Focus Opinioni "Marvel's Inhumans", una serie tv sontuosa e infantile, con poco da dire

“Marvel’s Inhumans”, una serie tv sontuosa e infantile, con poco da dire

Marvels Inhumans è la nuova serie televisiva creata da Imax Corporation, ABC Studios (cioè Disney) e ovviamente Marvel Television, ambientata nel Marvel Cinamatic Universe. L’originale è un fumetto che venne creato dai due amici-nemici Stan Lee e Jack Kirby nel 1965 come complemento ai Fantastici Quattro e infatti nel tempo spesso gli inumani hanno collaborato con i quattro supereroi.

Gli Inumani sono esseri umani modificati geneticamente dai Kree per farne delle armi. Vivono da millenni nascosti in una città che si chiama Attilan: prima sulle vette dell’Himalaya poi, quando la zona si fece evidentemente troppo popolosa, migrarono sulla Luna, dove da allora vivono nascosti grazie a schermi vari (la serie televisiva è ambientata qui, mentre Attilan ne ha passate di belle e di brutte, compreso essere distrutta e miniaturizzata). Gli Inumani sono amiconi dei Fantastici Quattro, hanno giocato però anche con i Vendicatori e gli X-Men. Soprattutto, sono guidati da una vera e propria famiglia reale che è capitanata dal re Freccia Nera (Black Bolt), cioè Blackagar Boltagon.

Adesso, la serie televisiva ha fatto il suo esordio con l’anteprima dei primi due episodi in forma “condensata” (75 minuti, mancano una quindicina di minuti nel montaggio) proiettata in un po’ di cinema Imax in tutto il mondo. Sono andato a Pioltello all’anteprima italiana su invito della Fox e, siccome la proiezione è stata piuttosto tediosa, mi prendo un po’ di tempo per parlare del trasferimento di noialtri giornalisti.

Fox ha infatti organizzato la partenza per la comitiva di giornalisti dalla Stazione Centrale di Milano alla volta dell’Imax di Pioltello, che non si raggiunge senza l’auto. Per farci muovere c’era un pullman, e come capita di solito – visto che mi siedo sempre davanti perché soffro la macchina come un bambino di 4 anni e mezzo (se non prendo la Xamamina per cavalli, ma poi dormo due giorni) – mi sono messo a chiacchierare con l’autista che, per comodità, chiameremo Pino.

L’autista Pino ha subito catturato la mia attenzione e quella del mio collega, che per comodità chiameremo Matteo, dicendoci che il suo pullman costa quasi 320 mila euro, lo sta pagando a rate di tremila euro al mese e che se a lui viene uno schioppone mentre guida il pullman, mette le frecce da solo e si ferma in corsia di emergenza. Si mette anche alla distanza giusta dall’auto davanti a lui e la segue come un cucciolo, grazie a settanta telecamere nascoste qua e là in tutta la scocca. Come nella barzelletta di quello che, nel cremasco, se ne torna a casa piano piano quando c’è il nebbione. Parcheggia nel giardinetto della sua villetta, esce fuori dall’auto e trova una coda di settanta macchine che l’avevano seguito piano piano nella gelatinosa bianchezza della nebbia creata dalle risorgive padane.

Ci ha spiegato che, dopo venticinque anni come autista di una ditta di pullman si è rotto le scatole, si è preso il suo TFR, ha preso un pullman 30 posti a rate e questo si è subito rotto male. È andato davanti al giudice e ha tirato via 45mila euro ai fedifraghi che avevano cercato di fregarlo. Forte del contante si è comprato questa astronave pullman super-dotata tecnologicamente. C’è tutto: dal defibrillatore (perché ogni anno muoiono 50mila persone per attacchi di cuore o forse 250mila oppure chissà) e lui lo sa perché faceva il volontario sulle ambulanze. Poi ha l’assicurazione da 250mila euro anziché 50mila (cinque volte tanto, ci tiene a precisare per i meno presenti nelle moltiplicazioni) e varie altre cose fino a che non ha chiarito che lui si fa pagare il doppio degli altri. I clienti lo chiamano per prenotare, lui spiega tutto, spara il prezzo, la gente saluta e poi, dopo che hanno sentito gli altri, lo richiamano.

Detto questo, uno pensa che faccia le traversate d’Europa un giorno sì e l’altro anche. Invece no, con l’estero non si lavora bene perché bisogna pagare le tasse, aprire la partita Iva tedesca, francese, svizzera. E poi contabilizzare i passeggeri, pagare per le tratte, tenere il libro di bordo aggiornato, pagare a fine anno. I clienti invece sono arabi e cinesi, scolaresche italiane e professionisti nostrani, che vanno da Milano a Malpensa, o magari da Bergamo a Como. Gente che fa shopping selvaggio negli outlet, contratta lo sconto da 400 a 350 euro per il trasferimento e poi ti lascia trecento euro di mancia. Cose così. Una volta un arabo alla pausa pranzo in autogrill gli ha dato duecento euro di mancetta per il pranzo: ancora li deve finire dopo tre mesi.

Un’ultima domanda a Pino: fai l’autista di pullman e adesso il padroncino perché ti piace guidare? Certo che no, risponde. Odio guidare, non lo sopporto proprio. Forse è per questo che viaggio prudente, sto negli orari, ho tutti i punti della patente e non ci penso neanche a fare pirlate. Una vera sicurezza.

Inhumans recensione

Ecco, vi chiederete, voi e il buon collega Matteo, che cosa c’entri la storia di Pino con gli Inumani. Niente, ovviamente. Solo che l’ho trovata una narrazione più interessante rispetto a Marvels Inhuman, che parte l’11 ottobre su Fox. Perché i due episodi trasmessi in Imax sono una festa per gli occhi e niente più. Una simpatica baracconata da guardare con leggerezza e simpatia nella sua sciocca sconnessione fra la trama e la logica, tra il racconto e il senso (che manca).

C’è l’unico attore genuinamente antipatico di Game of Thrones, cioè Iwan Rheon che interpretava Ramsay Snow (Bolton), che fa Maximus il Folle, cioè praticamente lo stesso personaggio allo stesso modo, e c’è la scarsa Serinda Swan nel ruolo di Medusa (grande delusione). C’è un passabile Freccia Nera (l’Obelix cascato nel pentolone della nebbia terragena quando era ancora un feto) interpretato da Anson Mount, un tipo da telefilm di lunga corsa, e poco altro. A parte, ovviamente, quella specie di dea pagana caduta sulla Terra dalla Luna che risponde al nome di Sonya Balmores, che interpreta la cattivella Auran e che viene fuori solo negli ultimi quindici minuti.

Basta. La miniserie in otto puntate sta, almeno nella sua anticipazione, tutta qui. È ambientata sulla Luna e alle Hawaii (e per questo un paio di attori facevano parte del cast di Lost, forse perché promossi dall’ente per il turismo locale visto che anche la serie di JJ Abrams era ambientata da quelle parti) e racconta la saga del golpe di Maximus e dell’esilio sulla terra di Freccia Nera e degli altri. Come finirà? Chi vincerà? I buoni trionferanno anche questa volta? Qualcuno ci resterà secco o rinascerà? I personaggi cambieranno, magari un buono diventa un cattivo o viceversa? Lo scopriremo solo a Ottobre. Sempre che vogliate guardarla.

Ora, non vorrei che pensaste che la miniserie sia “brutta”, perché certamente non lo è. La recitazione ha forti cali e non tutti gli attori sono azzeccati, ma questo ci sta. Tuttavia la regia, nonostante il dispiego di mezzi, è sempre quella da telefilm, ahinoi. E da telefilm di maniera, se mi permettete il termine.

Invece, quello che ci tengo a ribadire  è che, seppure non sia il pezzo forte della stagione nonostante sia la serie più costosa tra quelle finora prodotte da Marvel, alla fine questi Inumani non sono da buttare via. Basta non pensare di essere davanti a un capolavoro e ritrovare il proprio fanciullo interiore. Quello di quattro anni e mezzo che soffre la macchina, per essere precisi. Allora ci siamo.

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