Focus Interviste Giro di giostra con pupazzi caustici. Fabio Tonetto tra Rufolo e animazione

Giro di giostra con pupazzi caustici. Fabio Tonetto tra Rufolo e animazione

Fabio Tonetto, con Rufolo, prodotto da Eris Edizioni, ha dimostrato la predisposizione psichica necessaria a ribaltare il reale. Nutrendosi di svariati decenni d’illustrazione, animazioni e fumetti ha distillato una personale versione a più dimensioni. Più del reale in cui siamo piantati.

In un impeto di surrealtà e immaginazione al vetriolo, ha creato un cosmo all’interno del quale muovere personaggi in sospensione nello spazio bianco, sempre in bilico tra nonsense, metafisica esistenziale e patafisica in forma di cartoon. I buffi, spesso inquietanti, personaggi protagonisti dei racconti sembrano difatti attori di un teatro a fumetti come potrebbero concepirlo Ionesco o Beckett, dopo un’overdose di cultura pop e pubblicistica moderna. La sua forza creativa e immaginativa ci ha fatto venire voglia di sentirlo, per toglierci qualche curiosità.

Leggi anche: Rufolo: Tonetto e la rivisitazione moderna del genere funny animals

fabio tonetto rufolo

Comincio chiedendoti della tua formazione presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, al dipartimento di animazione di Chieri (TO), e qual è stato poi il tuo lavoro di diploma.

Si animava ancora tutto su carta e per imparare la tecnica è stato molto utile, soprattutto perché non si potevano vedere i risultati in tempo reale. Bisognava attendere che tutta l’animazione fosse finita, prima di testarla.

Di recente ho visto dei corti di diploma in 2D realizzati completamente in digitale. La qualità mi è sembrata tecnicamente superiore rispetto ai nostri lavori di allora. Probabilmente il supporto di una tavoletta grafica, e il non dover scansionare centinaia di fogli avvalendosi di software agli albori, permette molta più libertà rispetto al passato. Ovvio che questi fattori funzionano solo da supporto al talento, ma credo sia rassicurante avere certi mezzi a disposizione per realizzare un film completo in così poco tempo (la scuola dura 3 anni, solo l’ultimo è dedicato alla realizzazione del film di diploma).

Quando io, Filippo Giacomelli e Juan Correa Diaz abbiamo realizzato il film di diploma, Page d’écriture, un corto a tecnica mista 2D/3D, ho realizzato la mia parte tutta su carta. È stato divertente, allora si poteva fare solo così.

Raccontaci qualcosa dei tuoi lavori precedenti a Rufolo e delle collaborazioni con le riviste.

Per quanto riguarda i fumetti, Delebile mi ha dato la possibilità di gettarmi nel vuoto. Ho sempre avuto il desiderio di raccontare storie, ma non ho mai avuto la costanza di creare una pagina internet o di autoprodurmi. È lì che ho cominciato, con molta parsimonia, una volta l’anno, a fare i fumetti.

Una menzione speciale però va anche a Teiera: in questo volume Rufolo comincia a definire la sua personalità, o così almeno credo. Su B•Comics e Retina invece ho pubblicato Ren Rocchi, un personaggio che io considero parallelo. Alcune di queste storie sono state create precedentemente per una pubblicazione che le aveva scartate. Fortunatamente Retina mi ha dato la possibilità di raccoglierle e farne un’antologia per la quale ho realizzato ad hoc una storia, Una Gara, Ren Rocchi, successivamente ripubblicata in versione cartacea sul curatissimo B•Comics.

fabio tonetto ren rocchi

Invece non ricordo precisamente le dinamiche con cui sono stato coinvolto in Puck!A4GOD, progetti per me importanti perché sono state fra le prime pubblicazioni collettive a cui ho partecipato. Ricordo che ne ero felice e sentivo molta ansia da prestazione. Ad ogni modo devo spendere un paio di parole su Ivan Manuppelli, aka Hurricane Ivan, per ringraziarlo; lui sa il perché.

Per quanto riguarda Vice USA si è trattato di una situazione molto particolare e fortuita che mi ha permesso di riproporre delle storie che avevo già realizzato. Ho mandato il materiale all’art director dopo aver visto su Facebook un post in cui cercava fumetti per una nuova rubrica on-line. Ha preso tutte quelle che gli ho proposto. Meathaus invece è e rimane un punto di riferimento, hanno pubblicato la mia prima e unica serie di litografie, questo mi ha fatto sentire molto lusingato.

In che maniera hai lavorato sul tuo stesso segno? Se penso alla distanza tra l’illustrazione per A4GOD, oppure ai lavori su Frigidaire, in confronto alla sintesi grafica di Rufolo il passaggio è titanico.

Quando ho iniziato a fare illustrazioni desideravo che le mie immagini fossero esteticamente molto d’impatto. Lavoravo sui dettagli in modo quasi maniacale. Piano piano quello stile si è dissolto, devo dire in maniera cosciente, perché mi piaceva l’idea di provare ad essere più sintetico e non nascondo che mi piacerebbe esserlo ancora di più. Non credo comunque che una strada sia meglio di un’altra, dipende dalle esigenze. Per esempio nel lavoro di Paolo Cattaneo la ricchezza di dettagli risulta funzionale. In Rufolo c’è quello che mi serve per raccontare il suo mondo. Su Ren Rocchi invece, seppur molto sintetici, ci sono sfondi e suddivisioni in vignette.

fabio tonetto Frigidaire 227

Torniamo dunque un attimo a Ren Rocchi, dove pare intravedersi l’inizio di una sintesi grafica, di tecniche e visioni diverse. Inoltre: Ren Rocchi è davvero “morto”?

Come dicevo prima Ren Rocchi è un personaggio parallelo a Rufolo e compagni. Qui Rufolo e il signor Atti vanno considerati come se fossero alterati. Vuoi perché sono praticamente nati in questa circostanza o perché forse Ren Rocchi ha una brutta influenza su di loro. Non li conoscevo ancora bene, devo essere sincero, soprattutto Rufolo. Credo che Ren Rocchi chiarisce sia il primo fumetto che ho realizzato pensando “Ecco, adesso qui provo a ficcarci tutto ciò che mi piace e mi irrita allo stesso tempo e poi vediamo cosa viene fuori”. Così ho provato a farmi gli affari miei e a vedere se qualcun altro leggendolo potesse trovarsi a proprio agio in un mondo simile.

Ren Rocchi morto? Le sue storie non hanno un ordine cronologico, quindi semmai lo rivedessimo potrebbero essere fatti svoltisi prima della sua “morte”… e comunque secondo me è vivo.

Venendo infine a Rufolo: hai cercato razionalmente un’amalgama tra spirito apparentemente leggero e tematiche esistenziali o sono state le storie e i personaggi a portarti in questa direzione?

Non è generalmente mia intenzione lasciare intravedere il senso della vita, almeno non lo faccio intenzionalmente. Spesso sentire quello che hanno percepito i lettori è più interessante delle mie intenzioni perché le opinioni sulle persone sono sempre relative. Di conseguenza può esserlo anche su Rufolo. Io cerco semplicemente di raccontare un gruppo di personaggi che abitano in quel mondo senza tradirne il carattere. Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto è stato “un’ideale compagnia di amici”. Ma questi “amici” possono rimanerti totalmente indifferenti e in quel caso io non ci posso far nulla.

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Con quali tecniche e materiali hai lavorato a Rufolo? E cosa puoi dirmi a riguardo alle scelte compositive? Inoltre, da dove è arrivata l’esigenza di produrre quella sorta di quadri tra un racconto e l’altro?

Lavoro in digitale, ma le matite talvolta vengono realizzate su carta. La scelta di disporre i personaggi su di uno spazio totalmente bianco è semplicemente nata sia da una voglia di avere il minimo indispensabile per raccontare le vicende, sia per una questione formale legato a un “gioco” cromatico.

Per Rufolo uso pochi colori, sono sempre gli stessi 9 e sono tutti presenti nella prima tavola di Ren Rocchi chiarisce. Da allora ho sempre cercato di non aggiungerne o cambiarli ma di sfruttarli in base alle diverse esigenze. Ultimamente ho solo cambiato il colore del Signor Atti, che da nero pieno è ora marrone scuro. Perciò, senza contare il bianco e il nero, ora sono 10 colori.

I “quadri” che suddividono le vicende sono nati perché trovavo divertente reinterpretare il vecchio merchandising Disney con i miei personaggi. Inizialmente sarebbero dovute essere delle immagini di paesaggi ma poi ho pensato che avrebbero tradito il mondo in cui si trovano, cioè quello spazio bianco che, almeno per ora, è effettivamente fatto così e basta.

Il libro sembra influenzato da una visione dei personaggi che risente tanto dell’animazione quanto di uno statuto un po’ da pupazzo, quasi da action figure surreale e gommosa. È così? Ci sono poi riferimenti fotografici o mentali precisi per alcuni tra i tuoi personaggi?

L’intenzione di far sì che i personaggi facciano riferimento a giocattoli e affini è vera, più che altro per volumetria. In più fra gli ingredienti ci sono anche mascotte quali Benny dell’Avis, il genio dell’Asta del Mobile e i “walk around” (nome tecnico dei tizi in costume che girano per i parchi divertimento), o personaggi delle giostre tipo, appunto, il bruco del “Brucomela”, che ho ripreso nel libro seguendo i disegni originali di Armando Tamagnini. Ci sono anche molti miei amici in qualche modo rielaborati o mischiati nei miei personaggi. Però nessuno è direttamente riconducibile a un singolo personaggio. Per esempio, Poverino è un ibrido di varie persone che conosco, ma solitamente quando ci lavoro non ci penso. Se hanno le caratteristiche di qualcuno me ne accorgo dopo qualche tempo.rufolo6Per quanto riguarda le questioni di character design ho realizzato che il personaggio di Rufolo è sicuramente un ibrido di cose che ho visto attraverso gli anni: ci troviamo il Ciccio di Lastrego&Testa, i “Paciocchi” delle merendine Mister Day, i Mumin e sicuramente anche Bone. Il tutto si sintetizza con il tasto a due cerchi dei sanitari Geberit. Infatti, come noterete ora, il personaggio femminile presente nella storia della cena mancata si chiama proprio Geberit in omaggio alle mie serate in discoteca.

Per quanto riguarda il Signor Atti, invece, non credo di aver avuto particolari influenze. Posso dire che è fisicamente ispirato a un vecchio cane morto ormai da anni che si chiamava Gippo. Il Signor Cappello, infine, è il Borsalino di Umberto Eco, vuoi perché è morto il giorno in cui mi sono messo seriamente a disegnare il libro o vuoi perché la fabbrica Borsalino è di Alessandria e io sono di Alessandria. Come vedi gli innesti sono innumerevoli e sono sempre pronto a scoprirne di nuovi.

In Rufolo c’è un approccio spesso onirico, come nell’Alice nel Paese delle Meraviglie Disney. E allo stesso tempo una carica acida e caustica, quasi che quell’Alice fosse stata rivista da Ciprì e Maresco, o ancora autori quali Tony Millionaire o Sof’ Boy di Prewitt. Quali, al di là del campo fumettistico, gli esempi che più ti colpiscono sul versante dei “cattivi sentimenti” o in materia di psichedelia e simili?

Mi ritrovo in pieno con i modelli da te citati e ti ringrazio. Non mi considero psichedelico, ma più che altro cerco di riproporre delle sensazioni che mi hanno trasmesso certe cose che posso avere visto, letto o vissuto. So che è una risposta evasiva, non sono bravo a fare esempi, anche perché credo tu abbia già dato l’idea giusta con i tuoi. Ma se devo trovare un fumetto contemporaneo che mi ha suggestionato a tal punto direi Wally Gropius di Tim Hensley. Forse lì ho trovato quello spunto per i cattivi sentimenti di cui parli. O almeno mi ha fatto sentire assistito nelle mie intenzioni.

In Rufolo certi “giochi di parole”, sfasamenti linguistici, semantici o simbolici si affacciano a più riprese. Nella realtà italiana trovi ci siano autori che intercettano questa tua stessa sensibilità?

Sì, beh, penso che Tuono Pettinato e Maicol & Mirco facciano cose simili o, meglio, sono io che faccio qualcosa che è conseguenza del loro lavoro. Diciamo che in generale ho attinto a piene mani dai Super Amici. Credo si noti e che non me ne vogliano. Comunque vorrei precisare che non è mia intenzione nascondere nulla. Nel mio intento c’è la volontà di essere il meno ermetico possibile, se certe dinamiche possono risultare sinistre o criptiche è perché penso che arricchisca il mondo in cui i miei personaggi si trovano. Per loro è tutto normale. Anche andare a una cena di famiglia travestito da Signor Atti. Sono cose che capitano.

fabio tonetto rufolo

Cosa puoi dirci del lavoro con Eris?

Con Eris mi sono trovato benissimo. Come esordiente, perché di fatto questo sono, non potevo trovare nulla di meglio per il mio approccio. Mi hanno dato molta fiducia e piena libertà e non penso sia semplice trovare un atteggiamento del genere ovunque. Il loro catalogo è una fucina di gente brava e per di più li conosco quasi tutti di persona. Poi hanno un atteggiamento che, sì, potrebbe sembrare incosciente nel selezionare gli autori e i titoli, ma che alla fine premia praticamente sempre le loro scelte. Fra queste decisioni incoscienti mi permetto di includere anche Rufolo.

Come lavori e crei le tue strip/storie?

Le situazioni sono costruite sotto forma di storyboard che annoto su quadernetti e solitamente i dialoghi nascono conseguentemente alle immagini e viceversa. Difficilmente scrivo prima una sceneggiatura nel senso canonico del termine. L’approccio è sempre quello di provare a mettere i personaggi in storie che non tradiscano la loro personalità. Poi comincio a definire tutto con il disegno. Durante questa fase possono cambiare sia i dialoghi che il corso della storia. Spesso tutto parte da pochi elementi, e può essere una parola che annoto, o da una frase. Un metodo vero e proprio non esiste, l’unica cosa che so è che è meglio che non ci siano interruzioni, tipo andare dal dentista a 90 km dal tavolo da disegno.

Dimmi dei tuoi corti d’animazione PLUTO 3000 e Ralph Plays D’oh! – e del lavoro sul sound designer, già che ci siamo.

Un giorno mi sono messo ad animare e a un certo punto, verso metà, mi sono reso conto che quelle forme avevano i colori di Pluto, il cane di Topolino. Così l’ho intitolato PLUTO 3000. Il corto stesso è stato un pretesto per sbizzarrirmi con il disegno e per sfruttare alcune regole base dell’animazione, come lo “squash and stretch”. È realizzato col computer ma l’ho animato come se fosse su carta. Questo significa che ogni immagine è disegnata singolarmente, senza utilizzare scorciatoie digitali.

Ralph Plays D’oh! è meno istintivo e più controllato rispetto a PLUTO 3000. La tecnica e anche l’approccio sono pressoché gli stessi ma in questo caso sono partito direttamente con l’idea di fare una couch gag futuribile. Volevo riuscire a far percepire i personaggi dei Simpsons solo attraverso i colori e i suoni.

Qui, come in PLUTO 3000, il sound design di Enrico Ascoli è stato fondamentale. Ha avuto totale libertà. Da parte mia ha ricevuto solo suggestioni base tipo “suono di caramelle gommose”. Una delle sue scelte migliori è stata quella di non mettere suoni quando compare Ralph; lo astrae pur non essendo astratto.

Sempre nell’ambito dell’animazione, come si sono sviluppati i tuoi contatti e lavori con Cartoon Network? E quali consideri gli animatori o film d’animazione per te più influenti?

Il Centro Sperimentale ha una partnership con Cartoon Network, e ogni anno, dopo il film di diploma, tre studenti vengono scelti per uno stage a Londra. Non si tratta però di Cartoon Network Studios, bensì della divisione che si occupa di realizzare i contenuti per il canale, come promo e bumper. Lì ho realizzato storyboard, ho animato e fatto Character Design. È stata una bellissima esperienza perché ho avuto a che fare con personaggi come Bugs Bunny, le Super Chicche ed altri ancora. Serie come Adventure Time non esistevano ancora.

Finito lo stage ho continuato a collaborare con loro per un po’ di tempo. Dopo quell’esperienza sono tornato a vivere in Italia e in questi anni ho collaborato a diversi progetti e fatto diversi lavori, tutti legati al disegno. Non ho una commissione memorabile, si tratta generalmente di roba stilisticamente distante dai miei lavori personali. Dall’anno scorso ho cominciato a insegnare allo IED di Torino. Non avrei mai immaginato di trovarmi in una situazione simile, ma è stato davvero interessante.

Ho molta ammirazione per l’animazione Disney in generale, soprattutto quella degli anni d’oro. Fra i miei film preferiti ci sono Dumbo, e non solo per la scena degli Elefanti Rosa e The Many Adventures of Winnie the Pooh, personaggio purtroppo in parte compromesso dalla Disney stessa per via del merchandising. Definire il mondo di Winnie the Pooh surreale sarebbe riduttivo. Quindi consiglio di leggere il libro per capire appieno di cosa si tratta. Ma il film è animato benissimo e rimane abbastanza fedele alla versione scritta. Mi piace molto anche Ren & Stimpy, una serie fantastica piena di contenuti tra lo scorretto e l’infantile. Talvolta rasenta la psicopatia. Credo che abbia influenzato moltissimo i miei fumetti.

fabio tonetto

Sul tuo tumblr si trovano anche svariati oggetti da te prodotti, da spille a “maschere” e miscellanea…

Si tratta di sculture realizzate in Fimo. Ho realizzato molte cose con quella tecnica. Mi piacerebbe portare avanti anche quel percorso ma richiede un’applicazione e una costanza diversa rispetto ai fumetti. Tuttavia di tanto in tanto mi ci rimetto. Di recente, per esempio, Pictoplasma mi ha commissionato un’immagine fatta con questa tecnica per promuovere un loro concorso.

Quale, invece, sarebbe potuta essere realisticamente una strada alternativa per la tua vita e il percorso lavorativo?

Dacché io ricordi ho sempre disegnato. Non ne ho idea. Se non facessi quello che faccio probabilmente avrei comunque fatto un lavoro che mi avrebbe permesso di disegnare. Ad un certo punto mi sono imposto di trovare un mio stile e quindi di lavorare grazie a quello. Questo non è sempre possibile, anzi accade di rado, ma il fatto che talvolta accada mi gratifica. Non mi vedevo a lavorare a una grossa produzione, tipo in una serie. Anche se ovviamente talvolta immagino come sarebbe potuto essere.

Quali altre passioni, più o meno visibili o nascoste, hai oltre al disegno?

Ah, su questo argomento ci sono troppe speculazioni. Preferisco tacere. Posso solo dire che dicono che sia bravissimo a riposare e a organizzare cene.

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