Recensioni Classic "Lamù Color Special": un compendio (incompleto) alla saga di Rumiko Takahashi

“Lamù Color Special”: un compendio (incompleto) alla saga di Rumiko Takahashi

Molti della mia generazione (i nati a cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta) ricordano la serie animata Lamù con affetto per la protagonista, considerata un vero sex symbol, e per suo “marito” Ataru Moroboshi, una sorta di role model di sfrenata birbanteria. Quei molti non è che siano venuti su proprio bene, appunto perché lei era un personaggio immaginario e un’aliena, e soprattutto perché lui era un pervertito perditempo.

Questa riuscitissima serie animata è ispirata all’omonimo manga di Rumiko Takahashi (autrice anche di Ranma ½, Maison Ikkoku, Inuyasha e vari altri), che resta uno dei picchi dell’umorismo giapponese a fumetti per la sua capacità di mischiare con passione romanticismo, fantasy e tradizione folkloristica giapponese.

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Il fumetto, originariamente intitolato Urusei Yatsura (divertente gioco di parole traducibile come “gente rumorosa dallo spazio, ma anche “la gente della stella Uru”), uscì in Giappone tra il 1978 e il 1987 per ben 34 volumi giapponesi totali. In Italia il manga fu pubblicato in minima parte da Granata Press e poi integralmente da Star Comics in 48 albi. Racconta di una giovane aliena, Lamù, e della sua razza di oni (demoni) che improvvisamente arrivano sulla Terra, in Giappone, con l’intenzione di conquistarla.

Lasciano però una possibilità di salvezza alla razza umana, sfidando un ragazzo giapponese, Ataru Moroboshi, a toccare le corna di Lamù. Dopo una serie di vicissitudini lui ci riesce, ma lei finisce per volerlo in sposo. Da lì i due avviano una travagliata convivenza, colorata da incontri folli con altri esseri bizzarri e dalle sventure del protagonista.

Come succede per molti manga popolari, il successo portò a un reiterare di schemi narrativi e gag che sulla lunga distanza possono risultare oggi alquanto impegnativi, se non proprio superflui e noiosi. Per chi si imbatta oggi in Urusei Yatsura, un’operazione di binge reading sarebbe complicata (o almeno io non mi sento di consigliarla). A ovviare – in parte – a questa problematica che attanaglia potenzialmente sia il nostalgico che il novizio, ci pensano i due volumi appena pubblicati da Star Comics, una sorta di best of in formato deluxe, con tutte le storie a colori dell’aliena col cornino.

Leggi anche: Rumiko Takahashi, la regina dei manga

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Di interessante c’è anche il fatto di poter vedere a colori quelle tavole che ai tempi delle prime edizioni italiane erano finite stampate in penalizzanti toni di grigio dal gusto di fotocopia. Erano gli episodi che in Giappone ogni tanto venivano pubblicati nelle riviste, ma che poi quasi mai venivano riproposti nei tankobon. Non erano interamente a colori, ma avevano delle curiose bicromie rossicce, che ben si sposavano con le pagine ultrariciclate dei magazine (a volte di carta colorata).

Solo in alcuni casi si trattava di pagine con maggiore varietà di colore. Queste ultime erano quelle che meglio riuscivano alla Takahashi, poiché Lamù, più di ogni altra serie dell’autrice, era una storia colorata – e colorita –, ricca di personaggi che si caratterizzavano proprio per la varietà cromatica, ispirati a personaggi mitologici e animali.

Un difetto – nemmeno insignificante – però c’è. Trattandosi soltanto di storie scelte in quanto originariamente a colori, e non altri motivi, l’ordine cronologico di uscita è sì rispettato, ma mancano tasselli importanti della saga. Quindi non iniziamo col primo storico episodio, e i personaggi fondamentali non vengono introdotti. Poco utile il criterio, per chi la serie non la conosce.

Di certo si tratta di volumi indispensabili per chi è un appassionato completista dell’autrice, ma non per chi voglia avvicinarsi senza alcuna base, che dovrebbe almeno vedere prima qualche episodio dell’anime. Già le storie erano ricche di riferimenti alla cultura giapponese (al folklore, perlopiù), se poi mancano le basi riguardo alla storia stessa certi rapporti tra i personaggi non risultano chiari. Altrettanto difficile da evocare, senza la consecutività della narrazione, è quell’affezione particolarmente umana che la Takahashi sa evocare verso i propri personaggi.

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Eppure i volumi sono davvero ben fatti, assai meglio realizzati rispetto alle vecchie edizioni, (ottima grafica di copertina, buona carta, discrete dimensioni, nuovi adattamenti) e del tutto in linea con le nuove collane di ristampe Star Comics, tutte ben curate graficamente. Per quanto aprire il primo volume dia l’impressione di arrivare a storia già iniziata – e così è – non riesco a pensare che anche il lettore casuale non possa qui apprezzare uno dei manga più divertenti di un periodo, gli anni Ottanta, che nel Giappone ha visto il fiorire delle commedie a fumetti.

Che poi in ogni paese civile debba essere disponibile una edizione decente di un pezzo di storia del fumetto giapponese come Urusei Yatsura, quello è un altro discorso. Questi due agili volumi sono un ottimo passo avanti in tale direzione, un compendio utile e maneggevole a quelle che sono alcune delle storie più divertenti di Lamù. Soprattutto, in qualche centinaio di pagine si ha modo di avere sotto mano l’evoluzione artistica dell’autrice nell’arco di quasi un decennio e la crescita dei personaggi e di una saga divertentissima e fondamentale per la storia del fumetto giapponese.

Lamù Color Special voll. 1-2
di Rumiko Takahashi
Star Comics, 2017
311 e 320 pp a colori, € 9,90

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