Recensioni Novità Violenza e razzismo nel Nighthawk di David F. Walker

Violenza e razzismo nel Nighthawk di David F. Walker

In principio ci fu lo Squadrone Sinistro, nato come un divertissement nel 1969 per volontà di Roy Thomas, allora deus ex machina di Marvel Comics. In una storia degli Avengers, lo scrittore decise di contrapporre agli eroi dell’allora Terra 616 un gruppo di villain che ricalcasse i componenti della Justice League of America di DC Comics. Di tanto in tanto, qualcuno dei personaggi del gruppo – nel frattempo divenuto Squadrone Supremo – faceva capolino nella continuity classica, ma solo negli anni Ottanta, per merito del compianto Mark Gruenwald, lo Squadrone conobbe una seconda vita. La maxiserie da lui sceneggiata – e recuperata poco tempo fa da Panini in un corposo volume –, nonostante abbia ormai trent’anni di vita, occupa un posto di rilievo nella storia del fumetto superoistico per aver anticipato temi distopici che sarebbero poi stati sviluppati con più lucidità da autori come Alan Moore, Rick Veitch, Mark Waid eccetera.

nighthawk recensione

Tra i personaggi dello Squadrone, Nighthawk – controparte di Batman – è quello che più di altri ha goduto di una vera e propria vita editoriale, subendo nel tempo riletture e interpretazioni di autori come J.Michael Straczynski e Daniel Way. La rinascita del Supremeverso si deve proprio al primo autore citato che, sfruttando la libertà della linea Max, aggiornò alcune idee implicite nella serie ideata da Gruenwald con un approccio più adulto e rielaborò quasi radicalmente i personaggi. La serie vedeva Nighthawk in un ruolo marginale, un semplice contrappunto alla figura di Hyperion: le dinamiche erano le stesse affrontate da Miller nel suo Il ritorno del Cavaliere Oscuro: da una parte l’eroe governativo, tormentato dalla sua potenza e dalle sue origini aliene, eppure completamente integrato nel tessuto amministrativo dello stato; dall’altra l’outsider, il guerriero notturno sprezzante di ogni limite e norma condivisa.

Nighthawk è un’estremizzazione della giustizia incarnata dal Cavaliere Oscuro: una giustizia cieca, corrotta e ideologicamente ripiegata nella difesa estrema e unilaterale delle comunità afro-americane. Il fine della missione di Nottolone – traduzione di epoca Corno che di colpo azzera qualsiasi appeal del personaggio – è quella di riequilibrare idealmente la bilancia della giustizia, uccidendo a destra e a manca i wasp colpevoli di offese perpetrate ai danni degli afro-americani. Logicamente, dietro la sua maschera si nasconde un ricchissimo guarda caso uomo di colore mosso da una cieca seta di giustizia. Le premesse per una serie c’erano tutte, ma dopo lo spin-off edito un decennio fa a firma Daniel Way-Steve Dillon, tutto sembrava tacere sino alla timida e, purtroppo, brevissima serie uscita negli States l’anno scorso e raccolta da poco da Panini in un accattivante volume da titolo Nighthawk: L’odio genera l’odio.

Andrea Fiamma si era già soffermato sulla serie, evidenziando come le logiche del mercato americano non avessero premiato un prodotto che sulla carta sembrava poter raccogliere le simpatie dei lettori. In realtà aveva evidenti limiti, ma nella produzione Marvel odierna si poneva come qualcosa di potenzialmente unico, a partire proprio da uno staff creativo che aveva tutte le carte in regola per poter produrre un discreto lavoro.

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Daniel F. Walker ha costruito la sua fama con Shaft, un fumetto blaxploitation edito dalla Dynamite, e attraverso prodotti per il mercato mainstream come Cyborg per DC Comics e Power Man & Iron Fist per Marvel Comics, dove ha condotto con rigore un discorso politico ed estetico di rara lucidità, cercando di smarcarsi dall’idea di fare fumetti di genere rivolti a una minoranza. In un’intervista rilasciata a A.V. Club – la stessa rivista che recensiva positivamente il suo lavoro su Nighthawk – Walker esprimeva sinteticamente lo scopo della sua scrittura:

Il mio lavoro di scrittore e narratore non è ad uso delle sole persone di colore o degli oppressi, perché il miglioramento intellettuale non dovrebbe essere pensato come qualcosa di esclusivo. Se la luce della saggezza, dell’uguaglianza e della tolleranza non è mostrata a tutti, allora l’oscurità che deriva dall’ignoranza, dall’ingiustizia e dall’odio minaccia chiunque.

Walker ha messo all’opera queste idee anche in Powerman & Iron Fist (insieme a un eccellente Sanford Greene), dove Cage viene liberato da tutti quegli elementi da blaxploitaion di serie Z e da ghetto nero che hanno caratterizzato anche la serie Netflix, per concentrarsi su un Cage più maturo (sebbene con alcuni limiti legati a una relazione matrimoniale un po’ troppo stereotipata) ed evitando volutamente una caratterizzazione vintage come invece ha preferito Tartakowsky nella miniserie Cage!. Tuttavia, il mood è tutto giocato su toni già visti nella serie storica, facendo interagire due personaggi come Luke Cage e Danny Rand in un contesto moderno e privo di stereotipi di genere.

Con Nighthawk, Walker ha voluto calcare la mano, presentandoci un personaggio politico, calato in una contemporaneità scomoda, quella di una Chicago martoriata dalla speculazione edilizia e da scontri tra la comunità suprematista bianca e quella afro e ispanica. Il tutto condito da una critica aperta alle istituzioni e al regime di polizia speciale. Nessuno sembra salvarsi, per Walker. Tutti sono intrappolati in una spirale di violenza inaudita e tutti cercano una via personale alla giustizia: dall’imprenditore edilizio interessato a salvaguardare i propri interessi mascherandoli dietro il paravento della rinascita sociale, alla polizia interessata a far esplodere il disagio sociale per poter porre il proprio ordine, al serial killer di colore che rivela la presunta verità – accompagnato dalla note di Willie Blind Johnson – sino al nostro eroe.

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Anzi, proprio Kyle Richmond – alias Nighthawk – sembra il più vulnerabile al richiamo della violenza, che diventa la vera protagonista del fumetto. Nell’iper-violenza quasi compiaciuta mostrata da Walker si annida il fallimento di questo fumetto, che se da un lato avvince per la narrazione adrenalinica dall’altro, mostrando solo l’odio, rischia di produrre risultati contrari alle finalità che lo muovono. Nel narrare le vicende urbane e umane di Richmond, Walker gioca con lo stile à la Frank Quitely di Ramon Villalobos (paragone da prendere con le dovute proporzioni) e con i colori acidi e irreali della bravissima Tamra Bonvillain, che riesce a svoltare in meglio tavole un po’ troppo scarne e piatte.  Il disegnatore era concentrato forse sul tratteggiare con dovizia di particolari la cotta di Nighthawk, dimenticando che a volte le vignette hanno bisogno di uno sfondo.

Non stupisce che la serie dopo il sesto numero abbia subito uno stop: il messaggio politico – duro – sembrava disperdersi nell’autocompiacimento della violenza. Nighthawk è un detective oscuro senza il physique du role, molto più vicino al Punitore che al suo alter ego della DC Comics. Un’occasione in parte sprecata, viste le potenzialità del personaggio e le capacità narrative di Walker.

Nighthawk: L’odio genera odio
di David F. Walker e Ramon Villalobos
Panini Comics, 2017
136 pp a colori, € 14,00

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