivo abbandono, rispetto alla prassi bonelliana, delle didascalie. Là dove il testo della Ballata, scritto da Berardi, raccontava la storia di una piccola donna alla prese con le sventure della vita, qui il rock and roll di Bill Haley segnala invece una decisa rottura con la realtà sottesa dei personaggi.

Sotto la superficie immacolata di queste famiglie borghesi in cerca di innocente divertimento, si cela infatti uno scenario fatto di tradimenti, droga, bugie, usura, nell’ambito di un sistema dove il maschio prevale e impone le gerarchie, i valori dominanti e le violenze sottese. Il siparietto domestico iniziale, con tutte le protagoniste femminili della serie riunite per la presentazione della cucina portatile Everywhere, la nuova meraviglia tecnologica che consentirà alle donne di liberarsi dal problema del cucinare gustose prelibatezze, è una introduzione sottile al tema cardine dell’episodio.

Mano a mano che l’indagine della protagonista procede, si scopre come il rock vintage non sia una sufficiente valvola di sfogo per queste famiglie devastate. Il male del presente non si può fermare con il rock and roll, anzi certe umane perversioni trovano in questo gruppo di persone fortemente coeso un terreno fertile.

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Una tavola di Ernesto Michelazzo, da Julia n. 225

Come evidenziato nel rapporto che Julia ha sviluppato in diversi episodi con la serial killer Myrna, sua nemesi e riflesso deviato, il male e il bene in questa serie non sono mai chiaramente definiti. Il criminale talvolta è vittima di un sistema sociale che sancisce ruoli e dirige le violenze. Rispetto al giallo tradizionale, qui non sembra esserci espiazione, perché non sembra esserci colpa. La gente muore e la gente uccide: è tutto qui, al di là di ogni morale o di ogni messaggio consolatorio. Vittime e carnefici si confondono e si alimentano e si annientano, in un gioco per la sopravvivenza che non ha mai fine.

L’omicidio, allora, talvolta può rappresentare un atto di difesa, un gesto di ribellione quasi primordiale contro un sistema di valori arcaico, profondo e invincibile. Ed è così che si svela il vero tema della puntata, sintetizzato in un dialogo chiarificatore nel personaggio di Ipazia, la matematica e astronoma alessandrina del IV Secolo che venne uccisa dalla folla per le sue idee blasfeme. La violenza sulle donne è il movente del giallo, ma soprattutto è il discorso che attiva l’indagine politica dell’episodio. La cronaca del delitto racconta dell’innocenza perduta di una ragazzina che ricorda Pat O’shane e Ipazia, allo stesso tempo vittima e carnefice, e si incrocia con la vicenda più piccola di un’altra donna che Julia riesce a trarre in salvo, prima di giungere a conseguenze irreparabili.

La riflessione di Julia non si ferma dunque alle motivazioni del delitto, ma utilizza il movente come lente di ingrandimento attraverso cui osservare la società contemporanea. È un mondo molto simile al nostro, quello di Julia. Un mondo opaco, senza elementi perturbanti, scandito da una crudele normalità in cui i valori si confondono di continuo. Quando la vittima viene trovata e annunciata con un urlo, tutti pensano sia un nuovo Bataclan. Non è solo una concessione facile all’attualità, ma un modo profondo di osservare come le paure e i valori cambiano la nostra percezione dei fatti.

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Una tavola di Ernesto Michelazzo, da Julia n. 225

La iteratività dei meccanismi narrativi, la monotonia delle tavole divise in vignette regolari, raramente intervallate da elementi di discontinuità, di deviazione dalla norma, si pone dunque come elemento rassicurante nell’ambito di un approccio analitico, divulgativo, di descrizione e di definizione del mondo. Rispetto al passato, alla fiducia nel futuro espressa da un personaggio positivo come Pat O’Shane, l’orizzonte ideologico si è fatto più complesso e difficile.

Il giallo come elemento di comprensione del reale viene qui contraddistinto da una sottile vena di fatalismo, di rassegnazione. Non c’è soluzione, non c’è miglioramento cui tendere, solo un eterno presente indissolubile. Il nostro presente sempre uguale a se stesso, diabolicamente perseverante negli errori e nei delitti, è l’oggetto di interesse di questa serie.

Berardi con Ken Parker aveva creato un personaggio fortemente politicizzato, problematico ma permeato di fiducia nel futuro, in un’epoca ancora segnata dalle ideologie. La fine del personaggio ha segnato una conclusione onesta, disillusa, forse inevitabile. Julia è allora il risultato di questo nuovo modo di intendere il mondo di Berardi; una riflessione su questo presente postideologico, tecnico, apolitico o diversamente politico. Un’epoca che porta con sé vizi profondi e difficili da estirpare. Per questo forse oggi c’è ancora bisogno di Julia, del suo sguardo disincantato, della sua riflessione non banale sull’eterno presente in cui siamo ingabbiati. Con la speranza che, come per Ipazia, il futuro faccia giustizia dei torti del presente.

Julia n. 225
di Giancarlo Berardi, Lorenzo Calza ed Ernesto Michelazzo
Sergio Bonelli Editore, giugno 2017
132 pp., b/n
4,00 €

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