Bonelli Dragonero n. 50, il (buon) fantasy italiano che ho rischiato di perdermi

Dragonero n. 50, il (buon) fantasy italiano che ho rischiato di perdermi

In questi giorni Dragonero, la creatura di Luca Enoch, Stefano Vietti (storie) e Giuseppe Matteoni (disegni), compie 50 numeri. Ed è un compleanno che Sergio Bonelli Editore ha deciso di festeggiare con un albo tutto a colori.

dragonero 50 bonelli

Come osserva il curatore della serie, Luca Barbieri, si tratta di un evento che tradizionalmente viene festeggiato in full color al raggiungimento del centesimo numero: è successo per Tex, Zagor, Martin Mystére, Dylan Dog e tanti altri. Per Dragonero, che ha una storia fatta di eccezioni e traguardi superati in scioltezza, la soglia dell’albo integralmente a colori (La vendetta, n. 50, testi di Stefano Vietti, disegni di Francesco Rizzato e colori di Giada Marchisio e Giuseppe Matteoni, con lettering di Marina Sanfelice), la soglia del colore arriva in metà del tempo.

È un traguardo che vale la pena sottolineare per vari motivi. Da un lato per la storia, che è solida e ben costruita, contribuendo ad arricchire il personaggio principale (il “Romevarlo”, cioè “dragonero” Ian Aranill); dall’altro per la straordinaria corsa fatta sino ad ora; da un terzo lato ancora per il lavoro che Bonelli e i suoi stanno mettendo in questa serie, che nei prossimi mesi si “aprirà” su strade varie e intriganti.

Che Dragonero non fosse un prodotto qualsiasi si intuiva dal primo – e diventato a lungo introvabile – “albo pilota”, il romanzo a fumetti del giugno 2007 che ha aperto la strada alla serie regolare, avviata a giugno del 2013; ma anche dalla serie di romanzi veri e propri pubblicati da Mondadori dall’anno dopo; dai quattro speciali estivi (l’ultimo dei quali, anch’esso tutto a colori, uscito quasi in contemporanea per i testi di Luca Enoch); e dalle due nuove serie parallele destinate al target giovani-adulti (in formato non più bonelliano classico) e una per adulti-adulti, che esplorerà altri ambiti dell’universo fantasy che comprende le terre del Varliendar. Il 50° albo regolare a colori, dunque, non fa che riconoscere i meriti che la serie ha saputo brillantemente cumulare. E mi porta a fare una piccola, pubblica ammenda.

dragonero 50 bonelli

Un po’ di tempo fa avevo avvertito il gentile pubblico di Fumettologica del fatto che avrei smesso di leggere Dragonero. Fui criticato all’epoca, nonostante avessi chiarito che la scelta non era dettata da particolari demeriti della serie, quanto per incapacità personale di andare avanti, a fronte di una qualche misteriosa alchimia che mi aveva generato ‘indecisite’ (il fantasy non è il mio genere preferito e comunque non posso leggere tutto, dissi). Le critiche, devo riconoscere, erano molto più centrate di quanto non lo fosse il mio ragionamento: come neanche una Legge di Murphy poteva pianificare, la serie è cresciuta davvero, le storie si sono fatte una migliore dell’altra, le incursioni crossmediali in altri campi sono state più che credibili e, adesso, arriviamo a questo albo #50 che la redazione di Fumettologica – non paga del mio ‘abbandono’ (provocatori!) – mi ha chiesto di recensire.

Che vergogna! Mi sono perso per la mia miopia e grave forma di indecisite mesi e mesi di episodi di Dragonero che adesso mi toccherà cercare sulle bancarelle, per rimettermi in pari. Perché la storia di Vietti è dannatamente buona. Ci sono tensione, sofferenza, colpi di scena, ma soprattutto non si cincischia e non si perde tempo: ogni tassello è fondamentale per portare avanti la continuity, si scoprono cose fondamentali sul passato di Aranill, compresa l’origine della cicatrice che gli deturpa la metà del volto, ci si preoccupa seriamente per il futuro della terra dei draghi e di tutto il resto.

dragonero 50 bonelli

Avevo ahimé ciecamente abbandonato l’unico esempio di fantasy italiano che fosse potente, coerente e capace di emozionare, con storie ben scritte e personaggi nient’affatto banali. Non che ci sia niente di male di per sé: un sacco di cose – storie, prodotti, fumetti – si potrebbero fare meglio e vale sempre la pena dirlo. Ma Dragonero no, quello ho sbagliato io. Eppure una vocina me lo diceva:

Maledizione Antonio, ti sbagli. Dragonero passerà alla storia come uno dei più importanti fumetti del nostro tempo, ma tu non te ne sei accorto per via di una crisi acuta di indecisite che ti ha bruciato le vibrisse della bande dessinée. E passerai il resto dei tuoi giorni a cercare rari e costosi numeri arretrati che oggi potresti accumulare comodamente.

Ecco, al di là di questo #50 fornitomi come copia stampa, andrò in fumetteria a vedere se hanno un po’ di arretrati. Voi non fate il mio errore, tenetevi ben stretto questo albo di Dragonero e, se li avete, anche gli altri. Il fantasy italiano magari non è la vostra cup of tea, ma se lo fosse almeno un po’, rischiereste di perdervi qualcosa.

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